Sicurezza
Pavone morto, la Procura ordina l’autopsia
di Donatella Francesconi
Per il maschio sequestrato dalle guardie zoofile si attende che il Gip decida sulla convalida o meno del provvedimento
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VIAREGGIO. È nelle mani della Procura della Repubblica di Lucca il caso della morte dell’esemplare femmina della coppia di pavoni che l’amministrazione Del Ghingaro (assessore Sandra Mei) ha voluto al laghetto dei cigni, nella pineta di Ponente, dopo le opere di ripristino della struttura. Dopo che il pavone maschio è stato posto sotto sequestro dalla guardie zoofile della Kronos, il verbale di sequestro è stato sottoposto al Gip per la convalida dal sostituto Procuratore di turno, Elena Leone. Il giudice per le indagini preliminari ha 48 ore di tempo per decidere se convalidare o meno il sequestro dell’animale. Nel frattempo, la stessa Leone ieri mattina ha effettuato il sequestro probatorio del corpo dell’esemplare femmina, trovata morta nell’acqua del laghetto lunedì mattina. Un atto necessario perché vengano accertati - questo l’intento del sostituto Procuratore Leone - le cause del decesso, ma anche gli interventi che siano stati eseguiti sull’animale, primo fra tutti il taglio delle ali. Al momento è aperto un fascicolo contro ignoti ed il reato ipotizzato è maltrattamenti di animali. Il corpo della femmina di pavone si trova da lunedì all’Istituto zooprofilattico di Grosseto.
In questo quadro, oggi diventato giudiziario, si inseriscono anche le prescrizioni che l’Azienda sanitaria della Versilia aveva dato dopo il sopralluogo eseguito al laghetto alla metà di giugno. Nel verbali Asl un punto che è il cuore di tutta la vicenda: l’ambiente con acqua non è quello dei pavoni. Che appartengono alla famiglia dei fagianidi e non sono palmipedi. Tradotto: se cadono in acqua non nuotano ed il laghetto non era l’ambiente di pavoni.
L’Asl - che ha trovato gli animali in buone condizioni dal punto di vista clinico - prescriveva di tenere bassa la densità di animali e tra i requisiti minimi di benessere per gli animali presenti nella struttura metteva la realizzazione di un nido all’interno della parte in muratura del laghetto in vista delle deposizione delle uova dei pavoni. Sempre all’interno della casetta - così le prescrizioni - avrebbe dovuto essere steso uno strato di sabbia asciutta, ancora per la questione del pessimo rapporto dei pavoni con l’acqua.
Cibo ed acqua, inoltre, avrebbero dovuto essere distribuiti in apposita mangiatoia ed abbeveratoio. Un capitolo della prescrizioni era relativo al non proliferare delle zanzare nel laghetto e, di conseguenza anche dell’ambiente circostante. Avrebbero dovuto presi provvedimenti per impiantare nel laghetto ittiofauna, con pesci e piante anti zanzare.
Quando - venerdì scorso - il personale Asl si è ripresentato al laghetto il Comune non aveva dato seguito agli adempimenti. Probabilmente attendendo di assegnare la gestione della struttura ad una delle associazioni che aveva, nel frattempo, partecipato al bando.
Nel silenzio dell’amministrazione comunale ieri si è sentita la voce del sindaco Giorgio Del Ghingaro, che sulla propria pagina Facebook (quella personale) ha scritto un lungo post con l’intento di dare un tocco di ironia alla vicenda, senza però mai citare neanche per caso la femmina del pavone che non c’è più.
La senatrice Manuela Granaiola, alla quale l’assessore Mei ha a lungo curato la segreteria in città, commenta: «Sicuramente l'intenzione dell'amministrazione era quella di far rivivere un luogo storico della città particolarmente caro ai bambini e non certo quello di far soffrire un animale. Perciò mi sembra che la polemica sia andata ampiamente oltre misura, abbia perso il comprensibile senso di dispiacere e sia diventata strumentale».
In questo quadro, oggi diventato giudiziario, si inseriscono anche le prescrizioni che l’Azienda sanitaria della Versilia aveva dato dopo il sopralluogo eseguito al laghetto alla metà di giugno. Nel verbali Asl un punto che è il cuore di tutta la vicenda: l’ambiente con acqua non è quello dei pavoni. Che appartengono alla famiglia dei fagianidi e non sono palmipedi. Tradotto: se cadono in acqua non nuotano ed il laghetto non era l’ambiente di pavoni.
L’Asl - che ha trovato gli animali in buone condizioni dal punto di vista clinico - prescriveva di tenere bassa la densità di animali e tra i requisiti minimi di benessere per gli animali presenti nella struttura metteva la realizzazione di un nido all’interno della parte in muratura del laghetto in vista delle deposizione delle uova dei pavoni. Sempre all’interno della casetta - così le prescrizioni - avrebbe dovuto essere steso uno strato di sabbia asciutta, ancora per la questione del pessimo rapporto dei pavoni con l’acqua.
Cibo ed acqua, inoltre, avrebbero dovuto essere distribuiti in apposita mangiatoia ed abbeveratoio. Un capitolo della prescrizioni era relativo al non proliferare delle zanzare nel laghetto e, di conseguenza anche dell’ambiente circostante. Avrebbero dovuto presi provvedimenti per impiantare nel laghetto ittiofauna, con pesci e piante anti zanzare.
Quando - venerdì scorso - il personale Asl si è ripresentato al laghetto il Comune non aveva dato seguito agli adempimenti. Probabilmente attendendo di assegnare la gestione della struttura ad una delle associazioni che aveva, nel frattempo, partecipato al bando.
Nel silenzio dell’amministrazione comunale ieri si è sentita la voce del sindaco Giorgio Del Ghingaro, che sulla propria pagina Facebook (quella personale) ha scritto un lungo post con l’intento di dare un tocco di ironia alla vicenda, senza però mai citare neanche per caso la femmina del pavone che non c’è più.
La senatrice Manuela Granaiola, alla quale l’assessore Mei ha a lungo curato la segreteria in città, commenta: «Sicuramente l'intenzione dell'amministrazione era quella di far rivivere un luogo storico della città particolarmente caro ai bambini e non certo quello di far soffrire un animale. Perciò mi sembra che la polemica sia andata ampiamente oltre misura, abbia perso il comprensibile senso di dispiacere e sia diventata strumentale».
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