Sicurezza
Si è spento il sorriso della dottoressa che difendeva i deboli
di Manuela D’Angelo
Addio a Gabriella Gabrielli, una vita nel 118: aveva 59 anni Aveva fatto dell’impegno politico una vera missione
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VIAREGGIO. Lutto in Versilia e a Massa per la scomparsa di Gabriella Gabrielli. Medico del 118, prima in terra apuana e poi nella nuova centrale unica a Lido di Camaiore: una vita spesa per la medicina, nell’emergenza, e per il volontariato, a sorridere alla gente, ad aiutare, sia con la sua professionalità, sia con la sua generosità di donna. Una vita per la politica, dagli esordi nel rosso Pci massese, ex assessore al sociale della giunta del sindaco Roberto Pucci (2008-2013), negli ultimi anni consigliera comunale degli Arancioni, che sono stati, assieme all’associazione 28 Aprile, il suo ultimo sogno politico.
Gabriella Gabrielli era una guerriera, una combattiva che non voleva cedere alla malattia: la colpì una prima volta nel 2006 e la sconfisse; è tornata poco tempo fa e non ce l’ha fatta. È morta ieri mattina, nel suo letto, accanto alle persone che amava di più, i genitori e il marito Enzo Romolo Ricci, noto chirurgo e presidente della Robur Massa, scuola di pallavolo femminile, che con tutti i suoi dirigenti, allenatori e le atlete si stringe intorno al dolore di parenti e amici: «Sarai sempre nei nostri cuori, nel ricordo della meravigliosa persona che sei sempre stata».
Il 10 giugno aveva compiuto 59 anni. La sua vita politica è stata piena, sfaccettata, a tratti difficile, ma anche ricca di soddisfazioni: era una partigiana dentro, una donna di sinistra, che non ha mai voluto capirci nulla di strategie e dietrologie, perché faceva soltanto quello che si sentiva di fare, come quando salvò la Croce Bianca dal sicuro fallimento, negli anni più bui della pubblica assistenza.
Militò nel Pci dagli anni Ottanta, quando ancora il partito godeva dell’effetto Berlinguer, toccando il suo massimo storico; nel 1991 aderì al Partito Democratico della Sinistra (Pds), poi entrò nei Ds e fu l’ultima tessera. Il matrimonio con il Pd non si consumò mai e nel 2008 fu tra le fondatrici degli Arancioni, la scommessa civica contro la vecchia politica massese.
Quindici anni tra i banchi del consiglio comunale: nel primo e secondo mandato Pucci, dal 1994 al 2003, poi fino al 2008 in maggioranza ma con la giunta di Fabrizio Neri, ex sindaco della Margherita e infine l’esperienza con gli Arancioni, che si presentarono alle elezioni amministrative del 2008, di nuovo col sindaco Roberto Pucci, vincendo inaspettatamente contro lo zoccolo duro del Pd.
Pucci la nominò assessore al Sociale, e lei non perse tempo a denunciare l’inadeguatezza dei servizi sociali comunali; portò avanti numerose battaglie, per l’integrazione, per l’immigrazione, per l’inclusione degli stranieri, per l’accoglienza delle mamme rom: «Non mi ha fatto un grande favore- disse al Tirreno la Gabrielli, appena entrata in giunta, in una delle sue prime interviste-; la delega al sociale è pesantissima per me, che non riesco a non farmi carico dei problemi delle persone». A migliaia i messaggi per Gabriella, i compagni della Camera del lavoro che la ricordano per la sua passione e la straordinaria carica umana: «Continueremo a portare avanti i valori antifascisti, come facevi tu, contro l’ingiustizia e dalla parte dei più deboli».
Gabriella Gabrielli era una guerriera, una combattiva che non voleva cedere alla malattia: la colpì una prima volta nel 2006 e la sconfisse; è tornata poco tempo fa e non ce l’ha fatta. È morta ieri mattina, nel suo letto, accanto alle persone che amava di più, i genitori e il marito Enzo Romolo Ricci, noto chirurgo e presidente della Robur Massa, scuola di pallavolo femminile, che con tutti i suoi dirigenti, allenatori e le atlete si stringe intorno al dolore di parenti e amici: «Sarai sempre nei nostri cuori, nel ricordo della meravigliosa persona che sei sempre stata».
Il 10 giugno aveva compiuto 59 anni. La sua vita politica è stata piena, sfaccettata, a tratti difficile, ma anche ricca di soddisfazioni: era una partigiana dentro, una donna di sinistra, che non ha mai voluto capirci nulla di strategie e dietrologie, perché faceva soltanto quello che si sentiva di fare, come quando salvò la Croce Bianca dal sicuro fallimento, negli anni più bui della pubblica assistenza.
Militò nel Pci dagli anni Ottanta, quando ancora il partito godeva dell’effetto Berlinguer, toccando il suo massimo storico; nel 1991 aderì al Partito Democratico della Sinistra (Pds), poi entrò nei Ds e fu l’ultima tessera. Il matrimonio con il Pd non si consumò mai e nel 2008 fu tra le fondatrici degli Arancioni, la scommessa civica contro la vecchia politica massese.
Quindici anni tra i banchi del consiglio comunale: nel primo e secondo mandato Pucci, dal 1994 al 2003, poi fino al 2008 in maggioranza ma con la giunta di Fabrizio Neri, ex sindaco della Margherita e infine l’esperienza con gli Arancioni, che si presentarono alle elezioni amministrative del 2008, di nuovo col sindaco Roberto Pucci, vincendo inaspettatamente contro lo zoccolo duro del Pd.
Pucci la nominò assessore al Sociale, e lei non perse tempo a denunciare l’inadeguatezza dei servizi sociali comunali; portò avanti numerose battaglie, per l’integrazione, per l’immigrazione, per l’inclusione degli stranieri, per l’accoglienza delle mamme rom: «Non mi ha fatto un grande favore- disse al Tirreno la Gabrielli, appena entrata in giunta, in una delle sue prime interviste-; la delega al sociale è pesantissima per me, che non riesco a non farmi carico dei problemi delle persone». A migliaia i messaggi per Gabriella, i compagni della Camera del lavoro che la ricordano per la sua passione e la straordinaria carica umana: «Continueremo a portare avanti i valori antifascisti, come facevi tu, contro l’ingiustizia e dalla parte dei più deboli».
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