Il Tirreno

Versilia

passeggiata

Silvia Bini: «Perché ho scommesso qui» 

di Cristina Bulgheri
Silvia Bini: «Perché ho scommesso qui» 

Viareggio più viva di Forte dei Marmi, ma gli imprenditori devono crederci

5 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Una grande festa dalle 18 alle 22 di oggi con tanti ospiti, le aziende della moda e tutta la clientela affezionata, ma anche curiosi e rappresentanti delle istituzioni: tutti insieme per salutare l’estate e soprattutto per il lancio ufficiale di Càos la nuova creazione di Silvia Bini, che senza dubbio caratterizzerà la stagione della moda e del lusso versiliese.

Chiamarla la signora versiliese della moda è un riconoscimento più che dovuto tanto più oggi dopo l’avventura del suo nuovo Càos. Del resto Silvia Bini - titolare ora di tre grandi negozi con i brand più importanti della sartoria mondiale, oltre al temporary al momento chiuso - tra stoffe e abiti ci è nata e cresciuta. Fin da piccola: all’ombra della Torre di Pisa, quando il padre e il nonno - imprenditori di un’industria di abbigliamento – gestivano quattro negozi nella città universitaria. Poi, nel 1972, lo sbarco sulla costa: a Viareggio e a Forte dei Marmi , dove il signor Bini decise di allargare l’impero. Nella suddivisione dei negozi al fratello toccarono i punti vendita di Pisa. A Silvia, Viareggio e Forte. Ma lei finì per scegliere Viareggio, anzi meglio la Passeggiata di Viareggio: terra che l’imprenditrice - che rappresenta oggi la quarta generazione della famiglia Bini - continua a prediligere, a promuovere e ad arricchire.

Due mesi fa, l’8 di aprile, ha rilanciato ed ha continuato a scommettere su questo lembo di Versilia legando il suo nome ad un immobile (che fino ad allora ospitava il negozio “Gabrielli”, ma ancor prima “Le sorelle del mare”, per anni dedite al lusso e alla moda, fino agli anni Novanta), svuotandolo e ristrutturandolo secondo la sua cifra stilistica. Ne è nato Càos.

Intanto il nome: perché Càos?

«Il nome deriva da una sensazione: io sono una persona determinata che ha sempre cercato di programmare, ma in questa situazione l’ordine, da me tanto ricercato, non aveva funzionato. L’ordine è il piacere della ragione, ma il disordine è la delizia dell’immaginazione: ecco che è venuto fuori Càos».

Un vero gioiello per la città: che cosa la induce a continuare a scommettere sulla Passeggiata?

«La piazza di Viareggio mi ha sempre dato molto in tutti questi anni: io però sono convinta che non dobbiamo aspettare che il Comune o le istituzioni pubbliche facciano sempre tutto, ma gli imprenditori debbano rimboccarsi le maniche e investire. Dobbiamo catalizzare gli imprenditori, convincerli che il contesto della città vale. Se offriamo dei buoni prodotti, i clienti arrivano: lo abbiamo riscontrato in questi due mesi di apertura del nuovo negozio: sono arrivati compratori da tutto il mondo. Riusciamo ad attrarre anche il pubblico fortemarmino».

Lei aveva un negozio a Forte e lo ha chiuso. Non ha mai pensato di tornare in un luogo dove le sue proposte di lusso troverebbero la giusta collocazione?

«No. Ho avuto anche delle offerte, delle proposte, ma Forte dei Marmi è troppo stagionale, vive quattro mesi d’estate e poi stop: anche commercialmente è difficile lavorare perché le aziende hanno dei budget estivi ed invernali che vanno rispettati. E’ più complicato lavorare quando il tempo di vendita si restringe a pochi mesi. A Viareggio invece si lavora tutto l’anno. In più io ho idee diverse: se proprio dovessi tornare su Forte dei Marmi penserei ad un negozio con dei grandi cesti dove vendere l’estivo: costumi, parei, cappelli. Non una situazione dove a luglio, chi viene in Versilia, si trova davanti cappotti e abiti della collezione invernale».

Torniamo a Càos, il nuovo nato: lei ha già il negozio Woman che ospita marchi importantissimi della moda internazionale e uno dedicato all’uomo, come mai le serviva un ulteriore nuovo contenitore?

«Càos nasce da un’esigenza aziendale di ricreare una situazione più moderna per offrire al cliente in maniera più diretta e immediata il brand che cercano. Il negozio, infatti, è un open space unificato con una pavimentazione e un soffitto che rappresentano un continuum dentro cui si collocano quelli che io chiamo “spazi dedicati”: così per Fendi, Bulgari, Gucci, Stella McCartney e tutti gli altri presentati in una maniera internazionale. Brand che sono tornati a Viareggio, un tempo ricca di monomarca. Sono tutti spazi autorizzati e tutti sistemati all’interno di una situazione che fosse e rappresentasse Silvia Bini. Al tempo stesso un luogo dell’anima e una grande occasione per presentare prodotti di moda. Il contenitore è una mia creazione».

Non è azzardato, visti anche il disegno architettonico e la scelta dei materiali, definire il suo negozio un “galleria d’arte della moda”…

«Io lo definisco una sorta di labirinto fantastico. Non è stato un progetto facile da realizzare, trasformare una palazzina al mare in un negozio del genere è stato faticoso. C’era la necessità di restituire all’immobile un’integrità persa negli anni a causa di tante trasformazioni. In pratica l’abbiamo sventrata e ripensata, abbiamo tanto discusso sulla sistemazione della scala e sulla realizzazione del piano inferiore che doveva essere di servizio e che invece adesso ospita il reparto scarpe. Càos è il frutto di un lavoro lungo 4 anni nei quali un team di architetti prestigiosi di cui per motivi di esclusive con riviste del settore per ora non posso fare i nomi, hanno lavorato alacremente. Tanti pensieri, riflessioni, correzioni di passo, la determinazione a voler creare spazi nel mood del negozio con materiali che ricordassero il mare, la sabbia, la luce. Credo ne sia valsa la pena».

Possiamo quantificare l’investimento?

«Ci sono voluti cinque milioni di euro solo per l’immobile e gli oneri comunali. L’investimento complessivo tra acquisto, restauro e scavo per ottenere il terzo piano interrato, nonché arredi si è aggirato intorno agli otto milioni di euro».

Un bel biglietto da visita per la città ma anche un’opportunità di lavoro?

«All’inizio avevamo impiegato cinque persone, ad oggi siamo già a dieci: il negozio è grande, i clienti hanno bisogno di essere seguiti al meglio e occorre anche una buona sorveglianza perché i prodotti sono in vista e non chiusi in vetrine».

Che cos’è il lusso per Silvia Bini?

«Per me lusso è rigore, pulizia, ricerca. Meglio poco ma bello. E’ l’opposto della ridondanza».

(1 - continua)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa