Il Tirreno

Versilia

I primi quarant’anni della Capannina con Guidi al timone 

di Gabriele Buffoni
I primi quarant’anni della Capannina con Guidi al timone 

Il patron del locale simbolo della Versilia si racconta al Tirreno: «Quando lo comprai rimasi sbalordito dalla sua bellezza»

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FORTE DEI MARMI. L’estate è alle porte, i tempi cambiano e così pure la moda, la musica e il modo di divertirsi. «Ma la Capannina non morirà mai». A parlare, con il tono serafico di chi ha fatto dell’intrattenimento by night quasi uno stile di vita, è Gherardo Guidi che proprio con l’avvio di quest’estate versiliese spegne le 40 candeline alla guida di uno dei locali cult della riviera tirrenica e storico fiore all’occhiello di quella Forte dei Marmi capitale del turismo chic: la Capannina di Franceschi.

Un’estate da scoprire. Non si scuce il patron della Capannina su quelli che saranno i grandi appuntamenti dell’estate 2017, non concede anticipazioni. Lo fa senza piccarsi, con quel tocco di teatralità che stuzzica l’immaginazione, assicurando che «sarà un’estate ricca di feste a tema e di grandi appuntamenti, per non parlare di qualche sorpresa che però sveleremo al momento opportuno. Come sempre ho fatto nella mia carriera, posso fin da ora assicurare – dice – che mi dedicherò al cento per cento in prima persona per far ascoltare, ballare, sognare e, perché no, anche innamorare il pubblico della Capannina con la bellissima musica delle tante orchestre dal vivo che ingaggeremo per questa stagione intervallate da buoni dj che sapranno arrivare al cuore dei più giovani. Se il sole ci assisterà – conclude, riprendendo quello che è uno dei suoi tormentoni – sarà un’altra grande estate in cui divertirsi, gioire e ballare, nonostante il periodo non proprio splendido che il mondo sta attraversando».

Un compleanno da festeggiare. Quarant’anni sono tanti, una vita intera: alla luce degli 88 anni che festeggerà quest’anno lo storico locale fortemarmino, le quattro decadi sotto la direzione del patron Gherardo Guidi appaiono come un traguardo ancora più importante avendone caratterizzato quasi la metà della sua storia. Eppure ancora oggi, dopo tutto questo tempo, negli occhi e nelle parole di Guidi si può cogliere l’amore appassionato per la sua Capannina, come quello di un giovincello alla prima cotta. «Nel 1977, quando la acquistai – racconta – ricordo che rimasi sbalordito, fin dai primi anni, dalla sua bellezza. Una bellezza che sta nelle piccole cose, nell’eleganza, nella buona musica che da subito ho cercato di portare sul nostro palco e di curare in tutti questi anni. Dissi allora: questo locale ha superato la guerra, con le bombe che passavano sopra il suo tetto, non morirà mai. E ne sono ancora convinto: un giorno calerà il sipario su Gherardo Guidi, ma la Capannina resterà sempre un’icona immortale». Non sono mancati però, in 40 anni di sodalizio, anche alcuni rimpianti. «Ella Fitzgerald è sicuramente tra i più amari – ricorda Guidi – la corteggiai a lungo per portarla in Capannina, ma iniziai troppo tardi e la sua malattia glielo impedì. Per un’amante del jazz come me è sempre stato un colpo al cuore non essere riuscito ad ascoltarla dal vivo sul palco del mio locale».

Capannina “way of life”. Buona musica, eleganza, tradizione, gusto («con orgoglio – dichiara Guidi – posso affermare che il nostro soufflé è un piatto che dà alla cucina della Capannina un tratto di assoluta eccellenza»). La Capannina di Franceschi non è più ormai soltanto parte della storia di Forte dei Marmi: è uno stile di vita, un modo di interpretare l’estate in Versilia che si è mantenuto immutato da quel 1983 che ne caratterizzò la fortuna con l’uscita nelle sale di “Sapore di Mare” di Carlo Vanzina. «Inizialmente ero contrario – rivela Guidi – servirono tre proposte prima del mio sì. La prima volta fu proprio Vanzina, ma dissi di no: non ero convinto. Poi fu il turno di un altro regista di Roma, sempre nell’82, che cercò di persuadermi ma ancora una volta mi negai. Servì il nome di Virna Lisi a farmi cambiare idea: non sono un appassionato di cinema – ammette – ma quando mi dissero che a questo film avrebbe preso parte lei, un’artista che ho sempre amato, capitolai. E fu la nostra fortuna». Da allora i tempi sono cambiati e così pure le mode e la musica: non però l’appeal della Capannina sul pubblico di tutte le età. «È il grande segreto di questo locale – commenta Guidi – e risiede proprio nel fatto che non si è trasformata. Certo, l’abbiamo adattata ai nuovi spettacoli, agli artisti del momento, ma la sua anima è immutata. Ne rimasero affascinate anche Clara Agnelli, che venne a trovarci più di vent’anni fa col conte Nuvoletti, e Paola Ruffo di Calabria, prima di diventare regina dei Belgi».

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