Sicurezza
Addio a Kashoggi, l’uomo del Nabila
A Viareggio il miliardario saudita costruì lo yacht dei sogni che ospitò Lori Del Santo e Sharon Stone. E che fece anche da set per il film "Agente 007 - Mai dire mai"
VIAREGGIO. Il suo nome era ormai indissolubilmente legato a quello di Viareggio. Merito del leggendario mito del Nabila, il mega yacht (o il panfilo, come si preferiva chiamarlo all’epoca) che alla fine degli anni Settanta aveva definitivamente lanciato la Darsena nel mondo dorato della nautica di lusso. E che era nato proprio qui, nei cantieri Benetti. Così l’annuncio della morte a 82 anni di Adnan Kashoggi, il miliardario saudita reso celebre dai suoi eccessi con le donne e con i petroldollari, è rimbalzato di bocca in bocca anche a Viareggio. Perché in fondo lo sceicco era considerato in qualche modo di casa.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15455237:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15455237:1652370287/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Un rapporto, quello fra Kashoggi e la città, iniziato nel lontanissimo 1979. Quando dagli scali Benetti scese in acqua uno dei gioielli assoluti della cantieristica viareggina. Quello che per decenni divenne lo yacht dei sogni per antonomasia, quello a cui fare riferimento ad ogni varo come metro di comparazione dello sfarzo e del lusso. Probabilmente su quell’86 metri che solcava i mari di mezzo mondo fu costruita anche qualche leggenda di troppo sulle rifiniture in oro di rubinetti e vasche o sulle diavolerie tecnologiche utilizzate a bordo. Ma davvero nessun altro yacht poteva vantare – all’epoca – una serie di dotazioni del genere: dai tre ascensori per salire e scendere sui vari livelli della nave ai saloni principeschi, dalle suite per gli ospiti dotate di tutti i comfort alla sala operatoria interna attrezzata per ogni evenienza.
Ma il mito del Nabila è probabilmente ancor più legato agli ospiti (soprattutto femminili) che qui hanno messo piede. Da Sharon Stone a Lory Del Santo passando da un antentico stuolo di modelle e starlette dalle curve mozzafiato. Senza contare le ripetute apparizionii del re Fahd d’Arabia. Personaggi da copertina che facevano la felicità di paparazzi che si aggiravano intorno al Nabila anche durante le traversate in mare aperto e dei settimanali patinati pronti a pubblicare gli scatti rubati da lontano.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.15455236:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15455236:1652370287/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Il Nabila era diventato talmente celebre, che i produttori di uno dei più celebri film della saga dell’agente 007 - Mai dire mai (anno 1983) - vi ambientarono a bordo alcune scene.
Un mito destinato però ad eclissarsi negli anni a venire, quando il Nabila fu dato in pegno al sultano del Brunei Hassanal Bolkiah e successivamente (correva l’anno 1989) fu acquistato nientemeno da Donald Trump, all’epoca “solo” magnate americano che ancora non pensava a diventare il futuro inquilino della Casa Bianca. Proprio il tycoon decise di cambiare nome alla barca ribattezzandola Trump Princess in onore dell’allora moglie Ivana. Un gesto contrario ad ogni regola della scaramanzia di mare. Col risultato che nel giro di un paio di anni Donald dovette rivendere lo yacht dei sogni.
Ma questa è un’altra storia. Quella del Nabila si concluse, di fatto, con Kashoggi. E con la morte del magnate saudita si chiude forse anche l’ultimo capitolo di questa leggenda.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
