Toscana
«La mia fuga disperata nella folla impazzita»
di Roy Lepore
Rodolfo Salemi era in piazza San Carlo quando è esploso il caos
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VIAREGGIO. Per la prima volta, dice. «Per la prima volta in vita mia, ho avuto paura». Il consigliere comunale di Forza Italia, Rodolfo Salemi, era in piazza San Carlo a Torino sabato sera davanti al maxi schermo per vedere la finale di Champions. Con lui c’erano altri due amici i viareggini, Giacomo Lippi e Cristian Bitto, quando è scoppiato il panico. Grida, gente che correva a caso, chi cadeva, chi si rialzava e ricadeva ancora in una massa confusa, come se lì sopra avessero spruzzato paura. Una serata finita, per motivi ancora poco chiari, con oltre 1.500 persone medicate, 3 feriti gravi. Salemi, alla fine, si è ritrovato solo con un ginocchio gonfio e un ematoma sul torace per colpi durante la fuga che nemmeno lui ricorda di aver preso.
È andata bene, dice, perché era al posto giusto nel momento giusto. «Stavamo andando via a testa bassa – racconta –, delusi dal terzo gol subito e con la voglia di tornare all’hotel. Ero in cima al gruppo quando all’improvviso abbiamo sentito un boato e il pavimento tremare, era il rumore forse di centomila persone che stavano correndo a tutta velocità verso di noi. Un’immagine impressionante».
E allora lì, senza sapere perché, inizia a pensare a Nizza, a Parigi, a Berlino, e inizia a correre, veloce, veloce, senza nessuna direzione, senza nessun motivo. Le persone cadevano a terra come birilli e lui andava avanti. «Quando ci siamo fermati abbiamo visto bambini a terra, persone ferite, sangue sulle maglie di uomini che piangevano, borse e scarpe abbandonate, anch’io nella fuga ne ho persa una che ho ritrovato dopo, quando sono tornato nella piazza, c’erano ambulanze ovunque». E lì si è dimenticato quasi della Juventus, della Champions, della partita persa. Il terrore aveva lasciato dei postumi tremendi, come un senso di colpa di massa. «Il calcio e la delusione per la sconfitta della nostra squadra del cuore è passato ovviamente in secondo piano», racconta.
I tre erano partiti sabato mattina per andare a Torino. Speravano di andare alla festa già programmata per la notte nel caso la Juventus avesse conquistato la Champions. La squadra sarebbe tornata in piazza a festeggiare con i tifosi, e invece è accaduto giusto il contrario. «Insieme a Giacomo e Cristian, tifosi come me da sempre della Juventus, eravamo partiti convinti che potessimo trascorrere davvero una bella esperienza, ed invece ricorderemo per sempre questo brutto sabato sera – racconta il consigliere comunale –. Non mi impedirà quanto accaduto di tornare ad un concerto o a assistere ad una partita di calcio, perché, non dobbiamo farci prendere dal panico. La vita deve proseguire, anche merita una riflessione quello che si è verificato in piazza San Carlo».
Le critiche sono inevitabili, come quella contro la vendita di bibite in bottiglie di vetro che hanno causato in molti ferite cadendo per terra. «Quello che è strano è che all’ingresso nella piazza la polizia e le altre forze dell’ordine controllavano, zaini e borselli per evitare che la gente potesse portare oggetti pericolosi, e poi all’interno con estrema tranquillità vendevano birre in bottiglie di vetro contenute in carrelli del supermercato addirittura con il ghiaccio. Come è possibile che nessuno se ne sia accorto?».
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È andata bene, dice, perché era al posto giusto nel momento giusto. «Stavamo andando via a testa bassa – racconta –, delusi dal terzo gol subito e con la voglia di tornare all’hotel. Ero in cima al gruppo quando all’improvviso abbiamo sentito un boato e il pavimento tremare, era il rumore forse di centomila persone che stavano correndo a tutta velocità verso di noi. Un’immagine impressionante».
E allora lì, senza sapere perché, inizia a pensare a Nizza, a Parigi, a Berlino, e inizia a correre, veloce, veloce, senza nessuna direzione, senza nessun motivo. Le persone cadevano a terra come birilli e lui andava avanti. «Quando ci siamo fermati abbiamo visto bambini a terra, persone ferite, sangue sulle maglie di uomini che piangevano, borse e scarpe abbandonate, anch’io nella fuga ne ho persa una che ho ritrovato dopo, quando sono tornato nella piazza, c’erano ambulanze ovunque». E lì si è dimenticato quasi della Juventus, della Champions, della partita persa. Il terrore aveva lasciato dei postumi tremendi, come un senso di colpa di massa. «Il calcio e la delusione per la sconfitta della nostra squadra del cuore è passato ovviamente in secondo piano», racconta.
I tre erano partiti sabato mattina per andare a Torino. Speravano di andare alla festa già programmata per la notte nel caso la Juventus avesse conquistato la Champions. La squadra sarebbe tornata in piazza a festeggiare con i tifosi, e invece è accaduto giusto il contrario. «Insieme a Giacomo e Cristian, tifosi come me da sempre della Juventus, eravamo partiti convinti che potessimo trascorrere davvero una bella esperienza, ed invece ricorderemo per sempre questo brutto sabato sera – racconta il consigliere comunale –. Non mi impedirà quanto accaduto di tornare ad un concerto o a assistere ad una partita di calcio, perché, non dobbiamo farci prendere dal panico. La vita deve proseguire, anche merita una riflessione quello che si è verificato in piazza San Carlo».
Le critiche sono inevitabili, come quella contro la vendita di bibite in bottiglie di vetro che hanno causato in molti ferite cadendo per terra. «Quello che è strano è che all’ingresso nella piazza la polizia e le altre forze dell’ordine controllavano, zaini e borselli per evitare che la gente potesse portare oggetti pericolosi, e poi all’interno con estrema tranquillità vendevano birre in bottiglie di vetro contenute in carrelli del supermercato addirittura con il ghiaccio. Come è possibile che nessuno se ne sia accorto?».
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