Il Tirreno

Versilia

Ultimo abbraccio tra le onde per salutare Vale 

di Matteo Tuccini
Ultimo abbraccio tra le onde per salutare Vale 

L’omaggio della città a Cerri: dalla Croce Verde al grande cerchio di surf nelle acque del Molo

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VIAREGGIO. L’ultimo abbraccio è tra le onde del Molo: tutti in cerchio con una corona nel mezzo. Sognando un Sud dell’anima dove c’è l’onda perfetta. E soprattutto dove siamo tutti uguali: sorridenti, felici, pieni di vita. Cittadini del mondo e viareggini. A Vale sarebbe piaciuto: la sua anima fuggiva spesso verso Sud, come canta Vinicio Capossela, uno dei suoi artisti preferiti. Cercava qualcosa, come tutti noi. Forse Dio, o forse solo un sogno. Anche se sapeva benissimo che il segreto della vita era intorno a lui. Ed era bellissimo.
Ieri a salutare per l’ultima volta Valentino Cerri detto “Vale”, morto martedì scorso a 35 anni per le conseguenze di un incidente in moto in località Molinaccio, c’era tutta la sua città. C’era la sua Versilia che – racconta il cugino Filippo Tomei – lui idealizzava come la California, per quanto in versione casalinga e un po’ provinciale. Lo hanno salutato i suoi familiari e i suoi amici. Ognuno di loro ieri ha raccontato quanto si sentisse legato a Vale. Hanno pianto tutti e si sono commossi ancora, in un abbraccio lungo dalla Croce Verde – dove ieri mattina si è tenuta la cerimonia civile – al Molo. Lì, ieri sera, i suoi amici lo hanno omaggiato in surf. Una delle sue grandi passioni, quel momento in cui si sentiva ancora più libero nonostante fosse già libero per definizione.
Così tutti ricordano Valentino: amante della vita, di ciò che ci rende umani, ma soprattutto dello spirito del surf. Come Bodhi, il protagonista di “Point Break” che rapina le banche come se cavalcasse l’onda, solo per dimostrare alle persone comuni che si può essere vivi. Che esiste qualcosa per cui vale la pena respirare. «A 14 anni, biondo platino, surfava al Molo sognando la California, ma una California versiliese, così cara, così domestica... così viareggina – ha scritto il cugino Filippo nella lettera di commiato – Per lui surfare non era mai stato solo passione o sport, per lui fare surf era una forma di preghiera, un modo per rendere grazie, non so a cosa o a chi, ma lo faceva con gran stile. Sì, perché ancora una volta lui era espressione e sintesi di quel dualismo tutto toscano, e molto viareggino, tra tradizione e cultura laica ed un profondo ed intimo sentimento spirituale e religioso, vicino quel timore reverenziale ed al rispetto che matura dentro chi per vivere deve affrontare la furia degli elementi. Così era Valentino, un connubio tra leggerezza e profondità».
Come tutti i ragazzi della sua generazione, che ancora vengono chiamati ragazzi e ormai non lo sono più, Valentino aveva cercato il suo posto nel mondo. Lo aveva fatto in maniera avventurosa e sempre generosa con gli altri. «Senza prendersi troppo sul serio, da bravo viareggino», come racconta l’amico Lorenzo Mazza. Valentino surfava e viaggiava: ti diceva che andava in Israele o a Dusseldorf come se andasse a Capezzano. Poi tornava a casa, la sua Viareggio, la Darsena dove papà Carlo Cerri detto “Thomas” e la mamma Rosaria sono una specie di istituzione. L’amore tra Vale, che per mestiere faceva il rappresentante di vini, e la città non era sempre corrisposto: «Aveva un amore-odio con la sua terra, così generosa per certi aspetti, così arida a volte delle emozioni e delle suggestioni da lui sospirate – ha scritto il cugino – Ed allora viaggi, prima alla ricerca delle onde poi di un conforto spirituale, nel tentativo di soddisfare una sete». La ricerca di Valentino è passata anche dalla fede e del confronto con gli altri. Partendo dal presupposto che siamo uguali su questa terra: ridiamo, piangiamo, soffriamo e ci innamoriamo. «Tutti sapevamo che Valentino era destinato a qualcosa di più – conclude Filippo – ma la decisione di restare e vivere qui era una consapevolezza forte in lui, quasi un gesto d’amore». L’amore che ieri gli è stato restituito perché lo portasse con sé nell’ultimo viaggio tra le onde.
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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