Lutto
Stop a nuove costruzioni nel parco delle Apuane
L’ente, dopo vent’anni, si è dotato di un piano: si potrà edificare solo a Tre Fiumi Dieci chilometri quadrati diventano invece aree a protezione totale
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SERAVEZZA. Il Parco delle Alpi Apuane ha un piano del parco, ossia l’equivalente di un piano strutturale per un Comune, il manuale d’uso che stabilisce dove e quanto si può edificare. Ci sono voluti vent’anni per realizzarlo e fino ad oggi l’area parco è stata considerata un’unica massa indistinta di terreno, aree da proteggere e non. Oggi no. Oltre a una nuova perimetrazione che, come già annunciato da Il Tirreno, allarga l’area parco (includendo tutte le cave di Seravezza e anche parte del comune di Fosdinovo), adesso il parco viene diviso in quattro zone, ognuna con un livello di protezione diverso e una normativa specifica.
Il piano del parco diventerà operativo ufficialmente tra un mese, a distanza quindi di dieci anni da quando è stato adottato dal consiglio direttivo dell’ente. Il piano era stato approvato poi dal il 30 novembre scorso, dopo essere stato adeguato al parere vincolante espresso dal consiglio regionale e solo il 31 maggio l’iter si è concluso con la pubblicazione nel Burt.
«Sono molto soddisfatto – commenta il commissario del Parco Alberto Putamorsi – chiudo il mio mandato da commissario con un atto importantissimo per il Parco delle Alpi Apuane. È un atto storico che conclude un ciclo lungo vent’anni».
Come detto, una novità è la divisione in zone dell’area protetta (assente nella cartografia della legge istitutiva) precedente piano) che prevede tutele diverse a seconda delle emergenze naturalistiche e ambientali presenti. Le zone del parco sono quattro: la zona A è a salvaguardia totale, una zona di riserva integrale per sole attività di carattere naturalistico, scientifico e didattico. Qui, oltre alla non edificabilità e nessun intervento edilizio non è possibile lo svolgimento di alcuna attività agricola né forestale mentre una deroga speciale è prevista per il pascolo. «L’obiettivo è che questa area debba avere una sua evoluzione naturale che non possa essere compromessa da nessuna azione dell’uomo», fanno sapere dal Parco.
La zona A sviluppa una superficie complessiva di circa 10 chilometri quadrati e comprende, sommariamente le seguenti riserve integrali: il monte Borla (per la protezione della famosa Centaurea o Firdaliso del Borla); Valle di Fagli e Parete Nord del Pizzo d’Uccello (sopra Equi) dove vive l’aquila reale; il versante nord del monte Pisanino; gran parte della zona di Orto di Donna verso il Monte Contrario (area dell’abete bianco); parete del Roccandagia; ila torbiera del monte Tortorone; il complesso del monte Sumbra; parte del monte Rovaio; Fociomboli e la parte alta del retro Corchia. In tutto 13 siti di cui gran parte (ad eccezione del monte Borla, Fagli e Pizzo d’Uccello) si trovano nella provincia di Lucca.
C’è poi la zona B (divisa in zona B1 e B2): è una riserva «orientata», dove l’intervento edilizio si limita al restauro o poco più ed è di circa 130 chilometri quadrati. La zona C invece si estende per circa 66 chilometri quadrati in cui si trovano attività agricole. Qui il divieto è previsto solo per nuove edificazioni e istallazioni ad uso abitativo, ristrutturazioni urbanistiche e addizioni volumetriche ma è permessa la realizzazione di manufatti agricoli per attività agricole e pastorali. Infine la zona D: limitata all’area di Tre Fiumi vicino ad Arni è destinata a interventi di promozione economico e sociale, anche attraverso la nuova edificazione, purché finalizzati alle strategie dell’area protetta.
In totale, se si considera l’area protetta e l’area contigua, il parco è di circa 52mila ettari, 20 e 600 di area parco e il restante di area contigua.
Melania Carnevali
Il piano del parco diventerà operativo ufficialmente tra un mese, a distanza quindi di dieci anni da quando è stato adottato dal consiglio direttivo dell’ente. Il piano era stato approvato poi dal il 30 novembre scorso, dopo essere stato adeguato al parere vincolante espresso dal consiglio regionale e solo il 31 maggio l’iter si è concluso con la pubblicazione nel Burt.
«Sono molto soddisfatto – commenta il commissario del Parco Alberto Putamorsi – chiudo il mio mandato da commissario con un atto importantissimo per il Parco delle Alpi Apuane. È un atto storico che conclude un ciclo lungo vent’anni».
Come detto, una novità è la divisione in zone dell’area protetta (assente nella cartografia della legge istitutiva) precedente piano) che prevede tutele diverse a seconda delle emergenze naturalistiche e ambientali presenti. Le zone del parco sono quattro: la zona A è a salvaguardia totale, una zona di riserva integrale per sole attività di carattere naturalistico, scientifico e didattico. Qui, oltre alla non edificabilità e nessun intervento edilizio non è possibile lo svolgimento di alcuna attività agricola né forestale mentre una deroga speciale è prevista per il pascolo. «L’obiettivo è che questa area debba avere una sua evoluzione naturale che non possa essere compromessa da nessuna azione dell’uomo», fanno sapere dal Parco.
La zona A sviluppa una superficie complessiva di circa 10 chilometri quadrati e comprende, sommariamente le seguenti riserve integrali: il monte Borla (per la protezione della famosa Centaurea o Firdaliso del Borla); Valle di Fagli e Parete Nord del Pizzo d’Uccello (sopra Equi) dove vive l’aquila reale; il versante nord del monte Pisanino; gran parte della zona di Orto di Donna verso il Monte Contrario (area dell’abete bianco); parete del Roccandagia; ila torbiera del monte Tortorone; il complesso del monte Sumbra; parte del monte Rovaio; Fociomboli e la parte alta del retro Corchia. In tutto 13 siti di cui gran parte (ad eccezione del monte Borla, Fagli e Pizzo d’Uccello) si trovano nella provincia di Lucca.
C’è poi la zona B (divisa in zona B1 e B2): è una riserva «orientata», dove l’intervento edilizio si limita al restauro o poco più ed è di circa 130 chilometri quadrati. La zona C invece si estende per circa 66 chilometri quadrati in cui si trovano attività agricole. Qui il divieto è previsto solo per nuove edificazioni e istallazioni ad uso abitativo, ristrutturazioni urbanistiche e addizioni volumetriche ma è permessa la realizzazione di manufatti agricoli per attività agricole e pastorali. Infine la zona D: limitata all’area di Tre Fiumi vicino ad Arni è destinata a interventi di promozione economico e sociale, anche attraverso la nuova edificazione, purché finalizzati alle strategie dell’area protetta.
In totale, se si considera l’area protetta e l’area contigua, il parco è di circa 52mila ettari, 20 e 600 di area parco e il restante di area contigua.
Melania Carnevali
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