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Il rebus del concordato: ora la parola è al sindaco 

Il rebus del concordato: ora la parola è al sindaco 

Del Ghingaro ha annunciato di voler riportare al Comune i beni in via di cessione Intanto sono già stati venduti arredi e mezzi. E il Principino è di nuovo all’asta

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VIAREGGIO. Professionista tra i più riservati della provincia di Lucca, Donato Bellomo non spiccica parola sul Programma di liquidazione della Viareggio Patrimonio, società interamente del Comune di Viareggio, oggi fallita. Il documento è sul tavolo del sindaco Giorgio Del Ghingaro già da qualche giorno e adesso la “palla” è nelle mani del primo cittadino. Il quale aveva annunciato di voler proporre l’Ente pubblico come assuntore del fallimento, così da potersi riprendere i beni. I tempi, certo, sono strettissimi. Già a settembre sono previste nuove aste e quella del Centro Congressi (scadenza il 4 luglio) è già la seconda per lo stesso bene. Un passaggio al quale la curatela ha proceduto - prima che fosse definito il Programma fallimentare - ai sensi dell’articolo 104 ter della Legge fallimentare, affinché le abbondanti spese richieste dall’immobile e il continuo degrado non finissero per danneggiare l’interesse dei creditori.
I tempi per salvare il salvabile, dunque, stringono. Considerando che la curatela ha già affidato all’Istituto vendite giudiziarie di Lucca la cessione di beni strumentali, arredi, mezzi e materiali di ogni altro tipo. Un pezzo di storia politico-amministrativa di Viareggio finisce, dunque, là dove porta l’asta giudiziaria.
Tra i beni per i quali va definita la vendita, vi è anche il terreno sul quale deve vedere la luce l’impianti di codigestione del rifiuto organico e dei fanghi di supero del depuratore. Sea Risorse ha avanzato un’offerta di poco superiore ai 500.000 euro. Ma per procedere alla vendita è necessario che l’Autorità idrica toscana (Ait) dia il via libera al frazionamento del terreno che, al momento, è indiviso tra linea fanghi e servizio idrico, È probabile che la vendita si sblocchi nei primi mesi dell’autunno 2017: anche in questo vi sarà una procedura competitiva con invito a presentare rialzi, tenendo a base d’asta l’offerta di Sea Risorse.
Vi sarà da decidere, poi, cosa fare con i beni indisponibili: rete elettrica cittadina e reti idriche. Che, insieme, danno un valore patrimoniale che supera i 50 milioni di euro. Una bella “fetta” del patrimonio della società interamente pubblica, a fronte di un fallimento che si aggira intorno ai cento milioni di euro.
Ed, infine, considerato che ogni fallimenti vede un Tribunale ed un pm tra i soggetti coinvolti per legge, è fatto obbligo al curatore valutare l’avvio di una serie di azioni risarcitorio laddove emergano le possibili responsabilità dei singoli. Questo significa che la vicenda Patrimonio, sulla quale ha sollevato il velo l’ispezione del ministero dell’economia (Mef) e sulla quale ha poi indagato la guardia di finanza, per delega della Procura della Repubblica di Lucca, non può certo dirsi conclusa. Rimane da capire se, come sempre quando si tratta di Viareggio, la giustizia di prenda tutto il tempo necessario ad imboccare la facile strada delle prescrizioni, oppure se si intende - almeno per una volta - dare una risposta ai cittadini che il dissesto lo stanno pagando.
Donatella Francesconi

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