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Bussoladomani: la Versilia ruggente dei vip si schiudeva per 5mila lire

Adolfo Lippi
Sergio Bernardini (a sinistra) con Mina
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Sergio Bernardini (a sinistra) con Mina

L'intuizione di Sergio Bernardini, proprietario della Bussola, dopo una violenta contestazione sessantottina. Col palatenda nasce un nuovo modo di fare concerti per un pubblico più giovane

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LIDO DI CAMAIORE. Riapre, a Lido di Camalore, “Bussoladomani”. È una notizia che fa sensazione. Chi verrà a inaugurare questo spazio spettacolo? Renato Zero? Elton John? Gianna Nannini? Si immaginano folle e la Versilia ne sarà arricchita. Torna un mito: aperta da Sergio Bernardini nel 1976, su un’area enorme ch’era stata di proprietà del ministro fascista Rolandi Ricci (eppoi dei pratesi Benelli, quelli della “Superiride”), fu chiusa nel 2000 dopo un increscioso incidente avvenuto su quel palcoscenico (nel 1984) dove l’attore Leopoldo Mastelloni bestemmiò durante una diretta TV condotta da Gianni Minà.

Ma negli anni d’apertura “Bussola-domani” divenne un simbolo, fu un nuovo modo di fare intrattenimento, anticipò nel tempo tutti i fantastici “Palalido” degli impresari leggenda quali Maimone e Zard. E fu significante perché classificò un’epoca, quella per dire della “Milano da bere” quando al tradizionale pubblico del night (fatto di starlette e maturi abbronzati danarosi per famiglia), si vennero a sostituire masse di giovanotti sbracati e vallette televisive. Si passò da una platea per mille persone a platee per almeno cinquemila. Quando già i tempi richiedevano concerti da stadio, ai quali si dedicarono Vasco Rossi o Zucchero, la Nannini e perfino i Pooh.

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Chi marcò “Bussoladomani” fu Bernardini. Nella notte di Capodanno del 1968–69 un muro di contestatori incazzati (provenienti dalla Normale di Pisa e dagli anarchici carrarini) s’abbattè sulla “Bussola” di Focette. Scandivano i medesimi slogan che Mario Capanna urlava a “La Scala” di Milano. Sia là che in Versilia il nemico era ritenuto il medesimo: la ricca borghesia che se ne fregava delle lotte operaie (a quei tempi assai accese). Bernardini fu coperto di pomodori maturi e uova. E reagì a suo modo: capì che doveva mutare l’offerta di spettacolo. Non più diretta a pochi privilegiati ma alle genti, non più serate per i Moratti, gli Agnelli, Paola di Liegi col principe eppoi re Alberto del Belgio, ma avvenimenti graditi almeno a una parte di ragazzi disposti a pagare almeno cinquemila lire di allora.

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Bernardini occhieggiò un’area prospicente l’hotel “Ariston”, liberty e dannunziano, nel comune di Camaiore. E se la fece dare dai Benelli che già gli avevano precedentemente venduto la vecchia “Bussola”. Così nel 1976, in estate, si aprì “Bussola domani”. E i programmi divennero pirotecnici. Stagione dopo stagione si esibirono in fila Mina e Raffaella Carrà, Cocciante e Renato Zero, Baglioni ed Ornella Vanoni, Amanda Lear, Ella Fitzgerald, James Brown, Jerry Lewis.

Mina, addirittura, volle fare dall’amico Sergio il suo ultimo epico concerto. Dopo sparì in Svizzera ma quella serata, con Mina tra le lacrime, passò nella memoria collettiva di chi aveva sognato nella “Versilia degli anni ruggenti”.

Purtroppo però finanziariamente le cose non filarono come si prevedeva. I ragazzi avevano scoperto la musica da stadio e le discoteche coi disc-jockey. Il pubblico maturo ormai preferiva la Sardegna e i festini sulle barche da diporto. Gli incassi frenarono le ambizioni e Bernardini cedette “Bussola-domani” a un imprenditore vivace, emergente, coraggiosissimo, Roberto Brunetti (attualmente presidente del Club Nautico Versilia). Vi fu una chiacchierata tra i due all’hotel “Plaza” (De Russie) dove aveva dormito Rainer Maria Rilke e davanti al suono dei quattrini Bernardini cedette non solo l’impresa, ma anche il suo futuro nello spettacolo (da lì in poi si ritirerà in ombra).

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Brunetti era ambizioso. E smanioso di successi. Andò in America e ne tornò con un programma succolento: Liza Minnelli e Diana Ross, Dean Martin e Stevie Wonder, Sarah Vaughan o Dionne Warwich. Ai quali si aggiungevano la regina del “Piper” Patty Pravo, Gilbert Becaud, Marcello Mastroianni, Gino Paoli e tantissimi altri. La Rai davanti a quest’offerta di Brunotti si leccò le dita. E Rai 2 fece un contratto pluriennale. Avrebbe ripreso tutte le principali serate elargendo un buonissimo cachet. Brunetti era al settimo cielo. Lo cose filarono lisce e “Bussola domani” tornò ai giorni migliori. Purtroppo la Rai non poteva però permettersi un “moccolo” pesantissimo in una diretta domenicale. Così chiuse il contratto con Brunetti e il locale, nel 2000, chiuse.

Oggi assieme al sindaco Alessandro Del Dotto s’affaccia il principe impresario, quel Mimmo D’Alessandro che ha inventato il “Summer festival” di Lucca (dove si esibiranno i Rolling Stones) e che è amico di Elton John e Paul McCartney. Assieme Del Dotto e D’Alessandro vogliono rilanciare eventi per folle oceaniche. Sicché l’area, per anni abbandonata, è stata a spese del Comune, completamente restaurata e attrezzata. Già per questa stagione avremo in assaggio qualche star. Vengono i brividi dell’attesa.
 

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di Redazione web