Il Tirreno

Versilia

Il Parco si allarga ancora e ingloba le cave versiliesi 

di Melania Carnevali
Il Parco si allarga ancora e ingloba le cave versiliesi 

L’ente ha approvato il piano attuativo che ridisegna i confini dell’area protetta   Le Apuane si ampliano di 30 chilometri quadrati verso Seravezza e Stazzema

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SERAVEZZA. Il Parco delle Alpi Apuane si allarga di 30 chilometri quadrati e ingloba dentro di sé tutte le cave di Seravezza. È l’effetto della stesura del piano del Parco, approvato nel novembre del 2016 e adesso in attesa dell’okay definitivo sulle mappe. Ci sono voluti vent’anni per redarlo, il piano. Era il giugno del 1996, infatti, quando il consiglio di gestione del consorzio Parco delle Alpi Apuane affidò a un architetto del Politecnico di Torino l’incarico. Ma solo oggi è stato chiuso, sotto il coordinamento del direttore dell’ente Antonio Bartelletti.
La prima grande novità è appunto la nuova perimetrazione. In sostanza è un ritorno ai confini del 1997, quando l’area sotto la gestione dell’ente era di circa 30 chilometri quadrati in più rispetto a quelli attuali. L’area protetta scende verso Seravezza e Stazzema, annettendo anche cave: quelle nel bacino di Trambiserra e il monte Costa. Così facendo, tutte le cave versiliesi (che sono poco più di venti) diventeranno aree estrattive del piano del Parco (e non più quindi aree estrattive del piano regionale delle attività estrattive). «Ciò è coerente – si legge nella relazione generale del Piano – con le considerazioni sull’impossibilità di separare i problemi che si manifestano all’interno dell’attuale perimetro del Parco da quelli che si manifestano all’esterno».
Con l’ingresso del Parco nella conferenza dei servizi per le autorizzazioni, le cave dovranno ottenere la Valutazione di impatto ambientale , e sarà proprio l’ente parco a rilasciarla (prima non sempre era necessaria e talvolta bastava la procedura semplificata). L’area soggetta al piano del Parco aumenterà quindi del 5,7% e comporterà norme più stringenti per l’attività estrattiva. Altra novità introdotta dal piano del Parco è la suddivisione dell’area protetta in quattro zone di protezione differenti: zone integrali, riserve integrate, zone di protezione, di promozione economico sociale. Il livello di protezione è legato alle attività che si possono svolgere nella zona. Le attività agricole, ad esempio, si potranno svolgere solo nelle aree di protezione. Nelle riserve integrali non si toccherà più niente, come santuari. In quelle integrate si potrà ad esempio tagliare il bosco, ma non potranno esserci attività agricole. In quelle per la promozione, invece, si potrà anche costruire, ma solo per fini turistici e non residenziali. Anche se poi è una sola l’area per la promozione: i Tre Fiumi.

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