Gioco
Donne scomparse, c’è la richiesta danni
di Matteo Tuccini
I figli e nipoti vogliono un risarcimento dall’avvocato Giunio Massa: «Secondo i giudici d’appello prese parte alla truffa»
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VIAREGGIO. Una richiesta di risarcimento danni all’avvocato Giunio Massa. È quanto presenteranno a breve in tribunale i legali di David e Sabrina Paolini, figli di Velia Claudia Carmazzi e nipoti di Maddalena Semeraro, le due donne scomparse e mai più ritrovate nell’estate del 2010 da Torre del Lago.
La decisione degli avvocati Alberto Consani e Giorgio Nicoletti, che tutelano rispettivamente David e Sabrina, è stata presa sulla base della sentenza del processo d’appello a carico dell’avvocato Massa. I giudici della Corte di Firenze hanno modificato il verdetto di primo grado, che era stato di assoluzione piena per il civilista viareggino: viene confermata la sua assoluzione per la presunta truffa ai danni di Raffaella Villa – un’altra donna che secondo la Procura di Lucca era stata raggirata su una compravendita immobiliare – mentre nella vicenda delle due donne scomparse si spiega di non poterlo assolvere, ma neppure condannare perché il reato di truffa è prescritto. E nella motivazioni della sentenza i giudici spiegano il perché di questa valutazione: secondo loro Massa ha preso parte al raggiro orchestrato da Massimo Remorini, lo “zio”, ex compagno di Velia. Un raggiro che ha avuto il suo epicentro nella compravendita delle abitazioni di Velia e Maddalena: una viareggina in via Machiavelli e un’altra casa in via della Caserma a Torre del Lago. Due immobili acquistati dai familiari di Massa per una somma complessiva di 294.000 euro, quando il valore di mercato – secondo l’accusa ma anche secondo la Corte d’Appello – era di 570.000. Affari in cui Massa, secondo i giudici, non risultava direttamente, ma si comportava come il deus ex machina «in accordo con Remorini», nell’interesse di «lucrare l’acquisto di ben due immobili ad un prezzo più basso, neppure integralmente pagato». Nelle motivazioni, infatti, i giudici contestano anche il fatto che solo una piccola parte dei 294.000 euro, ulteriormente scontati con la permuta di un terreno scosceso e non edificabile a Gualdo di Massarosa – valutato 40.000 euro a fronte di un presunto valore reale di 11.000 – finirono sui conti correnti delle due donne. Per passare velocemente nelle mani di Remorini, che si era fatto fare una procura da Maddalena nel 2006. Alle due donne era stato promesso che dopo la vendita delle case la famiglia sarebbe stata riunita sotto lo stesso tetto: ma, dopo varie peregrinazioni, furono sistemate da Remorini in una roulotte su un terreno abbandonato in via dei Lecci a Torre del Lago. Da cui sono sparite nel 2010: Velia in agosto, sua madre Maddalena a settembre.
Per la morte delle due donne Remorini e Maria Casentini, la badante di Maddalena, sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 38 anni e a 16 anni di carcere. David e Sabrina Paolini hanno rivolto un appello allo “zio” perché dica loro dove ha gettato i resti di Velia e Maddalena. Un appello rimasto finora inascoltato.
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
La decisione degli avvocati Alberto Consani e Giorgio Nicoletti, che tutelano rispettivamente David e Sabrina, è stata presa sulla base della sentenza del processo d’appello a carico dell’avvocato Massa. I giudici della Corte di Firenze hanno modificato il verdetto di primo grado, che era stato di assoluzione piena per il civilista viareggino: viene confermata la sua assoluzione per la presunta truffa ai danni di Raffaella Villa – un’altra donna che secondo la Procura di Lucca era stata raggirata su una compravendita immobiliare – mentre nella vicenda delle due donne scomparse si spiega di non poterlo assolvere, ma neppure condannare perché il reato di truffa è prescritto. E nella motivazioni della sentenza i giudici spiegano il perché di questa valutazione: secondo loro Massa ha preso parte al raggiro orchestrato da Massimo Remorini, lo “zio”, ex compagno di Velia. Un raggiro che ha avuto il suo epicentro nella compravendita delle abitazioni di Velia e Maddalena: una viareggina in via Machiavelli e un’altra casa in via della Caserma a Torre del Lago. Due immobili acquistati dai familiari di Massa per una somma complessiva di 294.000 euro, quando il valore di mercato – secondo l’accusa ma anche secondo la Corte d’Appello – era di 570.000. Affari in cui Massa, secondo i giudici, non risultava direttamente, ma si comportava come il deus ex machina «in accordo con Remorini», nell’interesse di «lucrare l’acquisto di ben due immobili ad un prezzo più basso, neppure integralmente pagato». Nelle motivazioni, infatti, i giudici contestano anche il fatto che solo una piccola parte dei 294.000 euro, ulteriormente scontati con la permuta di un terreno scosceso e non edificabile a Gualdo di Massarosa – valutato 40.000 euro a fronte di un presunto valore reale di 11.000 – finirono sui conti correnti delle due donne. Per passare velocemente nelle mani di Remorini, che si era fatto fare una procura da Maddalena nel 2006. Alle due donne era stato promesso che dopo la vendita delle case la famiglia sarebbe stata riunita sotto lo stesso tetto: ma, dopo varie peregrinazioni, furono sistemate da Remorini in una roulotte su un terreno abbandonato in via dei Lecci a Torre del Lago. Da cui sono sparite nel 2010: Velia in agosto, sua madre Maddalena a settembre.
Per la morte delle due donne Remorini e Maria Casentini, la badante di Maddalena, sono stati condannati in via definitiva rispettivamente a 38 anni e a 16 anni di carcere. David e Sabrina Paolini hanno rivolto un appello allo “zio” perché dica loro dove ha gettato i resti di Velia e Maddalena. Un appello rimasto finora inascoltato.
@matteotuccini. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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