Il Tirreno

Versilia

dopo le condanne 

Strage, motivazioni tra 90 giorni 

I giudici hanno necessità di ulteriore tempo per renderle note

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VIAREGGIO. Bisognerà attendere per conoscere le motivazioni che hanno portato alle condanne degli ex vertici delle aziende di Ferrovie e a tutti gli altri imputati, anche stranieri, coinvolti nel processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. È di ieri la notizia, infatti, che il Collegio giudicante del Tribunale di Lucca - presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino - ha necessità di ulteriori novanta giorni per rendere noto il frutto del proprio lavoro lungo i tre anni di dibattimento. L’ottavo anniversario del disastro ferroviario, dunque, non vedrà le parti in causa già ricorrenti in appello.
Ma il gran lavoro messo in campo per la strage di Viareggio, che è passata anche attraverso un complesso incidente probatorio, attraversa tutta l’Italia lungo i cui binari gli incidenti continuano a ripetersi. Proprio in questi giorni due operai hanno perso la vita a Bressanone, mentre erano intenti a svolgere lavori lungo la linea ferroviaria. E proprio a Bressanone è al lavoro il personale del Nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer, la specialità della polizia di Stato che sempre più sta crescendo dal punto di vista tecnico nel settore dei gravi incidenti lungo i binari. Da Viareggio alla Puglia (lo scontro nelle campagne di Andria), fino a Bressanone, attraverso la scuola di formazione di Cesena.
Il processo per il disastro ferroviario di Viareggio, trentadue morti, quindici milioni di ricostruzione, ed i feriti che ancora sono alle prese con le conseguenze delle gravissime ustioni, ha visto la condanna di Mauro Moretti (all’epoca dei fatti amministratore delegato di Fs, ma condannato a 7 anni di carcere per il suo precedente analogo incarico in Rfi), Michele Mario Elia che era amministratore delegato di Rfi (sette anni e sei mesi) e Vincenzo Soprano, stesso ruolo ma in Trenitalia (per lui sette anni). Condanne anche per società di Ferrovie, sia Rete ferroviaria italiana che Trenitalia, in una sentenza che ha fatto sicuramente scuola. Così come è stato per le indagini della Procura di Lucca (all’epoca a capo vi era Aldo Cicala), guidate dai sostituti Procuratore, Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino.
Donatella Francesconi

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