Il dolore
Il mito del teatro tenda
di ADOLFO LIPPI
In mostra a Lido le immagini degli anni d’oro di Bussola Domani
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Entro l’estate si riaprirà il grande parco pubblico dove sorgeva l’indimenticabile Bussola Domani. Poi non resterà che attendere il programma di spettacoli con cui Mimmo D’Alessandro riaccenderà il mito di quello spazio di Lido di Camaiore dove sotto la regia di Sergio Bernardini si esibirono Charles Aznavour e Sammy Davis jr, Tina Turner e Grace Jones, Julio Iglesias e Ray Charles, Gloria Gaynor e Barry White. Per fare la bocca dolce, in attesa che si replichino eventi di simile portata, alla Galleria Europa di Lido di Camaiore si è inaugurata una mostra fotografica con le opere di Giovanni Paoli. Si tratta di ventitré ritratti grandi e di un centinaio di foto piccole che rievocano gli anni d’oro di Bussola Domani. Sono immagini belle che solleticano tanti ricordi. Perché documentano un’epoca felice e ricca della Versilia migliore.
Dalla Bussola a Bussola Domani. Giovanni Paoli è figlio d’arte. Suo padre era Emilio Paoli collega giornalista di Marina di Pietrasanta che dedicò l’intera sua vita alle straordinarie stagioni estive versiliesi. Ed erano stagioni rese incandescenti da quel genio di Bernardini che, con fiuto infallibile, fece i trionfi di Mina e Adriano Celentano, di Renato Carosone e Domenico Modugno, di Renato Zero e Riccardo Cocciante. Tanti sanno però che ad un certo punto della sua carriera, Bernardini si bloccò. Nella notte tra il ’68 e il ’69, notte infaustissima, la Bussola venne contestata da una marea di ribelli di Pisa e Carrara. E, dopo, Bernardini non fu più lo stesso. Egli era vissuto nella convinzione di aver sempre capito e anticipato tempi e mode. Dopo quella notte, che provocò feriti anche gravi e danni, Bernardini divenne filosofo e rifletté. Pensò che fosse davvero finita l’epoca dei locali tipo L’Olimpia di Parigi, fatti per pochi privilegiati, fatti di tavoli dove sedevano donne inghirlandate e gentiluomini in cravatta e giacche immacolate. Dove lo champagne scorreva a fiumi. Così come lo consumavano industriali quali i Moratti, gli Agnelli, i Lebole o playboy come Baby Pignatari. Bernardini decise che da lì in poi avrebbe aperto alle masse. E dunque gli occorreva un locale di almeno cinquemila posti a sedere. Un locale che fosse un gigantesco teatro-tenda. Così individuò nell’area Benelli a Lido di Camaiore (proprio nei pressi dell’arabescato e splendido Hotel Ariston) un vasto spazio. Dove costruì e battezzò Bussola Domani, quello che a parer suo, di Bernardini, non sarebbe più stato un luogo esclusivo ma un gigantesco baraccone per giovani e giovanissimi.
Il top degli anni Settanta. Giovanni Paoli così racconta: «Che bello! Ero un bimbo poco più che ventenne quando si alzò al cielo la prima tenda di Bussola Domani, nuova sfida del grande Sergio Bernardini. Mi trovai con una, poi due macchine fotografiche al collo. Sembravo un fotoreporter di quelli veri». Grazie all’intuizione del fratello, Francesco, fu anche edito un giornaletto settimanale (si ripagava con la pubblicità) dove venivano raccontati gli spettacoli e lanciate le star. A sfogliare le copie rimaste (Giovanni Paoli ne conserva 45 con religiosa attenzione) c’è da restare basiti. In una sola settimana si esibivano nel teatro-tenda di Bernardini nomi quali Mina e Raffaella Carrà, Riccardo Cocciante e Renato Zero, Claudio Baglioni, Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Domenico Modugno, Donna Summer, Amanda Lear, Ella Fitzgerald, James Brown e via via.
Da Bernardini a Brunetti. Oggi nemmeno il festival di Sanremo è all’altezza di queste attrazioni. Poi però gli affari a Bernardini non andarono nel verso giusto. Gli incassi non bastavano a ripagare i costi delle star. E un brutto giorno Bernardini passò la mano. Bussola Domani divenne allora proprietà di Roberto Brunetti (oggi presidente del Club Nautico). Brunetti era appassionato quanto Bernardini e molto audace. Prese anche lui a giocare alla grande, da Oscar Peterson e Gene Pitney, da Sacha Distel a Roberto Benigni e Massimo Troisi. Ma aveva dalla sua l’intera Rai che gli firmò un contratto di riprese in diretta di ben cinque anni. Con un cartellone comprendente Liza Minnelli, Diana Ross, Dean Martin, Dionne Warwick, Steve Wonder, Joe Cocker, Sarah Vaughan, Jerry Lewis, Gilbert Becaud. Dice Giovanni Paoli, testimone d’epoca: «Ma il bello a quell’età era arrivare al bar indossando l’inseparabile Nikon F2. .. una pacchia!». Si era negli anni ’70 e le cose filavano a meraviglia. Il pubblico accorreva da ogni dove. Basta guardare le foto appese alla Galleria Europa. Vi trovate personaggi come Marcello Mastroianni e Patty Pravo, Aldo Valleroni e il ct della nazionale di calcio Ferruccio Valcareggi. Lucio Dalla faceva duetti con Ornella Vanoni e Aznavour con Mia Martini. Ogni sera era un apocalisse di bis e si faceva l’alba correndo in spiaggia per il primo bagno con l’ultima ragazza predata.
La bestemmia. Brunetti sarebbe stato forever, “per sempre”. Purtroppo però accadde l’impensato. Durante una diretta con il pomeriggio di Rai-TV2, conduttore Gianni Minà, sul palcoscenico di Bussola Domani, l’attore Leopoldo Mastelloni si lasciò sfuggire una bestemmia. Apriti cielo. Peggio, si chiusero le porte delle dirette Rai e “Bussola Domani” affondò. Ne rimase fuori tanta gente. Restò fuori una fama e tantissimi meravigliosi ricordi. Adesso, promessa del sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, con Mimmo D’Alessandro che ha i numeri giusti dalla sua tutti si augurano che in quell’area riprenda vita un’avventura dirompente. Ma intanto godiamo le splendide fotografie di Giovanni Paoli dove tornano protagonisti dei sogni versiliesi coloro che con la Bussola e Bussola Domani fecero passerella ai trionfi, nello spettacolo e nel costume.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Dalla Bussola a Bussola Domani. Giovanni Paoli è figlio d’arte. Suo padre era Emilio Paoli collega giornalista di Marina di Pietrasanta che dedicò l’intera sua vita alle straordinarie stagioni estive versiliesi. Ed erano stagioni rese incandescenti da quel genio di Bernardini che, con fiuto infallibile, fece i trionfi di Mina e Adriano Celentano, di Renato Carosone e Domenico Modugno, di Renato Zero e Riccardo Cocciante. Tanti sanno però che ad un certo punto della sua carriera, Bernardini si bloccò. Nella notte tra il ’68 e il ’69, notte infaustissima, la Bussola venne contestata da una marea di ribelli di Pisa e Carrara. E, dopo, Bernardini non fu più lo stesso. Egli era vissuto nella convinzione di aver sempre capito e anticipato tempi e mode. Dopo quella notte, che provocò feriti anche gravi e danni, Bernardini divenne filosofo e rifletté. Pensò che fosse davvero finita l’epoca dei locali tipo L’Olimpia di Parigi, fatti per pochi privilegiati, fatti di tavoli dove sedevano donne inghirlandate e gentiluomini in cravatta e giacche immacolate. Dove lo champagne scorreva a fiumi. Così come lo consumavano industriali quali i Moratti, gli Agnelli, i Lebole o playboy come Baby Pignatari. Bernardini decise che da lì in poi avrebbe aperto alle masse. E dunque gli occorreva un locale di almeno cinquemila posti a sedere. Un locale che fosse un gigantesco teatro-tenda. Così individuò nell’area Benelli a Lido di Camaiore (proprio nei pressi dell’arabescato e splendido Hotel Ariston) un vasto spazio. Dove costruì e battezzò Bussola Domani, quello che a parer suo, di Bernardini, non sarebbe più stato un luogo esclusivo ma un gigantesco baraccone per giovani e giovanissimi.
Il top degli anni Settanta. Giovanni Paoli così racconta: «Che bello! Ero un bimbo poco più che ventenne quando si alzò al cielo la prima tenda di Bussola Domani, nuova sfida del grande Sergio Bernardini. Mi trovai con una, poi due macchine fotografiche al collo. Sembravo un fotoreporter di quelli veri». Grazie all’intuizione del fratello, Francesco, fu anche edito un giornaletto settimanale (si ripagava con la pubblicità) dove venivano raccontati gli spettacoli e lanciate le star. A sfogliare le copie rimaste (Giovanni Paoli ne conserva 45 con religiosa attenzione) c’è da restare basiti. In una sola settimana si esibivano nel teatro-tenda di Bernardini nomi quali Mina e Raffaella Carrà, Riccardo Cocciante e Renato Zero, Claudio Baglioni, Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Domenico Modugno, Donna Summer, Amanda Lear, Ella Fitzgerald, James Brown e via via.
Da Bernardini a Brunetti. Oggi nemmeno il festival di Sanremo è all’altezza di queste attrazioni. Poi però gli affari a Bernardini non andarono nel verso giusto. Gli incassi non bastavano a ripagare i costi delle star. E un brutto giorno Bernardini passò la mano. Bussola Domani divenne allora proprietà di Roberto Brunetti (oggi presidente del Club Nautico). Brunetti era appassionato quanto Bernardini e molto audace. Prese anche lui a giocare alla grande, da Oscar Peterson e Gene Pitney, da Sacha Distel a Roberto Benigni e Massimo Troisi. Ma aveva dalla sua l’intera Rai che gli firmò un contratto di riprese in diretta di ben cinque anni. Con un cartellone comprendente Liza Minnelli, Diana Ross, Dean Martin, Dionne Warwick, Steve Wonder, Joe Cocker, Sarah Vaughan, Jerry Lewis, Gilbert Becaud. Dice Giovanni Paoli, testimone d’epoca: «Ma il bello a quell’età era arrivare al bar indossando l’inseparabile Nikon F2. .. una pacchia!». Si era negli anni ’70 e le cose filavano a meraviglia. Il pubblico accorreva da ogni dove. Basta guardare le foto appese alla Galleria Europa. Vi trovate personaggi come Marcello Mastroianni e Patty Pravo, Aldo Valleroni e il ct della nazionale di calcio Ferruccio Valcareggi. Lucio Dalla faceva duetti con Ornella Vanoni e Aznavour con Mia Martini. Ogni sera era un apocalisse di bis e si faceva l’alba correndo in spiaggia per il primo bagno con l’ultima ragazza predata.
La bestemmia. Brunetti sarebbe stato forever, “per sempre”. Purtroppo però accadde l’impensato. Durante una diretta con il pomeriggio di Rai-TV2, conduttore Gianni Minà, sul palcoscenico di Bussola Domani, l’attore Leopoldo Mastelloni si lasciò sfuggire una bestemmia. Apriti cielo. Peggio, si chiusero le porte delle dirette Rai e “Bussola Domani” affondò. Ne rimase fuori tanta gente. Restò fuori una fama e tantissimi meravigliosi ricordi. Adesso, promessa del sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto, con Mimmo D’Alessandro che ha i numeri giusti dalla sua tutti si augurano che in quell’area riprenda vita un’avventura dirompente. Ma intanto godiamo le splendide fotografie di Giovanni Paoli dove tornano protagonisti dei sogni versiliesi coloro che con la Bussola e Bussola Domani fecero passerella ai trionfi, nello spettacolo e nel costume.
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