Sicurezza
Tureddi: da me la verità, mi hanno creduto
Il supertestimone era amico degli imputati. L’avvocato Miracolo: i colpi di scena non sono finiti
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VIAREGGIO. «Ho detto la verità. E i giudici mi hanno creduto». Francesco Tureddi detto “Cecchino” è stato il supertestimone del caso delle donne scomparse. Era imputato a sua volta per favoreggiamento nei confronti degli ex amici: accusa da cui è stato poi assolto. Ma senza le sue dichiarazioni difficilmente la Procura di Lucca avrebbe potuto imbastire un quadro accusatorio che ha retto fino alla Corte di Cassazione.
I corpi di Velia Claudia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro non sono mai stati trovati, né sono state trovate tracce che potessero far capire da dove siano passati. Inoltre né Massimo Remorini né Maria Casentini, i due principali imputati che hanno subito la condanna definitiva per il caso delle donne scomparse, hanno mai aperto alla possibilità di raccontare un’altra verità che non fosse quella già raccontata agli inquirenti e in aula. Remorini ha sempre sostenuto che le due donne se n’erano andate a Milano. Al processo di primo grado un testimone ha giurato di averle viste vive, ma non è stato ritenuto credibile dalla Corte d’Assise. Fatto sta che non c’erano prove tali da far pensare che senza la dichiarazione di Tureddi l’inchiesta, e i relativi processi, potessero decollare. «Tre corti di giustizia hanno ritenuto credibile quanto dichiarato dal mio assistito — afferma l’avvocato Aldo Lasagna, legale di Tureddi — a riprova del fatto che la decisione di collaborare con gli inquirenti era motivata da una volontà decisa di accertamento della verità».
Così l’avvocato Fabrizio Miracolo, che nel processo ha assistito Raffaella Villa, costituitasi parte civile contro Remorini: «Mercoledì — dice — la giustizia ha stabilito chi ha materialmente eseguito l’omicidio. Se devo essere sincero non credo sia chiusa per sempre questa tristissima vicenda: mi aspetto nei prossimi mesi dei colpi di scena dagli autori del misfatto circa le modalità e la partecipazione al crimine efferato».
Nessun commento, invece, dai legali di Remorini e Casentini, gli avvocati Massimo Landi ed Eriberto Rosso. I cui ricorsi alla Corte di Cassazione sono stati ammessi - il procuratore generale aveva chiesto di dichiarare inammissibile quello per Remorini - ma sono stati poi respinti dai giudici della Suprema Corte.
I corpi di Velia Claudia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro non sono mai stati trovati, né sono state trovate tracce che potessero far capire da dove siano passati. Inoltre né Massimo Remorini né Maria Casentini, i due principali imputati che hanno subito la condanna definitiva per il caso delle donne scomparse, hanno mai aperto alla possibilità di raccontare un’altra verità che non fosse quella già raccontata agli inquirenti e in aula. Remorini ha sempre sostenuto che le due donne se n’erano andate a Milano. Al processo di primo grado un testimone ha giurato di averle viste vive, ma non è stato ritenuto credibile dalla Corte d’Assise. Fatto sta che non c’erano prove tali da far pensare che senza la dichiarazione di Tureddi l’inchiesta, e i relativi processi, potessero decollare. «Tre corti di giustizia hanno ritenuto credibile quanto dichiarato dal mio assistito — afferma l’avvocato Aldo Lasagna, legale di Tureddi — a riprova del fatto che la decisione di collaborare con gli inquirenti era motivata da una volontà decisa di accertamento della verità».
Così l’avvocato Fabrizio Miracolo, che nel processo ha assistito Raffaella Villa, costituitasi parte civile contro Remorini: «Mercoledì — dice — la giustizia ha stabilito chi ha materialmente eseguito l’omicidio. Se devo essere sincero non credo sia chiusa per sempre questa tristissima vicenda: mi aspetto nei prossimi mesi dei colpi di scena dagli autori del misfatto circa le modalità e la partecipazione al crimine efferato».
Nessun commento, invece, dai legali di Remorini e Casentini, gli avvocati Massimo Landi ed Eriberto Rosso. I cui ricorsi alla Corte di Cassazione sono stati ammessi - il procuratore generale aveva chiesto di dichiarare inammissibile quello per Remorini - ma sono stati poi respinti dai giudici della Suprema Corte.
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