Italia
Morì in cantiere, scontro tra consulenti
La difesa dei datori di lavoro di Giuseppe Ferrandes si affida allo studio Sgrò. Prossima udienza il 25 maggio
2 MINUTI DI LETTURA
VIAREGGIO. Il 25 maggio si confronteranno sul materiale depositato ieri dalla difesa le parti coinvolte nel processo per la morte di Giuseppe Ferrandes, titolare dell’omonima impresa di pulizie, che trovò la morte nel cantiere nautico “Steven Stars” dei Navicelli, a Pisa. Nell’incidente sul lavoro accaduto il 24 aprile 2015. L’uomo, 56 anni, molto conosciuto a Viareggio dove viveva con la moglie e la figlia, morì sei giorni dopo la caduta dall’alto di una barca. Sei lunghi giorni di agonia. La famiglia, costituita parte civile, è difesa dall’avvocato Tiziano Nicoletti (Foro di Lucca), uno dei legali anche dei familiari delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio. Insieme a Nicoletti i colleghi Tiziana Pedonese ed Andrea Bagatti (Foro di Lucca). E Maurizio Dalla Casa (Foro di Lucca), legale del Comitato Matteo valenti che il giudice ha ammesso parte civile. Gli imputati sono Davide Mugnaini e Roberto Guarducci, il primo amministratore unico della "Seven Stars", ed il secondo incaricato del controllo e coordinamento delle gestione delle commesse e di fatto preposto ai lavori effettuati dalla ditta di pulizia di Ferrandes. Per entrambi l’accusa formulata dalla Procura di Pisa (pm Sisto Restuccia) è quella di omicidio colposo. Mugnaini è difeso dagli avvocati Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri (Foro di Lucca, entrambi anche nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio), mentre Guarducci si è affidato a Federico Febbo (Foro di Prato).
L’avvocato Nicoletti ha scelto come proprio consulente tecnico l’ingegnere Maurizio Orsini (università di Pisa), mentre lo studio Marzaduri-Carloni ha prodotto nell’udienza di ieri una relazione tecnica che porta la firma di Pasquale Sgrò e dell’ingegnere Mariantonietta Laganà. Studio cui è allegata una ricostruzione animata di quella che la difesa del cantiere ipotizza sia stata la dinamica dell’incidente, con Ferrandes che cade da una scala posta esternamente alla barca sulla quale sarebbe stato in intento a salire, da terra, per effettuare un intervento ulteriore di pulizia.
«Abbiamo chiesto al giudice per l’udienza preliminare Giulio Cesare Cipolletta - spiega Nicoletti - i tempi per l’esame del materiale che la difesa ha presentato ieri. Ad una primissima valutazione vorrei sottolineare due elementi: la dipendente di Ferrandes che era con lui impegnata in quella lavorazione ha dichiarato agli atti che quel giorno l’orario di lavoro era terminato e che Ferrandes le aveva detto che dava un’occhiata in giro, a bordo, per vedere se aveva dimenticato qualche attrezzo e poi sarebbero rientrati verso casa. Perché mai avrebbe dovuto trovarsi, al momento della disgrazia, intento a salire da terra su una scala che per altezza non gli avrebbe consentito di raggiungere il bordo della barca se non arrampicandosi?». I difensori hanno già indicato la scelta del rito abbreviato e l’udienza è fissata per novembre. (d.f.)
L’avvocato Nicoletti ha scelto come proprio consulente tecnico l’ingegnere Maurizio Orsini (università di Pisa), mentre lo studio Marzaduri-Carloni ha prodotto nell’udienza di ieri una relazione tecnica che porta la firma di Pasquale Sgrò e dell’ingegnere Mariantonietta Laganà. Studio cui è allegata una ricostruzione animata di quella che la difesa del cantiere ipotizza sia stata la dinamica dell’incidente, con Ferrandes che cade da una scala posta esternamente alla barca sulla quale sarebbe stato in intento a salire, da terra, per effettuare un intervento ulteriore di pulizia.
«Abbiamo chiesto al giudice per l’udienza preliminare Giulio Cesare Cipolletta - spiega Nicoletti - i tempi per l’esame del materiale che la difesa ha presentato ieri. Ad una primissima valutazione vorrei sottolineare due elementi: la dipendente di Ferrandes che era con lui impegnata in quella lavorazione ha dichiarato agli atti che quel giorno l’orario di lavoro era terminato e che Ferrandes le aveva detto che dava un’occhiata in giro, a bordo, per vedere se aveva dimenticato qualche attrezzo e poi sarebbero rientrati verso casa. Perché mai avrebbe dovuto trovarsi, al momento della disgrazia, intento a salire da terra su una scala che per altezza non gli avrebbe consentito di raggiungere il bordo della barca se non arrampicandosi?». I difensori hanno già indicato la scelta del rito abbreviato e l’udienza è fissata per novembre. (d.f.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
