Sicurezza
con mario il bagnino eroe popolare
Una pellicola simbolo dell’ultima epoca d’oro
VIAREGGIO. Era la fine degli anni Novanta, l’ultima epoca d’oro della Versilia. Le discoteche sul lungomare erano strapiene di ragazzi che, tra una cosa l’altra, si divertivano a imitare gli eroi di...
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VIAREGGIO. Era la fine degli anni Novanta, l’ultima epoca d’oro della Versilia. Le discoteche sul lungomare erano strapiene di ragazzi che, tra una cosa l’altra, si divertivano a imitare gli eroi di “Aria fresca” e le loro battute: Alessandro Paci, Massimo Ceccherini, Niki Giustini, Graziano Salvadori. E la superstar: Giorgio Panariello. Che assieme a Leonardo Pieraccioni - altro esponente del trio d’attacco con Carlo Conti - diventava in tv il nuovo alfiere della comicità toscana. Per andare dritto verso il cinema sotto l’ala protettiva di Vittorio Cecchi Gori, allora imprenditore rampante della comunicazione. Si sognavano incassi d’oro, come Pieraccioni in effetti riuscì a ottenere. Non sempre andò così.
“Bagnomaria” rientra in questo filone. Panariello ne è protagonista e ne cura la regia, sulla falsariga di un altro toscano al cinema, Roberto Benigni. Sul grande schermo finiscono i suoi personaggi, quelli che impazzano in televisione e tra i giovani: il piccolo e impertinente Simone, l’ubriacone Merigo, il pierre della discoteca Titicaca d’Orbetello. Quello con la celeberrima battuta sul “marsupio” maschile, che fa molto sagra di paese e per questo imbarazza ogni volta che viene pronunciata in altri contesti. Ma soprattutto, lo si capisce dal titolo, il personaggio principe è Mario il bagnino, custode della sicurezza dei clienti dello stabilimento Bagnomaria. Un compendio di bagnini versiliesi, con la tipica calata e con l’altrettanto tipica spacconeria. Legata soprattutto alla bodenza nei braggi capace di portarlo a nuoto all’Isola d’Elba senza nemmeno accorgersene. Così come significativo è il fatto che Mario debba sfidare un energumeno russo - alto e pieno di muscoli, simbolo della Nuova Versilia - per restare a lavorare come bagnino nello stabilimento appena acquistato dai nuovi proprietari dell’Est. Nella semplicità del film si percepisce già la nostalgia per un mondo destinato a soccombere alla ricchezza proveniente dal freddo, scolpita sui costumi ipertecnologici da cui spuntano i pettorali. Niente a che vedere con la canotta bianca, di sicuro un po’ sporca, da cui emerge la pancia dell’eroe Mario. Ma che alla fine dimostrerà la propria bodenza. Mentre tutti si rassegnano al fatto che Mario non possa tornare mai più dalla gara di apnea, lui esce dall’acqua e si rammarica del fatto di essersi addormentato sul fondale.
Matteo Tuccini
“Bagnomaria” rientra in questo filone. Panariello ne è protagonista e ne cura la regia, sulla falsariga di un altro toscano al cinema, Roberto Benigni. Sul grande schermo finiscono i suoi personaggi, quelli che impazzano in televisione e tra i giovani: il piccolo e impertinente Simone, l’ubriacone Merigo, il pierre della discoteca Titicaca d’Orbetello. Quello con la celeberrima battuta sul “marsupio” maschile, che fa molto sagra di paese e per questo imbarazza ogni volta che viene pronunciata in altri contesti. Ma soprattutto, lo si capisce dal titolo, il personaggio principe è Mario il bagnino, custode della sicurezza dei clienti dello stabilimento Bagnomaria. Un compendio di bagnini versiliesi, con la tipica calata e con l’altrettanto tipica spacconeria. Legata soprattutto alla bodenza nei braggi capace di portarlo a nuoto all’Isola d’Elba senza nemmeno accorgersene. Così come significativo è il fatto che Mario debba sfidare un energumeno russo - alto e pieno di muscoli, simbolo della Nuova Versilia - per restare a lavorare come bagnino nello stabilimento appena acquistato dai nuovi proprietari dell’Est. Nella semplicità del film si percepisce già la nostalgia per un mondo destinato a soccombere alla ricchezza proveniente dal freddo, scolpita sui costumi ipertecnologici da cui spuntano i pettorali. Niente a che vedere con la canotta bianca, di sicuro un po’ sporca, da cui emerge la pancia dell’eroe Mario. Ma che alla fine dimostrerà la propria bodenza. Mentre tutti si rassegnano al fatto che Mario non possa tornare mai più dalla gara di apnea, lui esce dall’acqua e si rammarica del fatto di essersi addormentato sul fondale.
Matteo Tuccini
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