Il Tirreno

Versilia

Viareggio

di PAOLO FORNACIARI
Viareggio

Novanta anni fa, della Riviera della Versilia si scriveva che «si è accorta di possedere una tra le più belle riviere del mondo. Poche regioni hanno una natura così caratteristica e ininterrotta....

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Novanta anni fa, della Riviera della Versilia si scriveva che «si è accorta di possedere una tra le più belle riviere del mondo. Poche regioni hanno una natura così caratteristica e ininterrotta. Eguale il fondo sabbioso, eguale lo sfondo alpestre. Se non che i suoi luoghi marini sono separati dal piccolo ostacolo naturale dei fiumiciattoli e dei canali e da quello, artificiale e più grave, della diffidenza reciproca». Comunque si evidenziava che «la Versilia può dire veramente di avere una Riviera con tutte le stazioni sorelle infilate da una medesima strada e guidate da un medesimo indirizzo», e che Viareggio naturalmente era la primogenita, la perla più grande e più rara.
Viareggio, infatti, già allora era un centro balneare internazionale di fama ormai centenaria. Ricordiamo, infatti, che nel maggio 1827 il Gonfaloniere di Viareggio, Alfonso Cittadella, aveva chiesto al Ministro dell’Interno del Ducato di Lucca l’autorizzazione per la realizzazione delle prime strutture balneari, i bagni Nereo, per gli uomini, e Dori per le donne, poi sostituiti, fra il 1860 e il 1870, dai grandi stabilimenti balneari su palafitte in mare, una teoria di costruzioni in legno, magnifici ed incantevoli, dal canale alla piazza Mazzini. Inoltre, negli ultimi anni, Viareggio aveva registrato un notevole incremento demografico, passando da 28. 513 abitanti nel gennaio 1923, ai 32. 258 nel 1927.
Questa crescita era motivo di compiacimento e di preoccupazione al tempo stesso. Il territorio comunale, una fascia litoranea compresa fra le servitù portuali e militari del Balipedio, a sud, e dalla fossa dell’Abate, a nord, non sembrava in grado di assicurare un consono sviluppo civile ed economico. Allora si pensò di mutare la geografia della città. Così novant’anni fa — e più precisamente il 28 marzo 1927 — Luigi Leonzi, Podestà di Viareggio, inviò al Prefetto di Lucca una richiesta di ampliamento dei confini comunali mediante aggregazione delle «zone marine dei Comuni di Camaiore e di Pietrasanta e dell’intero territorio del Comune di Forte dei Marmi», nonché dei «territori delle frazioni di Stiava, Corsanico, Bargecchia e Mommio» che facevano parte del Comune di Massarosa.
Ricordiamo che verso la metà dell’Ottocento fra gli abitanti delle frazioni di Bargecchia, Bozzano, Compignano, Corsanico, Gualdo, Massaciuccoli, Massarosa, Mommio, Montigiano, Pieve a Elici, Quiesa e Stiava nacque l’idea di costituirsi in comune autonomo e di staccarsi da Viareggio. Il 17 marzo 1867, predisposti tutti gli atti, fu presentata al Ministero dell’Interno la richiesta di costituzione del comune autonomo di Massarosa. Dopo un lungo iter amministrativo, la separazione delle frazioni fu approvata dal consiglio comunale di Viareggio il 22 aprile 1868 e fu sancita ufficialmente dal Regio Decreto di Vittorio Emanuele II° del 18 dicembre 1869. La costituzione del comune di Massarosa ebbe effetto a partire dal primo maggio 1870.
Ritornando al 28 marzo 1927, la domanda che Luigi Leonzi inviò al Prefetto era così articolata: «Viareggio è stazione balneare internazionale e perciò di alto interesse nazionale che non può essere ormai costretta in un fronte sul mare di 2.200 metri, dal Porto Canale, che, a mezzogiorno, ostacola la sua espansione con le servitù portuarie e con quelle più gravi del Balipedio, alla Fossa dell’Abate, che, a settentrione, segna il confine del Comune, mentre il mare, da qualche anno, in conseguenza dei lavori portuari, minaccia l’integrità della spiaggia con le sue costanti e progressive erosioni. Le spiagge limitrofe di Camaiore, di Pietrasanta e di Forte dei Marmi costituiscono l’appendice naturale di Viareggio, da cui traggono vita e impulso, ma non hanno servizi pubblici adeguati; sono prive di reti stradali e di comodi mezzi di accesso, mancano di scuole, difettano di teatri o di locali di divertimento pubblico, non hanno servizio di acqua potabile onde la colonia bagnante e la popolazione stabile di queste zone marine necessariamente fanno capo a Viareggio, che attualmente provvede ad ogni loro occorrenza. Attualmente, nel periodo culminante della stagione balneare, si addensano sul breve tratto di 2200 metri di spiaggia viareggina oltre 60.000 bagnanti, distribuiti in circa 5.000 cabine; e l’angustia dello spazio, mentre dà luogo ad inconvenienti morali, igienici ed estetici, ha fino ad oggi impedito l’attuazione del nuovo piano regolatore della spiaggia, reclamato dalla sua importanza e dal suo sviluppo per elevarne il tenore ed il decoro. Tutto ciò rende evidente e manifesto l’imperioso bisogno dell’aggregazione a Viareggio delle zone litoranee di Camaiore, Pietrasanta e l’intero territorio del Comune di Forte dei Marmi, per costituirne una giurisdizione amministrativa sotto un unico ente direttivo capace e specializzato allo svolgimento della necessaria e proficua opera di coordinata valorizzazione nel campo dell’industria del forestiero. A perfezionamento di ogni miglior requisito di stazione climatica occorre altresì l’aggregazione a Viareggio delle frazioni di Stiava, Bargecchia, Corsanico, e Mommio, che già gli appartennero e che costituiscono il suo immediato entroterra collinoso. La produzione agricola, le maestranze operaie ed ogni altra forma di attività di queste frazioni converge esclusivamente a Viareggio; nella frazione di Stiava esiste la zona imbrifera alimentante le sorgenti del civico acquedotto di Viareggio e servente ai più svariati bisogni igienici; in quelle località soltanto potrebbe essere creato il cimitero suburbano di Viareggio, togliendolo dalla zona di espansione edilizia in cui si è trovato racchiuso e che per insufficienza territoriale del Comune non è possibile collocare altrove».
Come è facile immaginare, una simile richiesta non trovò tutti consenzienti. Il Comune di Forte dei Marmi, che nel 1914, a seguito della proposta presentata in Parlamento dall’onorevole Giovanni Montauti, con la legge n. 327 del 26 aprile, aveva visto riconosciuto il distacco dal Comune di Pietrasanta e l’istituzione del Comune autonomo, appellandosi anche al recente provvedimento governativo che aveva riconosciuto al suo Comune le caratteristiche di “stazione di cura e di soggiorno”, fu decisamente contrario «all’aggregazione del territorio di Forte dei Marmi al Comune di Viareggio; siccome lesiva ai suoi vitali interessi e al suo sicuro avvenire».
Luigi Leonzi replicò osservando che, a seguito della sua richiesta «si sono verificate manifestazioni incomposte e infondate che però non poterono e non possono modificare uno stato di fatto, nel quale è manifesto che Viareggio non è mosso da bramosia di un semplice ampliamento territoriale, ma dalla necessità propria di una incoercibile sviluppo e dall’onesto proposito di valorizzare, insieme alla sua, le zone marine dei Comuni limitrofi».
Quindi fece notare, in una nuova istanza al Prefetto, che «se il Comune di Viareggio fosse stato spinto soltanto da appetiti di espansione territoriale avrebbe potuto rappresentare ben altre più vaste soluzioni, mentre si è limitato a chiedere l’aggregazione delle zone esclusivamente marine, nelle quali e per le quali può esplicare la sua attività specializzata e sperimentata».
Comunque, le proteste del Comune di Forte dei Marmi non furono vane. Infatti Viareggio, nella seconda richiesta, chiese che il Governo «o liberi la città dalle servitù militari a mezzogiorno mediante la rimozione del Regio Balipedio o le aggreghi il litorale di Camaiore e Pietrasanta, escluso il territorio del Comune di Forte dei Marmi, insieme al retro terra collinoso delle accennate frazioni del Comune di Massarosa».
Come sappiamo, la domanda non ebbe seguito e si dovette aspettare la fine della seconda guerra per vedere cadere i vincoli delle servitù militari del Balipedio che hanno permesso alla città di espandersi nella zona di Levante, ma è comunque interessante sapere che novanta anni fa, in questa stessa Versilia da sempre pervasa da un fremito autonomistico che spinge alla parcellizzazione di un territorio il quale non presenta soluzioni di continuità, vi erano istanze - anche se unidirezionali - che andavano in direzioni opposte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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