Sicurezza
Bollette salate e disservizi «Gaia deve essere chiusa»
di Luca Basile
Comitati manifestano davanti alla sede dell’azienda a Tonfano: «Una famiglia spende in media 700 euro l’anno, basta, non si può fare profitto così»
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PIETRASANTA. L’acqua nella bottiglia è di un inquietante colore marrone chiaro. «L’abbiamo presa dalla sorgente di Cantaro, a Massa. Dentro c’è marmettola. E forse chissà cos’altro» ci dice il pensionato che ostenta un cartello dalla missiva che non si presta ad interpretazioni: «L’acqua è pubblica».
Sono le 10 di un lunedì mattina inebriato dal sole primaverile: sotto la sede segli uffici amministrativi di Gaia a Tonfano, sessanta settanta persone gridano slogan e rabbia contro i vertici dell’azienda: caro-bollette, tallio, disservizi. «Ben 192 milioni di euro di debiti che qualcuno prima o poi dovrà spiegare alla gente e un monte stipendi annuo di oltre 23 milioni di euro - dice Alfonso Baldi del Comitato Acqua alla gola - Gaia va chiusa e i Comuni devono tornare alla gestione diretta del servizio. Lo chiedono verntimila persone che in questi ultimi mesi hanno sottoscritto le nostre richieste: firme che abbiamo consegnato al sindaco di Massa, Volpi, che però, di uscire da Gaia, non ha la minima intenzione».
Baldi, che del comitato è anima e voce, fa ricorso al megafono per invitare il direttore dell’azienda Paolo Peruzzi «a metterci la faccia. Chi percepisce 180mila euro di stipendio annuo — dice — come il signor Peruzzi ha il dovere di rapportarsi con i cittadini. Con gli utenti. E invece mentre noi chiediamo di essere ascoltati, loro, per risposta, chiudono le finestre della sede e tirano giù le tende. Per non farsi vedere. Questo è il dialogo e il confronto che intendono. Ma noi non ci fermiamo».
Alziamo lo sguardo: qualche dipendente della società osserva curioso i manifestanti dal proprio ufficio: arriva un postino. Suona all’ingresso. Nessuno risponde, nessuno apre. Sconsolato lascia un avviso e si allontana. Intorno al corteo carabinieri, polizia, vigili: tutto molto tranquillo. La rabbia è espressa in toni civili, quasi ironici. Pensionati, mamme, rappresentanti dei comitati Mo Basta, Valdicastello, Associazione per la tutela della Versilia, sigle ambientaliste. Qualcuno grida più forte di altri mentre le telecamere di “Mi manda Rai 3” scrutano l’intorno: si fanno domande, si chiede del contenuto delle bottiglie — ce ne sono altre oltre a quella di Cartaro, una arriva dalle sorgenti Molini di Sant’ Anna ed è intrisa di un colore giallognolo. «Chi aveva parlato di emergenza finita come l’assessore Simone Tartarini — dicono da Valdicastello — dovrebbe chiedersi come mai, a tre anni di distanza, ci sono ancora abitazioni con l’acqua al tallio in casa, tubature domestiche da sostituire, lavaggi che anziché migliorare la situazione, come da esiti degli studi dell’Università di Pisa, l’hanno peggiorata. Le bollette? Volevano farci sottoscrivere una liberatoria per ottenere i rimborsi di quanto avevam versato dal 2011, ma molti di noi hanno detto no».
Mentre la troupe di Rai 3 si dirige a Valdicastello per approfondire la questione tallio, Baldi sventola alcune bollette. «Una famiglia di tre persone, ogni anno, spende mediamente fra i 600 e i 700 euro. Ma in molti casi si va oltre. C’è un utente che percepisce una pensione di invalidità di 250 euro e deve pagare una bolletta di 282 euro. Ma ci rendiamo conto? Ci sono mamme che sono chiamate a pagare 400 euro per un allaccio e hanno un lavoro precario e un figlio a carico. Abbiamo acqua con il tallio, acqua sporca dai rubinetti, e un’infinità di disservizi. Non si fa profitto con l’acqua: e intanto Gaia è pronta a fare un maxi-mutuo da 130 milioni di euro. Blocchiamo tutto questo — insiste Baldi — perché ne va del nostro vivere quotidiano. E del nostro futuro».
C’è chi dedica un pensiero ai sindaci. «Verremo sotto le vostre case, con le tende e non ce ne andremo fino a quando non ci ascolterete» . Poi, con in scia gli ultimi slogan, il corteo si scioglie, mentre le tende delle finestre degli uffici di Gaia, lentamente si riaprono.
Sono le 10 di un lunedì mattina inebriato dal sole primaverile: sotto la sede segli uffici amministrativi di Gaia a Tonfano, sessanta settanta persone gridano slogan e rabbia contro i vertici dell’azienda: caro-bollette, tallio, disservizi. «Ben 192 milioni di euro di debiti che qualcuno prima o poi dovrà spiegare alla gente e un monte stipendi annuo di oltre 23 milioni di euro - dice Alfonso Baldi del Comitato Acqua alla gola - Gaia va chiusa e i Comuni devono tornare alla gestione diretta del servizio. Lo chiedono verntimila persone che in questi ultimi mesi hanno sottoscritto le nostre richieste: firme che abbiamo consegnato al sindaco di Massa, Volpi, che però, di uscire da Gaia, non ha la minima intenzione».
Baldi, che del comitato è anima e voce, fa ricorso al megafono per invitare il direttore dell’azienda Paolo Peruzzi «a metterci la faccia. Chi percepisce 180mila euro di stipendio annuo — dice — come il signor Peruzzi ha il dovere di rapportarsi con i cittadini. Con gli utenti. E invece mentre noi chiediamo di essere ascoltati, loro, per risposta, chiudono le finestre della sede e tirano giù le tende. Per non farsi vedere. Questo è il dialogo e il confronto che intendono. Ma noi non ci fermiamo».
Alziamo lo sguardo: qualche dipendente della società osserva curioso i manifestanti dal proprio ufficio: arriva un postino. Suona all’ingresso. Nessuno risponde, nessuno apre. Sconsolato lascia un avviso e si allontana. Intorno al corteo carabinieri, polizia, vigili: tutto molto tranquillo. La rabbia è espressa in toni civili, quasi ironici. Pensionati, mamme, rappresentanti dei comitati Mo Basta, Valdicastello, Associazione per la tutela della Versilia, sigle ambientaliste. Qualcuno grida più forte di altri mentre le telecamere di “Mi manda Rai 3” scrutano l’intorno: si fanno domande, si chiede del contenuto delle bottiglie — ce ne sono altre oltre a quella di Cartaro, una arriva dalle sorgenti Molini di Sant’ Anna ed è intrisa di un colore giallognolo. «Chi aveva parlato di emergenza finita come l’assessore Simone Tartarini — dicono da Valdicastello — dovrebbe chiedersi come mai, a tre anni di distanza, ci sono ancora abitazioni con l’acqua al tallio in casa, tubature domestiche da sostituire, lavaggi che anziché migliorare la situazione, come da esiti degli studi dell’Università di Pisa, l’hanno peggiorata. Le bollette? Volevano farci sottoscrivere una liberatoria per ottenere i rimborsi di quanto avevam versato dal 2011, ma molti di noi hanno detto no».
Mentre la troupe di Rai 3 si dirige a Valdicastello per approfondire la questione tallio, Baldi sventola alcune bollette. «Una famiglia di tre persone, ogni anno, spende mediamente fra i 600 e i 700 euro. Ma in molti casi si va oltre. C’è un utente che percepisce una pensione di invalidità di 250 euro e deve pagare una bolletta di 282 euro. Ma ci rendiamo conto? Ci sono mamme che sono chiamate a pagare 400 euro per un allaccio e hanno un lavoro precario e un figlio a carico. Abbiamo acqua con il tallio, acqua sporca dai rubinetti, e un’infinità di disservizi. Non si fa profitto con l’acqua: e intanto Gaia è pronta a fare un maxi-mutuo da 130 milioni di euro. Blocchiamo tutto questo — insiste Baldi — perché ne va del nostro vivere quotidiano. E del nostro futuro».
C’è chi dedica un pensiero ai sindaci. «Verremo sotto le vostre case, con le tende e non ce ne andremo fino a quando non ci ascolterete» . Poi, con in scia gli ultimi slogan, il corteo si scioglie, mentre le tende delle finestre degli uffici di Gaia, lentamente si riaprono.
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