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Si riapre la caccia alla pistola che uccise Stefano Romanini
Procura e avvocati tornano a indagare dopo sei anni per trovare l’arma semiautomatica tipo Beretta Potrebbe essere decisiva per il processo d’appello a carico del cugino, già condannato all’ergastolo
CAMAIORE. Colpo di scena sul caso di Stefano Romanini, l’imprenditore edile di Camaiore ucciso nel 2011. A sei anni dall’omicidio, per cui è stato condannato all’ergastolo il cugino Roberto Romanini, si è riaperta la caccia all’arma del delitto: sia la Procura di Lucca che gli avvocati difensori di Roberto stanno indagando per trovare la pistola semiautomatica tipo Beretta che sparò nove colpi contro l’imprenditore, vittima di un agguato sotto casa.
Il riserbo è massimo su entrambi i fronti. Anche perché in vista c’è il processo d’appello, fissato per il 29 giugno a Firenze. Processo in cui Roberto Romanini, oggi agli arresti domiciliari, resta l’unico imputato come mandante dell’omicidio. L’eventuale ritrovamento dell’arma cambierebbe eccome le carte in tavola, sia in un senso che nell’altro: potrebbe inchiodare Roberto, oppure aggiungere dubbi là dove ci sono già dei punti interrogativi. Uno dei quali è il nome del killer, tutt’ora ignoto: l’eventuale recupero della pistola potrebbe portarsi dietro anche l’assassino che l’ha impugnata. Contattati dal Tirreno, gli avvocati Marco Taddei ed Elena Libone, che difendono Roberto Romanini, si limitano a commentare: «Continuiamo a essere fiduciosi in vista del processo d’appello».
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Stefano Romanini fu ucciso la mattina dell’8 febbraio del 2011. Stava per andare al lavoro quando, sceso sotto casa in via Battisti, fu raggiunto da un killer che gli sparò contro nove colpi. Per Stefano, sposato con Giuliana Pellegrini e padre di Stella e Serena, non ci fu nulla da fare: troppo gravi le ferite riportate. Al processo Giuliano Moriconi, il cognato, ha testimoniato che le ultime parole di Stefano furono d’accusa contro il cugino Roberto, suo ex socio nell’azienda Rb escavazioni. Un anno fa la Corte d’Assise di Lucca ha condannato all’ergastolo Roberto come mandante dell’omicidio. Secondo la Procura l’uomo, anche lui imprenditore, avrebbe fatto assassinare il cugino per intascare una polizza sulla vita da 600. 000 euro che Stefano aveva siglato a suo nome, con beneficiaria propria la società Rb. La morte di Stefano - è l’ipotesi degli inquirenti - gli avrebbe consentito di rientrare dal debito di 200.000 euro che lo stesso cugino gli aveva lasciato dopo essersene andato dalla società. Il 29 giugno si esprimerà sul caso la Corte d’Assise d’appello di Firenze.
L’altra vicenda giudiziaria che riguarda Roberto Romanini è quella per il sequestro con minacce e sevizie dell’imprenditore italo-finlandese Loreno Dalla Valle, suo ex socio in affari. Per questa vicenda Romanini è stato condannato sia in primo grado che in appello a sedici anni di carcere. A breve dovrebbe essere fissata l’udienza in Corte di Cassazione per la sentenza definitiva.
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