Il Tirreno

Versilia

Mafia in porto, iniziativa per cambiare la legge 

di Donatella Francesconi
Mafia in porto, iniziativa per cambiare la legge 

I Cinque stelle chiedono che dalla Regione Toscana parta la richiesta di modifica all’articolo 91 del Codice antimafia in modo da evitare altri casi come quello Mgl

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VIAREGGIO. «La documentazione antimafia sia nella disponibilità delle pubbliche amministrazioni e degli Enti pubblici già all’avvio dell’iter istruttorio che prevede di stipulare, approvare o autorizzare contratti e subcontratti relativi a lavori, servizi e forniture in ambito pubblico» si legge nella mozione che i consiglieri regionali Cinque stelle porteranno in consiglio martedì prossimo. Chiedendo di impegnare la Regione «ad attivarsi nei modi più consoni nei confronti del Governo nazionale, nella conferenza Stato-Regioni, affinché sia posta in evidenza l’opportunità di anticipare considerevolmente i tempi per le richieste della documentazione antimafia, variando l’articolo 91 comma 3 del Codice antimafia». Altrimenti - sono le parole del consigliere Enrico Cantone - «dalla vicenda dell’Autorità portuale regionale a Viareggio non avremo imparato niente».
Cantone, primo firmatario della mozione (insieme a Gabriele Bianchi, Irene Galletti, Andrea Quartini, Giacomo Giannarelli) ricorda la recente vicenda viareggina, oggetto di attenzione della Commissione antimafia della quale fa parte il senatore Cinque stelle Mario Giarrusso: «L’Autorità portuale si era espressa favorevolmente sul progetto di recupero immobiliare in area demaniale avanzato da una società collegabile ad ambienti mafiosi. Errore dovuto alla mancata richiesta della certificazione antimafia, documento reperito a seguito della nostra mobilitazione a tutti i livelli istituzionali. Se il lieto fine è stato lo stop alla concessione, non potevamo non cogliere quanto accaduto per stimolare una revisione normativa: la Pubblica amministrazione dovrebbe anticipare la richiesta di informativa antimafia all’avvio di ogni iter istruttorio sui propri lavori».
Ad oggi - spiega Cantone - «secondo un’interpretazione letterale dell’articolo 83 del Codice antimafia, la pubblica amministrazione acquisisce la documentazione antimafia poco prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e subcontratti relativi a lavori. Quel “prima” scritto nella legge diventa così il momento precedente la concessione effettiva di un appalto o il rilascio del permesso richiesto, ovvero la sottoscrizione dell’atto finale di accordo: come il contratto. In questo modo l’azienda con impedimenti o divieti per situazioni indizianti di “mafiosità” di fatto riceve approvazione durante tutto l’iter istruttorio e, come successo a Viareggio, può “farla franca” se l’adempimento della comunicazione antimafia diventa un ultimo, fastidioso, passaggio burocratico per un percorso ormai tracciato».

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