Il Tirreno

Versilia

Il vescovo tra gli hangar  un grido per la pace 

di Donatella Francesconi
Il vescovo tra gli hangar  un grido per la pace 

Dal luogo simbolo della città: «Basta muri, basta guerre»

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VIAREGGIO. Una Via Crucis che non è «una favola di altri tempi», ma «memoria che ci spinge sulle strade dell’oggi, propone sempre nuova domanda di giustizia, di misericordia, di responsabilità, di amore incondizionato alle nostre vite». Un oggi che monsignor Italo Castellani ha voluto proporre con la forza dei bombardamenti in Siria, ieri sera nella cerimonia sacra andata in scena nella cornice inusuale della Cittadella del Carnevale, «luogo simbolo della città, luogo di lavoro, creatività, festa, incontro, e di elaborazione di “valori”».
«Abbiamo ascoltato dal Vangelo il grido della folla che decreta la condanna a morte di Gesù: “Crocifiggilo, crocifiggilo”», sono ancora le parole che l’arcivescovo Castellani ha scelto per la propria omelia, sotto lo sguardo del Cristo crocifisso firmato da Fabrizio Galli. Ai cui piedi termina la grande croce disegnata con i fuochi collocati a terra, in uno scenario che si è scelto di illuminare solo delle poche luci di lumini e fiaccole.
«Questo stesso grido risuona oggi nelle strade insanguinate della Siria e dei Paesi in conflitto, ove all’attacco con armi chimiche si risponde cercando la pace con l’attacco missilistico, con l’antica misura “dell’occhio per occhio, dente per dente”». E forti risuonano anche le parole di Castellani, ad un passo dal carro che l’edizione 2017 della manifestazione ha visto sfilare mostrando la pubblico il gran ciuffo giallo del Trump dei fratelli Umberto e Stefano Cinquini. Il grido “Crocifiggilo, crocifiggilo” «di fatto risuona sull’inaccettabile scandalo dei corpi delle vittime innocenti, dei bambini, delle donne e degli uomini sacrificati all’idolo delle ragioni del potere, della dominazione, della sopraffazione», prosegue l’arcivescovo di fronte ai fedeli che hanno voluto non mancare l’appuntamento.
Lo stesso grido - ed era impossibile non toccare il tema al centro del carro vincitore dell’ultima edizione del Carnevale (“Frontiere” di Alessandro Avanzini) - che «si rinnova - sono ancora le parole dell’omelia - ogni volta che assistiamo impauriti al dramma della migrazione dei popoli, finanche condividendo l’innalzamento di muri sempre più alti e lo srotolamento del “filo spinato” che divide nazioni da nazioni, fratelli dai fratelli, chiudendoci nella paura e nella difesa dei confini. Questo stesso grido è decretato man mano che il Mediterraneo inghiotte bambini, donne e adulti che fuggono dalla guerra e dalla fame, e continua a trasformarsi in un grande cimitero invisibile e dimenticato, ma il nostro cuore non si apre, le nostre comunità non fanno spazio».
Di fronte alle maschere di Boruca (il carro di Uberto e Luigi Bonetti) il messaggio che arriva dalla Curia lucchese è netto: «Non abbiate paura, aprite i confini degli Stati, con umiltà è fiducia». Perché si affaccia sullo scenario mondiale «un nuovo filo spinato che mette a rischio la fratellanza dei popoli». E sono le parole della presentazione di “Frontiere”, la costruzione di Avanzini, di fronte alla quale si levano l’invito e la speranza: «Abbattiamo ogni confine...fisico, morale e spirituale».
Stazione dopo stazione, preghiera dopo preghiera, sfilano la crocifissione di Gesù e lo strazio di sua madre, Maria. Portati alla Cittadella «certo non per esorcizzare questo luogo», dirà monsignor Castellani rivolgendo un pensiero alla Versilia tutta, ma per attraversare un pezzo importante della vita e del lavoro di Viareggio.
Viareggio che «ha spalancato le porte della creatività, della propria cultura, della propria tradizione», sono le parole del sindaco Giorgio Del Ghingaro che ha sfilato insieme alla famiglia. «A partire dal tema dell’integrazione, attraversando gli altri temi, gli stessi che abbiamo visto sfilare al Carnevale di quest’anno - continua il primo cittadino- monsignore ha parlato di accoglienza, integrazione, umanità. Tutti temi che non possono non fornirci uno stimolo per migliorare Viareggio».
I ringraziamenti d’obbligo della Curia alle parrocchie, al vicario don Luigi di Santa Rita, alla Fondazione Carnevale ed al Comune, al mondo del volontariato.
Anche se la città fuori dal mondo delle parrocchie e dei fedelissimi non si è certo precipitata alla Cittadella, nonostante vi fosse anche la disponibilità di navette gratuite.

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