Sicurezza
L'arcivescovo: ecco perché ho scelto la Cittadella
Monsignor Italo Castellani spiega com'è nata l'idea della Via Crucis nel cuore del Carnevale di Viareggio
Molti mi hanno chiesto il perché di una scelta, cioè quella di fare la via crucis alla Cittadella del Carnevale di Viareggio. Non ci sono risposte complicate, cariche di dietrologie o “chissà che cosa”, ma volentieri accolgo l’invito de Il Tirreno soprattutto per rivolgere un invito a considerare questo momento come una sosta che viene offerta a tutta la città, un momento di riflessione sul mistero dell’uomo e in particolare sul mistero del dolore che nel Crocifisso trova un segno e una proposta di senso che scaturisce dal “chi è di Dio”, cioè amore!
Senza dubbio la Cittadella è un luogo simbolo di Viareggio e in particolare i carri di quest’anno hanno toccato i temi dell’enciclica Laudato sii di papa Francesco, proponendo una riflessione, per esempio, sull’accoglienza, l’ecologia, la pace...
Una scelta che si inserisce nell’accoglimento dell’insegnamento di papa Francesco di trovare forme per vivere ed essere segno di una “Chiesa in uscita”, una Chiesa che si fa vicinanza e compagnia della storia e degli uomini, non in modo astratto o ideologico ma concreto e vero.
Proprio per questo, un evento come questo, rappresenta un linguaggio chiaro. Nella Chiesa in uscita missionaria non solo si usa un linguaggio semplice, chiaro e diretto che i destinatari sono in grado di comprendere o che hanno bisogno di sentirsi dire ma soprattutto si usa un linguaggio positivo ed attraente perché in grado di offrire speranza, di orientare verso il futuro e di liberare dalla negatività.
Nella Chiesa in uscita la teologia da tavolino che si esaurisce nella disputa accademica o che guarda l’umanità da un castello di vetro deve essere sostituita da una teologia che odora di popolo e di strada in grado di versare olio e vino sulle ferite degli uomini e delle donne di oggi. La misericordia, che non è solo un atteggiamento pastorale ma è la sostanza del Vangelo di Gesù.
Viareggio non è solo la città del Carnevale ma è anche la città che porta ancora il dolore grandissimo della strage della stazione del 2009, un dolore che ha bisogno ancora di essere trasfigurato nell’amore e nella vita.
Proprio la contemplazione della Bellezza Crocifissa, là dove gli uomini lavorano, sperano, gioiscono, vivono vuole essere il contributo a rigenerare relazioni umane, veramente umane, secondo il progetto di Dio, di una comunità umana fatta di sorelle fratelli e di cui i cristiani si fanno carico di esserne i primi testimoni.
L’invito è a ritrovarci stasera per pregare, per conoscere il Volto di Dio che ci viene incontro nel Figlio, che esprime il suo amore per tutti noi tanto da dare la vita. È bello sentirci dire dal Figlio di Dio “ti amo tanto da morire! ”.
(* vescovo di Lucca)
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