Sicurezza
Tra design e riciclo due viareggini conquistano Milano
di Cesare Bonifazi
Valentina Genovali e Diego Bianchini ospiti al Fuorisalone «Le nostre idee nascono dando nuova vita ai vecchi oggetti»
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VIAREGGIO. Il gusto e la tendenza del design italiano che vede in questi giorni la sua vetrina più grande al salone del mobile di Milano passa anche da Viareggio.
I nomi sono quelli di Diego Bianchini e Valentina Genovali che hanno lavorato a un’innovativa serie di lampade da tavolo che fa della propria forma un marchio inconfondibile: «Abbiamo progettato questo punto luce da tavolo che riprende la forma dei vecchi sturalavandini che si trovavano comunemente nelle nostre case — racconta Genovali, curriculum da docente e artista — abbiamo deciso di riprendere quel design classico e comune per costruire la base dell’abat-jour che inizialmente avrà la base in ceramica ma sulla quale stiamo pensando di lavorare con altri materiali. La presentiamo proprio con una lampadina molto allungata, in stile vintage, per ricreare quella forma molto casalinga».
Il progetto è nato proprio in collaborazione con Diego Bianchini, 41 anni, architetto e artista viareggino che recentemente ha esposto a Pietrasanta. Tra i due c’era una conoscenza che durava da anni e la volontà era quella di collaborare, un giorno. E quel giorno è arrivato.
Da una parte c’è dunque Valentina Genovali, 34 anni, viareggina doc: ha cominciato il suo percorso artistico all’aAccademia delle Belle Arti di Carrara dove si è diplomata in pittura e decorazione. Dopo Carrara ha partecipato al celebre premio Celeste e poi un volo in Portogallo, dove ha frequentato un’altra Accademia di Belle Arti. Tornata in Italia, ha collaborato con varie aziende nel campo del restauro e con la Cna di Lucca.
Adesso vive al nord: è finita a Sondrio dove fa la docente nel liceo artistico locale. E si divide tra la Toscana, Lucca per la precisione, dove ancora ha lo studio e l’alta Lombardia.
Dall’altra c’è Diego Bianchini, architetto, artista e ambientalista, che ha recentemente chiuso una personale a Pietrasanta alla Sala delle Grasce. Una mostra “green” sul disastro del 5 marzo 2015 che è riuscita a raccontare la tempesta di vento attraverso i tronchi d’albero secolari abbattuti all’indomani della bufera.
Un sodalizio che li ha portati direttamente al “Fuorisalone”, un evento che si svolge annualmente nella metropoli lombarda in concomitanza con il Salone del Mobile.
Oltre alla linea di lampade avranno spazio anche altre creazioni incentrate ancora di più sul marchio di fabbrica della Genovali: ridare vita ai vecchi oggetti. Una serie di mobili che nascono dalle doghe di botti in rovere: sono tutti materiali recuperati. La parte superiore di queste creazioni si differenziano principalmente per i motivi grafici di varia ispirazione che vengono utilizzati: quadrati, rombi, ispirati al plasticismo del pittore olandese Piet Mondrian e alla pop art di Andy Warhol.
«Sono una serie di mobili tutti uguali, standard — spiega Genovali — che possono essere utilizzati come tavolini o come comodini e giocano molto sulle diversità delle forme e dei colori».
Tutti gli oggetti esposti a Milano avranno il marchio Odd Design: la parola “odd” (in inglese significa strano, disuguale, bizzarro) sta per “Officina del disegno”. La linea di arredamento è nata per creare prodotti in cui l’autorialità, arte e artigianato si fondono, recuperando il vecchio senza restaurarlo, reinventandolo.
«Lo scopo è quello di andare oltre la standardizzazione del prodotto industriale e della grande distribuzione di mobili», così si definisce sul sito ufficiale.
@CesareBm. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
I nomi sono quelli di Diego Bianchini e Valentina Genovali che hanno lavorato a un’innovativa serie di lampade da tavolo che fa della propria forma un marchio inconfondibile: «Abbiamo progettato questo punto luce da tavolo che riprende la forma dei vecchi sturalavandini che si trovavano comunemente nelle nostre case — racconta Genovali, curriculum da docente e artista — abbiamo deciso di riprendere quel design classico e comune per costruire la base dell’abat-jour che inizialmente avrà la base in ceramica ma sulla quale stiamo pensando di lavorare con altri materiali. La presentiamo proprio con una lampadina molto allungata, in stile vintage, per ricreare quella forma molto casalinga».
Il progetto è nato proprio in collaborazione con Diego Bianchini, 41 anni, architetto e artista viareggino che recentemente ha esposto a Pietrasanta. Tra i due c’era una conoscenza che durava da anni e la volontà era quella di collaborare, un giorno. E quel giorno è arrivato.
Da una parte c’è dunque Valentina Genovali, 34 anni, viareggina doc: ha cominciato il suo percorso artistico all’aAccademia delle Belle Arti di Carrara dove si è diplomata in pittura e decorazione. Dopo Carrara ha partecipato al celebre premio Celeste e poi un volo in Portogallo, dove ha frequentato un’altra Accademia di Belle Arti. Tornata in Italia, ha collaborato con varie aziende nel campo del restauro e con la Cna di Lucca.
Adesso vive al nord: è finita a Sondrio dove fa la docente nel liceo artistico locale. E si divide tra la Toscana, Lucca per la precisione, dove ancora ha lo studio e l’alta Lombardia.
Dall’altra c’è Diego Bianchini, architetto, artista e ambientalista, che ha recentemente chiuso una personale a Pietrasanta alla Sala delle Grasce. Una mostra “green” sul disastro del 5 marzo 2015 che è riuscita a raccontare la tempesta di vento attraverso i tronchi d’albero secolari abbattuti all’indomani della bufera.
Un sodalizio che li ha portati direttamente al “Fuorisalone”, un evento che si svolge annualmente nella metropoli lombarda in concomitanza con il Salone del Mobile.
Oltre alla linea di lampade avranno spazio anche altre creazioni incentrate ancora di più sul marchio di fabbrica della Genovali: ridare vita ai vecchi oggetti. Una serie di mobili che nascono dalle doghe di botti in rovere: sono tutti materiali recuperati. La parte superiore di queste creazioni si differenziano principalmente per i motivi grafici di varia ispirazione che vengono utilizzati: quadrati, rombi, ispirati al plasticismo del pittore olandese Piet Mondrian e alla pop art di Andy Warhol.
«Sono una serie di mobili tutti uguali, standard — spiega Genovali — che possono essere utilizzati come tavolini o come comodini e giocano molto sulle diversità delle forme e dei colori».
Tutti gli oggetti esposti a Milano avranno il marchio Odd Design: la parola “odd” (in inglese significa strano, disuguale, bizzarro) sta per “Officina del disegno”. La linea di arredamento è nata per creare prodotti in cui l’autorialità, arte e artigianato si fondono, recuperando il vecchio senza restaurarlo, reinventandolo.
«Lo scopo è quello di andare oltre la standardizzazione del prodotto industriale e della grande distribuzione di mobili», così si definisce sul sito ufficiale.
@CesareBm. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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