Il Tirreno

Versilia

Fidanzati ventenni rapinano per comprare la cocaina

di Melania Carnevali
Fidanzati ventenni rapinano per comprare la cocaina

Hanno confessato di essere gli autori di due colpi ad altrettanti kebab di Viareggio

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VIAREGGIO. Quando l’hanno portata in commissariato è crollata subito. «Sì, è vero siamo stati noi a rapinare quei kebab». Pelle bianca, pulita. Sguardo timido e impaurito: sembra pensare solo a come dirlo alla mamma, a come la prenderà. Ha 19 anni ed è indagata per rapina aggravata e concorso in lesioni. «Le abbiamo fatte perché ci servivano i soldi per comprare la coca», dice agli agenti di polizia di Viareggio. E il commissariato raggela di tristezza.

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Nemmeno ventenni e già nell’ultimo girone dell’inferno. Figli di persone bene, una vita bene, che poi si deve essere sfilacciata da qualche parte nel tragitto. La prima sniffata, la presunzione innocente di sapere cosa sia la droga, di credere che in fondo non ci sia nulla di male. E poi la perdita di un controllo che, da ventenni, in fondo, non hanno mai avuto. A scuola la mattina, ma non sempre: ogni tanto pensano di mollare. A sniffare la sera, nel mondo dannato degli adulti. Lui era già iscritto da tempo al Sert. Lei sarà costretta a farlo adesso.

Sono due le rapine che vengono contestate loro. La prima il 26 marzo scorso. È notte. I due rubano l’auto alla mamma di lui, tolgono la targa posteriore e si dirigono a un kebab nelle viuzze di Varignano. Lei ha una pistola lanciarazzi. Lui una pistola scacciacani caricata con un proiettile a salve. Non vogliono fare male a nessuno, probabilmente non riuscirebbero nemmeno a farlo. Portano un berretto in testa e una t-shirt bianca legata sul volto. Entrano gridando alla rapina.

Il proprietario dell’attività prova a impugnare un coltello. Lui, il giovane, alza la (finta) pistola e gli dice di consegnare l’incasso. La rapina riesce e scappano con 450 euro. Riportano le “armi” dove le avevano trovate, in un capannone di proprietà del padre del ragazzo a Bicchio. E poi chissà dove sono andati a spenderli, quei soldi.
In quattro giorni li avevano già finiti. E ci riprovano. Questa volta sono a piedi. Non possono recuperare le pistole e allora prendono coltelli in casa. Due lame da 32 centimetri l’una. Vanno in via Menini. Lì, c’è un altro kebab. Dentro ci lavorano due pakistani: zio e nipote. Stessi berretti, stessa t-shirt, stesso repertorio. Ma questa volta la rapina va male.

Il ragazzo punta il coltello al collo di uno dei proprietari. Lui però afferra la lama con la mano sinistra, tagliandosi il palmo, e lo disarma. Lei si spaventa e scappa. Corre, corre. Getta il coltello nella darsena e si nasconde sotto un furgone non molto lontano in attesa che tutto finisca. Lui, invece, è ancora dentro il kebab. Cade a terra e viene bloccato. Non ha scampo. Poco dopo viene arrestato. Il giudice di Lucca, Antonia Aracri, il giorno dopo, convaliderà l’arresto e adesso è ai domiciliari.

Per gli agenti del commissariato di Viareggio, guidati da Raffaele Gargiulo, non è stato difficile identificare lei. Sapevano (dalle testimonianze) che era donna, giovane, e che il ragazzo aveva una sola ragazza con cui divideva molto, tutto: lei. L’hanno trovata il giorno e portata in commissariato. Lì ha confessato. Anche lei si trova ai domiciliari in attesa di giudizio. I due sono difesi dagli avvocati Giacomo Ciardelli (lui) e Marc Anthony Gambardella (lei). Sono indagati per rapina aggravata e concorso in lesioni. E la speranza è che, questa, sia solo la parte più bassa dell’inferno e che ora inizino a risalire.
 

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