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Versilia

60 anni di Leon d’Oro «Possiamo vincere tutte le manifestazioni»

di GABRIELE BUFFONI
60 anni di Leon d’Oro «Possiamo vincere tutte le manifestazioni»

di GABRIELE BUFFONI Il suo consiglio direttivo ha spento da nemmeno un mese le 60 candeline, ma in realtà il Leon d’Oro (allora noto con il nome di Contrada di Marzocchino) prese parte già al primo...

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di GABRIELE BUFFONI

Il suo consiglio direttivo ha spento da nemmeno un mese le 60 candeline, ma in realtà il Leon d’Oro (allora noto con il nome di Contrada di Marzocchino) prese parte già al primo Palio dei Micci del 1956. E non solo: per i primi due anni l’intera manifestazione fu addirittura ospitata all’interno del territorio della contrada giallorossa, svolgendosi sul piccolo campo di via delle Catene.

La contrada nacque sotto la guida di Ennio Garfagnini (assistito dal suo vice Gino Bascherini) ma fortemente legata alle famiglie “storiche” che popolavano (e popolano ancora oggi) quel territorio: i Garfagnini, i Menchini, i Bascherini e i Giannelli. I consigli direttivi dell’epoca erano addirittura divisi al loro interno in varie e uguali rappresentanze delle zone della contrada (via Fonda, il Baraglino, via Cafaggio, ...) in modo da non creare disparità durante le riunioni. «La forza della nostra contrada è da sempre l’unione della gente che la popola - spiega Giuseppe Menchini, figlio e fratello di altri due personaggi che hanno fatto la storia della contrada (suo fratello Guido è stato presidente prima di lui mentre il padre, Carlo Menchini, oltre a guidare per anni il Leon d’Oro è stato anche presidente della Pro Loco di Querceta nei primi anni del Palio) - ed è per questo che io sono ormai da più di trent’anni in carica come presidente: mai ci sono state rivalità tra di noi, si è sempre preferita la strada dell’unione alle divisioni interne che, invece, hanno avuto altre contrade».

Una forza che si è manifestata, nel corso degli anni, proprio nelle varie manifestazioni del Palio rendendo il Leon d’Oro una delle contrade più vincenti nella storia: 82 i trofei ufficiali che ad oggi popolano la bacheca giallorossa, tra cui un primato, quello dell’Alabarda d’Oro, conquistato proprio nel 2016. «È un premio che ci siamo conquistati investendo molto e compiendo grandi sacrifici - racconta Menchini - 15 anni fa i nostri abiti finirono bruciati a causa di un incendio in una lavanderia locale, per cui fu un travaglio tornare competitivi. E di questo devo ringraziare le mie leonesse, le donne della contrada».

Se si considerano poi i piazzamenti, la contrada di Marzocchino è risultata - specialmente negli ultimi anni - quasi sempre nelle posizioni di vertice. «Possiamo puntare a tutte le manifestazioni anche quest’anno, dal Torneo di calcio ai Giochi di bandiera, in cui abbiamo Giacomo Tarchi, Alessandro Consigli e Gabriele Marcuccetti che hanno conquistato titoli italiani nelle loro categorie - commenta il numero uno giallorosso - e anche, perché no, al Festival: l’ultima vittoria, nel 2014, coinvolse tutti, anche i rivali delle altre contrade. Fu bellissimo e tenteremo di rivivere quelle emozioni. Un’altra caratteristica della nostra contrada - ammette - è la voglia di vincere sempre, cosa che ci ha creato anche delle rivalità in passato come oggi. Aspetto che ci rende sempre più agguerriti».

Nella storia del Leon d’Oro però ci sono anche delle amarezze: come il caso delle sostanze dopanti sui micci, nel 2013, che portò alla squalifica retroattiva della contrada nell’edizione del 2012 («Per un anti-infiammatorio che proprio nel 2013 entrò a far parte dell’elenco delle sostanze ritenute dopanti senza prescrizione medica» specifica Menchini) o la contrastata staffetta del 2015, anno in cui si scatenò la contestazione sugli atleti Elite e che ha infine portato, quest’anno, all’affiliazione ufficiale alla Fidal. «Ce l’hanno rubata - commenta ancora oggi con rabbia Menchini, ripensando a quell’episodio - ecco perché boicottammo la premiazione costringendo la Pro Loco a portarci la coppa del secondo posto in sede. Al di là di questo però, come presidente mi sono tolto molte soddisfazioni: forse, visto che ho raggiunto i 60 anni di età, presto mi godrò la pensione anche in contrada».

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