Il Tirreno

Versilia

Sotto sequestro la stanza dei due profughi morti

di Donatella Francesconi
Sotto sequestro la stanza dei due profughi morti

I sigilli all’interno dell’agriturismo dopo gli interrogatori dei primi testimoni e dopo che l’autopsia ha ipotizzato una intossicazione da monossido di carbonio

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STAZZEMA. Sigilli alla stanza dell’agriturismo “Le Poiane” di Retignano dove a fine febbraio hanno trovato la morte Maxwel Emiantor, 23 anni, e Olaide Adeniyi, 21 anni, due profughi arrivati in Italia dalla Nigeria. Lo hanno deciso gli inquirenti, determinati a scoprire cosa sia accaduto nella struttura, vista la relazione autoptica che avrebbe ipotizzato un intossicazione da monossido come causa dei decessi. Invece dell’ingestione di una qualche erba per zuppe nigeriane, come ipotizzato nei primissimi momenti successivi alla morte. Da un paio di giorni la camera era di nuovo abitata, ma ieri è stato disposto il sequestro del locale.

Una decisione arrivata dopo che i carabinieri, titolari delle indagini, hanno ascoltato proprio in questi giorni numerose persone per venire a capo dell’accaduto. Decisione necessaria a lasciare campo libero ai tecnici incaricati di passare al setaccio l’agriturismo ed individuare l’eventuale percorso della sostanza tossica fino alla stanza occupata dai due giovani profughi.

Stanza che, tra l’altro, fino all’accoglienza del gruppo di stranieri inviato nella frazione di Stazzema dalla Prefettura non era utilizzata per accogliere gli ospiti che sceglievano “Le Poiane” per un soggiorno vista Apuane. In quanto non dotata di servizio igienico proprio.

In realtà, gli inquirenti non hanno trovato, sul luogo in cui sono morti i due ragazzi, alcuna stufa od altro impianto dal quale possa essere arrivata la fuoriuscita di monossido. Nella struttura - testimoniano i volontari della cooperativa “Odissea” - in realtà vi erano solo un camino ed una stufetta che era utilizzata, però, nella stanza adibita alle lezioni di italiano. Tra gli elementi di indagine anche l’esigenza di capire/verificare se i due stranieri possano aver portato la stufetta in camera per trovare un po’ di conforto dal freddo intenso di quei giorni. E, nel caso così sia andata, chi abbia rimosso la stufa dalla camera, visto che all’arrivo degli inquirenti l’apparecchiatura non era nella camera nella quale i due hanno trascorso la loro ultima notte in vita.

Ieri, intanto, sono stati trasferiti due degli ospiti dell’agriturismo. Molto probabilmente la decisione è stata presa a causa dei sigilli apposti alla camera dove è avvenuta la tragedia. Quando si è presentata l’operatrice della cooperativa “Odissea” il clima si è un po’ “riscaldato” ed uno degli ospiti ha chiesto conto della decisione in merito al trasferimento. La situazione - che non ha visto alcun episodio violento, ma solo una richiesta di spiegazioni da parte degli interessati - ha indotto la rappresentante della cooperativa a richiedere l’intervento dei carabinieri. I militari, una volta arrivati all’agriturismo, non hanno rilevato niente di preoccupante.

Dell’episodio è stata informata comunque la Prefettura di Lucca, che ha la prima e l’ultima parole per quanto riguarda l’accoglienza dei profughi e la loro assegnazione ai centri di accoglienza sul territorio della Provincia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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