Buonomo: «L’asse di penetrazione? Intanto partiamo dal tratto finale»
L’amministratore delegato di Codecasa invita ad accelerare i tempi. «E la strada dal porto alla Variante non può che passare a sud dello stadio»
VIAREGGIO. «L'asse di penetrazione? Cominciamo a progettare e mettere in cantiere fin da subito il terzo lotto. Chi l'ha detto che va necessariamente realizzato prima il tracciato che attraversa l'ex area Fervet. Per il tratto che dovrà collegare la via Indipendenza alla via Pisano sono certo che l'amministrazione comunale da una parte e un imprenditore aperto come Giuseppe Balducci sapranno trovare un accordo. Ma intanto portiamoci avanti realizzando l'ultimo tratto, senza perdere altro tempo. E quell'ultimo tratto non può che essere a sud dello stadio dei Pini». Nel dibattito sulla nuova strada che dovrà collegare il porto di Viareggio alla variante Aurelia, Ennio Buonomo dice la sua. E prova a sparigliare le carte. Con l'intento di dare finalmente una accelerata ad un'opera pubblica che in Darsena aspettano da decenni ma che ogni volta resta inchiodata al palo, l'amministratore delegato dei cantieri Codecasa invita tutti ad affrontare di petto l'argomento. E a ripensare il cronoprogramma della strada. Il cui stato di avanzamento non deve necessariamente ricalcare l'ordine scandito dai lotti in cui sono stati originariamente suddivisi i lavori.
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Allora Buonomo, proviamo a fare chiarezza sulla questione dell'asse: lei propone di partire subito con la progettazione dell'ultimo tratto dell'asse...
«Per una sorta di convenzione, il tratto che dovrà unire la via Salvatori alla via Indipendenza è sempre stato indicato come il terzo lotto. Ma non sta scritto da nessuna parte che, cronologicamente, debba essere anche l'ultimo a venire realizzato. Anzi, il tratto più urgente, quello che serve maggiormente è proprio il terzo. Per questo dico: partiamo subito con la progettazione e con il cantiere dell'ultimo tratto».
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Che, secondo lei, deve passare da dove?
«Per me, ma come per la maggior parte delle persone che vivono o lavorano in Darsena, non c'è che una soluzione logica: la nuova strada deve passare a sud dello stadio dei Pini. Chi sostiene di voler utilizzare la vecchia e insufficiente viabilità che già esiste per l'ingresso e l'uscita dalla Darsena vuol dire che non conosce i problemi del porto e di tutta l'area. Sarà che la mia ottica è quella concreta dell'imprenditore che guarda alla sostanza delle cose, ma non voler realizzare una nuova strada a sud dello stadio vuol dire non voler affrontare il problema. E sarebbe un errore le cui conseguenze ricadrebbero sulla città per decenni. E poi le faccio un esempio che vale più di mille discorsi…»
Dica.
«Io tutti i giorni entro ed esco dalla Darsena per recarmi al cantiere. Ebbene, sa cosa fanno coloro che portano gli studenti per arrivare in orario all'ingresso delle lezioni quando si trovano imbottigliati nel traffico? Utilizzano la strada sterrata che si trova dietro lo stadio e arrivano in un batter d'occhio a destinazione. Quella strada c'è già e c'è sempre stata. E la percorrono ogni giorno centinaia di biciclette e motorini».
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A suo giudizio è arrivato il momento giusto per chiudere questa lunghissima partita?
«Guardi, non lo dico io. A sostenerlo è innanzitutto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che in un suo recente intervento ha detto che a Viareggio manca un modo di entrare in porto e un modo di uscirne. E la strada naturale è quella che passa dietro allo stadio».
Chi è contrario all'asse a sud dello stadio, però, parla di questa nuova strada come di uno scempio ambientale.
«Beh, se sono gli stessi ecologisti che si oppongono al rifacimento della nuova pista ciclabile in Passeggiata perché non sono d'accordo con il colore dell'asfalto, allora credo che ogni risposta sia superflua. Comunque invito queste persone a farsi in bicicletta la via del Balipedio fino a Torre del Lago e a vedere le migliaia di pini morti che ci sono e su cui non ho mai sentito un loro intervento. Detto questo, parlare di scempio ambientale per una nuova strada è voler agitare uno spettro che non esiste. Se il riferimento è agli alberi che andranno tagliati per far posto alla strada, mi risulta che si tratti di poche decine di pini. Credo però che nel progetto complessivo di un'opera come questa non sia un problema prevedere che per ogni albero abbattuto ne vengano ripiantati due o tre nuovi. Inoltre trovo interessante l'idea avanzata di chiudere al traffico il tratto del viale dei Tigli che va dalla via Virgilio al nuovo asse. In questo modo l'area più a nord della Pineta di Levante diventerebbe un vero parco urbano».
Torniamo alla sua proposta iniziale. Lei sostiene di partire con la realizzazione del tratto finale dell'asse. Ma c'è ancora da sciogliere il nodo dell'area Fervet e, dunque, del collegamento fra la rotonda di via Pisano e la via Indipendenza. Come si può risolvere questo nodo?
«Io naturalmente non sono né il sindaco di Viareggio né Giuseppe Balducci, ma sono convinto che si possa trovare un accordo positivo per entrambi. Ho fiducia in una amministrazione comunale che vuole fare come quella che abbiamo oggi e in un imprenditore intelligente come Balducci. Se si siederanno intorno ad un tavolo, sapranno trovare una via d'uscita favorevole ad entrambi».
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