La manifestazione
Una sentenza mette a rischio la riscossione
Per la terza commissione tributi I Care non è a norma di legge
VIAREGGIO. Sentenza choc della terza sezione della Commissione tributaria provinciale, presieduta dal giudice Francesco Terrusi, considerato tra i più preparati in materia, oltre che il magistrato più giovane in Italia a passare alla Cassazione. Autore di sentenze «dal punto di vista mai banale», commentano i più quotati tra i commercialisti lucchesi. Chiamato, in questo caso, ad esprimersi (insieme ai colleghi Mauro Pallini) e Massimo Chimenti ad esprimersi in merito ad un ricorso su un avviso di accertamento relativo ad una cartella Ici 2010. Avviso inviato al contribuente dalla Viareggio Patrimonio in esercizio provvisorio dopo il fallimento decretato nel settembre 2015.
Due i temi toccati dai giudici: quello della legittimità della Patrimonio fallita ad “inseguire” i contribuenti morosi; e quello della scelta dell’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro di passare il servizio di riscossione tributi ad un’altra società interamente pubblica, quella “I Care” nata assorbendo gli oltre trenta dipendenti della fallita Patrimonio. Ed è proprio questo il punto che fa del provvedimento un atto pesante per i bilanci del Comune di Viareggio, immaginando anche che la sentenza possa essere rapidamente oggetto di interesse da parte dell’Autorità nazionale anti corruzione che vigila sui contratti pubblici.
L’articolo 14, comma 6, del Decreto legislativo 175/2016 - ricordano i giudici - fissa come «nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico, titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni non possono gestire medesimi servizi di quella fallita mediante altre società a partecipazione pubblica». Così come è accaduto nel passaggio diretto del servizio di riscossione tributi dalla Patrimonio alla nuova “I Care”. «In sostanza - continua la sentenza - la legge prevede che, in caso di fallimento di una società comunale che gestisce in affidamento diretto un servizio (come la Viareggio Patrimonio), sia il Comune a dover tornare a gestire direttamente il medesimo servizio o ad affidarlo mediante gara a soggetti esterni non partecipati». Così i giudici. Che strappano il primo commento ai consiglieri comunali Massimiliano Baldini (Movimento cittadini), Maria Domenica Pacchini e Alfredo Trinchese (entrambi Lega Nord), i quali hanno scritto alla presidente della commissione di controllo della Patrimonio, Annamaria Pacilio (Cinque stelle): «Siamo a chiederle che provveda agli opportuni approfondimenti, se del caso convocando la stessa commissione ed, in ipotesi, informando tutti gli organi ritenuti competenti ed aventi titolo al controllo degli atti del Comune, non esclusa l'Anac».
Diversa la motivazione con la quale la commissione tributaria dà torto alla Patrimonio, il cui curatore Donato Bellomo annuncia che impugnerà il provvedimento. «Con il permanere della concessione del servizio tributi comunali in capo alla società fallita - scrivono i giudici - si determinerebbe una funzione “contra legem” in quanto primarie funzioni fondamentali proprie del Comune transiterebbero nella sfera decisionale di organi diversi (quelli del fallimento). L’impossibilità per il Comune di esercitare il controllo analogo sulla società fallita, farebbe anche venire meno le condizioni che a suo tempo legittimarono e resero possibile l’affidamento diretto del servizio alla società».
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