Il Tirreno

Versilia

In via di Montramito abusi da abbattere

di Donatella Francesconi
In via di Montramito abusi da abbattere

In 60 chiesero il condono trent’anni fa per le opere sulla Gora

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VIAREGGIO. Novanta giorni per abbattere parti consistenti delle abitazioni di via di Montramito, il cui retro si affaccia sulla Gora di Stiava. Gli atti del Comune iniziano ad arrivare ai residenti interessati e non c’è margine di salvezza se non il ricorso al Tar. È una storia assurda, che risale al dopoguerra. Quando le piccole case lungo la strada di periferia si sono ampliate, un pezzo alla volta, estendendosi sull’affaccio sotto il quale scorre il canale.

Un centinaio i condoni rigettati dagli uffici comunali che hanno così smaltito la mole delle richieste che per decenni hanno gravato sul Comune di Viareggio. Venticinquemila circa, questa la cifra nota da tempo, tra il 1985 (condono edilizio legge 47/1985) ed 1994 (legge 794/1994). Una sessantina di rigetti riguardano proprio le abitazioni sulla Gora.

Siamo alla fine degli anni Ottanta (1986) ed i cittadini presentano le istanze di sanatoria. Cucine, verande, bagni, camerette costruite nel tempo violano la distanza di quattro metri fissata come fascia di rispetto dal corso d’acqua a rischio esondazione. Nel 2000 arriva il parere negativo del Genio Civile di Lucca: niente sanatoria delle opere realizzate perché lì insiste il vincolo di assoluta inedificabilità.

Nel 2003 viene negato il rilascio della concessione edilizia in sanatoria. E sono già trascorsi diciassette anni. Il Comune chiede, già all’epoca, che vengano spostati i volumi non sanabili. Il che significa, di fatto, “ridisegnare” le abitazioni e renderle in certi casi addirittura non abitabili.

Nel 2004 arriva ai proprietari che avevano presentato richiesta di sanatoria 18 anni prima la richiesta - da parte del Comune - di presentazione di un progetto di riqualificazione per lo spostamento delle volumetrie abusive oggetto di istanza di sanatoria. I volumi dovevano essere portati fuori dalla fascia di rispetto indicata dal Consorzio di bonifica. Il Comune avvisava gli interessati che «vista la presenza di vincoli di inedificabilità», la mancata presentazione di quanto richiesto avrebbe comportato il diniego alla sanatoria.

Seguono anni di silenzio. Fino a quando, nel 2007, l’amministrazione comunale approva il Piano di recupero di via di Montramito (delibera 706/2007). Piano che «nasce con l’intento - si legge nella relazione tecnica - di rispondere al tema più generale della qualità. Cercando di risolvere, congiuntamente, il problema abitativo messo in luce da una serie di opere abusive (piccoli ampliamenti, annessi in materiale precario, parziali sopraelevazioni, e altro) denunciate in passato in occasione dei condoni edilizi passati (1985 e 1994) e le inderogabili problematiche legate alle prescrizioni del vincolo idraulico lungo la Gora di Stiava».

Il Piano dava la possibilità di demolire gli abusi rialzando le case fino a sette metri. Veniva stabilito, inoltre, che sarebbe stato condonabile tutto quanto tirato su tra i 4 ed i 10 metri dalla fascia di rispetto idraulico. Mentre da zero a quattro metri, spiegava l’allora assessore Fabrizio Manfredi, i proprietari sarebbero stati chiamati a stipulare un «atto unilaterale d’obbligo». Con impegno a demolire «solo nell’eventualità di un’emergenza idraulica». Una soluzione che sembrava salvare - come si dice - capra e cavoli.

Che cosa ne sia stato del Piano e di quanto prescriveva, però, non è dato saperlo. Perché quando si insedia l’amministrazione del sindaco Giorgio Del Ghingaro, sotto l’albero di Natale del 2015 gli interessati trovano i provvedimenti di diniego parziale relativamente alle istanze di sanatoria. Quelle del 1986, ormai trent’anni dopo.

Nel febbraio del 2016 arrivano le comunicazioni di avvio di procedimento di demolizione delle opere abusive che dà venti giorni per la presentazione di memorie.

Oggi, marzo 2017, si passa alle vie di fatto: i proprietari degli immobili hanno novanta giorni di tempo per mettere mano al ripristino dello stato dei luoghi antecedente agli abusi. Insomma, le case di via di Montramito che non abbiano già sanato le opere fuori norma, tornano più o meno allo stato del dopoguerra. In un momento in cui tra cittadini e mercato immobiliare non corre certo buon sangue.

Chi non si adeguerà a quanto intimato dall’amministrazione comunale andrà incontro a tutte le sanzioni di legge ed è immaginabile che siano già al lavoro gli avvocati per capir se si può salvare qualcosa, in una vicenda di burocrazia lunga decenni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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