Il Tirreno

Versilia

Inchiesta sulle feste in Comune: sette dipendenti indagati per truffa

Melania Carnevali
L'ingresso del Municipio di Seravezza
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L'ingresso del Municipio di Seravezza

Chiuse le indagini a Seravezza sul caso dei lavoratori accusati di fare troppe pause in orario di lavoro. Il sindaco Tarabella: «Sono persone di grande spessore, ma se colpevoli prenderò provvedimenti»

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SERAVEZZA. Avrebbero impiegato l’orario di lavoro per fare cose che non c’entravano con il lavoro. Prendere tanti caffè, ad esempio. Fare pause lunghe. Perdersi troppo in chiacchiere. Per questo la Procura di Lucca ha iscritto nel registro degli indagati sette dipendenti del Comune di Seravezza. L’accusa è truffa. Martedì 21 marzo è stata notificata loro la chiusura delle indagini e adesso hanno venti giorni di tempo per presentare le memorie difensive. Ossia le prove che permetteranno loro di dimostrare la (eventuale) innocenza. Non è detto, quindi, - sia chiaro - che queste indagini portino effettivamente a un processo.

Tutto parte lo scorso anno - alla vigilia delle elezioni amministrative - da un esposto alla Procura di un dipendente comunale, il corvo lo chiameranno poi, che denunciava festini negli uffici pubblici durante l’orario di lavoro. Tè, caffè, pasticcini ogni giorno, almeno per un’ora, diceva lui. Non si tratterebbe di assenteismo: nessuno usciva senza timbrare il cartellino, secondo le accuse del dipendente anonimo. Piuttosto, diceva lui, era come un banchetto della Lepre di Marzo e del Cappellaio Matto in Alice del paese delle meraviglie dove «è sempre l’ora del tè e nell’intervallo non c’è tempo di lavare le tazze», come scriveva Lewis Carroll.

A quel punto hanno iniziato a indagare i carabinieri, le cui indagini si sono chiuse il mese scorso quando alcuni militari dell’Arma si sono presentati in municipio per acquisire documenti. Hanno prima incontrato il primo cittadino, Riccardo Tarabella. Poi si sono diretti negli uffici interessati, che sarebbero due: l’ufficio personale e la ragioneria, al primo piano del palazzo. Sette, appunto, le persone coinvolte, su un totale di settanta dipendenti comunali (di cui undici vigili urbani).

Uno dei primi a prendere le loro difese fu l’ex sindaco di Seravezza, Ettore Neri. «Sono io il mandante dei caffè», disse definendo «imbecille» chi pensava che quelli fossero festini e che lì, in quel Comune, si perdesse tempo.  Anche l’attuale primo cittadino ci rimase di sasso. «Sono grandi lavoratori», disse. E lo ribadisce oggi con la notifica della chiusura delle indagini. «Pensando alle persone coinvolte - dice - posso dire che sono persone di grande spessore umano».

Ma in ogni caso, dice il sindaco, l’ente viene prima di tutto. «Non posso far altro che aspettare. Adesso non è facile entrare nel merito di una vicenda che non ho vissuto - dice -. Però è chiaro che, se andasse avanti, dovrò prendere provvedimenti disciplinari per tutelare il Comune». Chissà se si arriverà a processo, o se tutto finirà come nel banchetto di Lewis Carroll, con Alice che si sveglia e si scopre che era solo l’inconscio che esagerava.

 

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