Attenzione
Tra Forte e Viareggio è lite sui canoni pagati per le spiagge
Marrai del bagno La Pace contro il presidente Fiba Lardinelli «Con il campanilismo ci facciamo soltanto del male»
FORTE DEI MARMI. «Se si continua a tirare acqua, ognuno al proprio mulino (e il frazionamento dei sindacati di settore lo dimostra, ndr) difficilmente arriveremo a capo della vicenda Bolkenstein per le concessioni demaniali». A dirlo con amarezza è un balneare storico del Forte come Sergio Marrai del Bagno La Pace, che più volte, in passato, ha fatto parte delle associazioni di categoria e sindacali anche a livello nazionale.
«Negli ultimi tempi - spiega Marrai - si è dato grande spazio sulla stampa al tema delle concessioni demaniali e, francamente, mi sarei atteso anche un commento o meglio una decisa replica della mia categoria a quanti, nelle loro argomentazioni, tirano in ballo la spiaggia di Forte dei Marmi. Non è la prima volta che il politico di turno si occupa del problema e rispondo anch’io che il canone non lo stabiliscono certo i balneari, ma com’è noto è richiesto dal Demanio in base a tabelle stabilite dallo Stato e non fissate dagli interessati. Inviterei però chi interviene sulla materia ad essere maggiormente informato non solo sulla storia, ma anche sui costi aggiuntivi che riguardano non esclusivamente il canone. E purtroppo devo confessare che non è tanto il ministro Calenda che mi sorprende per le sue considerazioni molto superficiali, ma Vincenzo Lardinelli che in qualità di rappresentante di un sindacato che dovrebbe tutelare la categoria si lascia andare tirando in ballo la spiaggia di Forte dei Marmi a mo’ d’esempio per giustificare la disparità di applicazione del canone tra zona e zona. Non mi pare questo - prosegue Marrai - il modo più corretto di affrontare il problema, perché se è vero che le differenze sono palesi, l'analisi da fare non deve riguardare solo il prestigio che questo paese si è guadagnato da solo rispetto ad altri che per situazioni contingenti non hanno raggiunto lo stesso livello. Certo che il canone non può e non deve essere per tutti uguale, ma i criteri di applicazione non possono riguardare solo il titolo di pregio di una località. Sarebbe certo più logico e corretto, ad esempio, considerare la ricettività delle aziende e la loro potenzialità commerciale sulla base di ciò che consentono loro i piani comunali, perché non tutti hanno la possibilità di costruire sul suolo demaniale piscine, bungalow, centri benessere e spa o scuole di ballo e finanche appartamenti da concedere in affitto e tante altre opportunità. Qui a Forte dei Marmi lo spazio è una prerogativa, il periodo di apertura è limitato, le case sono rigorosamente solo di guardianaggio e non permettono di essere affittate. Le licenze di ristorazione, poi, dopo anni di battaglia sono consentite solo per i clienti dello stabilimento balneare e soltanto nell’ora di apertura dello stabilimento stesso. Queste sono le questioni dibattute da sempre soprattutto con i nostri vicini e non vado oltre. Sicuramente in tutto ciò prevalgono - conclude Sergio Marrai - posizioni campanilistiche, ma mi si lasci affermare che certo non aiutano a risolvere il problema generale e quando a trattare con le istituzioni qualcuno cerca di tirare l’acqua al proprio mulino». (r.f.)
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