Il Tirreno

Versilia

Niente rinnovo, Moretti esce di scena

di Donatella Francesconi
Niente rinnovo, Moretti esce di scena

L’ex amministratore delegato di Fs, condannato per la strage di Viareggio, non è stato confermato alla guida di Finmeccanica

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VIAREGGIO. Da «le Ferrovie non hanno responsabilità» all’ultima dichiarazione, appena qualche giorni fa di fronte alla commissione attività produttive della Camera: «Per quanto riguarda la mia questione di Viraggio, per un’azienda quotata c’è bisogno che l’amministratore delegato sia talmente freddo da non dare indicazioni sbagliate per evitare che vi siano crolli. Si può recitare molto bene». Otto anni di Mauro Moretti, da ieri senza incarichi nelle società pubbliche, dopo che il Governo Gentiloni non lo ha rinnovato nel ruolo di amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica.

Moretti è stato condannato, il 31 gennaio scorso, a sette anni nell’ambito del processo al disastro ferroviario di Viareggio, il 29 giugno 2009, trentadue vittime, i feriti ustionati, la scia di lutti. Nominato Cavaliere del lavoro dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitanonel 2010, quando ancora non si era neppure celebrato il primo anniversario della strage di Viareggio e ricopriva il ruolo di amministratore delegato di Ferrovie, per Moretti si era addirittura pensato, in passato, ad un ministero. Oggi - a quasi due mesi dalla sentenza del Tribunale di Lucca - invece esce si scena, ringraziato «per il lavoro svolto con risultati che sono stati apprezzati dal mercato e dagli investitori».

La reazione dei familiari delle vittime del disastro ferroviario è affidata a Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”: «Si potrebbe dire "meglio tardi che mai" se non fosse che il 29 giugno 2009 trentadue persone sono morte bruciate vive nelle proprie abitazioni. Se questo è un primo passo è lo accogliamo positivamente. Chiediamo che si continui su questa strada: non vorremmo vedere uscire certi personaggi dalla porta e rientrare poi dalla finestra. Tuttavia, un granello di sabbia non cambia quello che è successo dal quel 29 giugno: ricordo le rinomine da indagato e le promozioni da imputato. Ricordiamo inoltre che Moretti è ancora Cavaliere del lavoro e che il condannato Giulio Margarita e ancora in Ansf». Chi ha quella notte incisa nel cuore torna a ribadire: «Chi è stato condannato rinunci alla prescrizione e si faccia giudicare - per tutte le responsabilità accertate già in primo grado da un Tribunale italiano - anche nei prossimi gradi di giudizio».

Tra coloro che sono stati più impegnati al fianco dei familiari delle vittime della strage di Viareggio c’è l’oggi consigliereregionale del Pd, Stefano Baccelli, nel 2009 presidente della Provincia di Lucca, costituita parte civile. «Ogni tanto una buona notizia», è il primo commento. «Finalmente l’irresistibile ascesa di Moretti segna uno stop. Finalmente le istituzioni della Repubblica italiana trovano un punto di coerenza tra di loro. Dopo la nomina a Cavaliere del lavoro voluta da Napolitano, dopo la decisione incomprensibile del Governo Letta di non costituirsi parte civile nel processo sulla strage di Viareggio, finalmente una scelta di buon senso e di decoro civile e politico».

Baccelli conosce il “circo” della politica: «Di Moretti - continua - si dirà che non è stato confermato nonostante i brillanti risultati finanziari conseguiti, prima ai vertici di Rfi ed Fs, poi a quelli di Finmeccanica. Va bene che lo si dica. Perché non ci sono risultati finanziari tali da giustificare la sua manifesta e reiterata carenza di umanità nei confronti dei familiari delle vittime della strage di Viareggio. Voglio pensare che nella scelta del ministro Padoan abbia pesato anche questo. La responsabilità sociale dell'impresa è un principio che va difeso anche nella scelta degli amministratori delle società, tanto più se a partecipazione pubblica. Questa volta è stato fatto».

Luca Lunardini, sindaco di Viareggio nei giorni della strage e nei primi anni subito dopo tira un sospiro di sollievo: «Credo fosse veramente un atto dovuto. Era una questione di opportunità etica/morale».

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