Il Tirreno

Versilia

È MORTO GEOFFREY CAULEY

Addio al coreografo inglese che amava la Versilia

di Melania Carnevali
Addio al coreografo inglese che amava la Versilia

TORRE DEL LAGO. Una vera ballerina o un vero ballerino camminerebbe anche su un filo senza mai far cadere la corona di fiori in testa. Lo diceva sempre alle sue allieve Geoffrey Cauley, il coreografo...

3 MINUTI DI LETTURA





TORRE DEL LAGO. Una vera ballerina o un vero ballerino camminerebbe anche su un filo senza mai far cadere la corona di fiori in testa. Lo diceva sempre alle sue allieve Geoffrey Cauley, il coreografo inglese morto, ieri, all’ospedale San Camillo di Forte dei Marmi all’età di 75 anni. E chissà che non se ne sia andato su un filo con un corona di fiori in testa. Lui che pensava di non essere portato per la danza ,nonostante tutti dicessero proprio il contrario. Un enfant prodige partito a 9 anni dalle Bermuda per andare a frequentare le migliori scuole di danza in Inghilterra e mai più tornato nel Nord Atlantico.

Dai primi anni Duemila viveva a Torre del Lago. Ci era venuto la prima volta negli anni Settanta durante un tour, e se ne innamorò. I chioschetti sgangherati in spiaggia, con la natura incontaminata alle spalle, che tanto contrastavano con il caos delle città in progresso e tanto gli ricordavano la sua terra natale: decise di tornarci, a vivere, una volta in pensione. E così fece, dopo un lungo giro per il mondo. Poco dopo, annoiandosi, decise di riprendere con la danza e andò a insegnare alla Danzarea di Viareggio.

Ma il suo giro parte dalla Royal Balle, la compagnia di danza classica di fama internazionale di Covent Garden (Londra). Ha danzato poi per anni nelle opere al Royal Opera House coi soprani Mario Del Monaco e Joan Sutherland ed è stato ballerino con Nureyev, diventandone poi l’assistente coreografo.

A un certo del suo percorso si è convinto di non essere portato per il palcoscenico. Si è messo dietro le quinte, come coreografo, sfornando opere d’arte di danza.

È stato per anni coreografo alla Scala, al Maggio musicale fiorentino, al Covent Garden, al Madison Square Garden, al teatro dell’opera di Zurigo, ha lavorato poi in Francia, in Argentina e realizzato musical insieme a Raul Julia negli Stati Uniti. Ha lavorato anche la Bbc realizzando spettacoli come lo Schiaccianoci e La tempesta.

Su di lui è stato realizzato anche un documentario “Geoffrey Cauley racconta Geoffrey Cauley” (di Francesco Bertolucci, Giancarlo Garbocci e Tiziano Puritani), dove racconta la sua storia: l a vita e la danza.

Uomo di classe, stile british di quelli però che sanno prendere la vita con leggerezza, farla scorrere per vedere che effetto fa. Al teatro della Scala, anni fa, uscì prima della fine di uno spettacolo di cui era il coreografo. Poco dopo provò a rientrare ma l’addetto non lo riconobbe. Lui non fece storie. Si girò, andò in pizzeria a mangiare e quando i ballerini e il direttore gli chiesero come fosse andata, lui scrollò le spalle e rispose «Non lo so, non mi hanno fatto entrare». Era l’uomo delle sorprese. Come l’ultima. Se ne è andato, in pochi giorni. In punta di piedi, come un danzatore.

(ha collaborato Roy Lepore)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web