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L’INGRESSO

di ADOLFO LIPPI
L’INGRESSO

di ADOLFO LIPPI Ma cosa farne della villa Puccini al Marco Polo? Lì, in quei grandi e bui stanzoni, dove sono state portate via cinque tonnellate di sporcizia, si deve inventare un futuro all'eredità...

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di ADOLFO LIPPI

Ma cosa farne della villa Puccini al Marco Polo? Lì, in quei grandi e bui stanzoni, dove sono state portate via cinque tonnellate di sporcizia, si deve inventare un futuro all'eredità del maestro che vi scrisse l'immortale “Turandot”. Così ieri mattina ben tre sindaci - Tambellini di Lucca, Del Ghingaro di Viareggio, Betti di Bagni di Lucca - si sono ritrovati, su richiamo del Fai (il Fondo per l'ambiente italiano), a calpestare i malmessi pavimenti di saloni, camere, cucine, bagni, cari al mai dimenticato Maestro. E tutti e tre si son detti disponibili a ridar vita a questa casa, che fu l'ultima, di Puccini.

E però cosa farne? Per rimetterla un po' a posto, darvi belletto e infissi, occorrerebbero, a occhio, più di due milioni di euro. E nessuno nei tre comuni li ha. E però anche con tutta la bellezza di un restauro ben fatto, poi necessita un'idea per richiamarvi gente. La villa non è quella di Torre del Lago così zeppa di reperti (dal pianoforte ai fucili da caccia) che ancora fanno struggere sul personaggio; nemmeno è quella di Chiatri, tanto suggestiva di ambiente. Né è la casa natale in Lucca che ha attorno una città storica di mondiale richiamo.

La villa del Marco Polo, che Puccini abitò gli ultimi tre anni della sua intensa vita artistica (e vi compose una delle sue più significanti opere) è messa in uno striminzito parco di querce muffite, davanti ha una piazza disastrata (come tante altre in Viareggio) con alberghi di splendori vecchi e poi a fianco vi è la pineta che un tempo, grazie ad Enrico Pea, risuonò teatralmente di note liriche (vi si fecero grandiose rappresentazioni) ma che, adesso, è pascolo di abusivi, venditori di frutta, spacciatori magrebini. Non ha, quindi, la villa un territorio speciale e rimarchevole. Se fosse messa in vendita ci vorrebbero davvero poco.

Allora, ripetiamo, che farne? Per darvi uno splendore, tipo suoni e luci, altro che due milioni! Vi andrebbero portati dentro costumi di scena, pezzi di scenografie, bozzetti, spartiti e strumenti, e poi con sforzo multimediale schermi dove proiettare le meravigliose pellicole sulla vita di Giacomo (alcune di recente diffuse su Facebook). Di seguito vi si dovrebbero allocare se non spettacoli almeno delle giornate a tema, dei convegni, delle giornate di studio sulle musiche pucciniane. Ciò comporterebbe l'assunzione di personale stabile. E con quali soldi pagarlo, viste le note carenze del comune?

Ora vi è da dire che Fondazione Puccini (quella di Lucca) ha un grande entusiasmo. Il Presidente è il sindaco medesimo di Lucca, Alessandro Tambellini e dunque è lui, cioè la Fondazione, proprietario della villa. Così è davvero opera buona e giusta aver interessato il Fai, intervenuto, giusto ieri mattina, con la sua coordinatrice e capo delegata Maria Talarico. E che può fare il Fai? Intanto ha inserito la villa (opera dell'architetto Vincenzo Pilotti e dell'ingegner Federigo Severini), manufatto eclettico con qualche lieve richiamo neo-gotico, nel giro delle sue note visite guidate al patrimonio artistico. Ed il 25 e 26 marzo prossimi, nelle storiche giornate di primavera, chi lo vorrà potrà accedere a queste sapide mura (voti di ogni cosa) assieme e con gli studenti del Liceo scientifico "Barsanti e Matteucci" e dell'istituto "Carlo Piaggia”), che faranno da ciceroni e da pubblico. Dopo tornerà il silenzio.

Dice e ricorda Tambellini che Enrico Pea incise sulla lapide commemorativa apposta sulla villa un forte richiamo ai viareggini perché custodissero e consacrassero il luogo. Ma lo sanno bene gli amministratori: Viareggio già stenta a mantenere il palazzo delle Muse, stenta a proteggere villa Borbone, nella villa di Torre del Lago carissima al maestro, dice la nipote Simonetta Puccini, che necessitano continui interventi, per non parlare di villa Paolina e dell'inutilizzo della Torre Matilde.

C'è infine da dire che l'enorme eredità Puccini (che guadagnò anche in morte centinaia di milioni e milioni) s'è dispersa. Secondo il “Corriere della Sera” ne avrebbero in buona parte usufruito anche lontani parenti napoletani del maggiordomo della vedova del figlio di Puccini. Figuriamoci.

Mentre Verdi lasciò la sua casa milanese in eredità alla Fondazione dei vecchi musicisti, Puccini (troncato da una lesta fine) non immaginò oltre la vita. Sicché le sue cose devono esser mantenute coi contributi pubblici (o di banche amiche).

Dirò anche che di recente ho visitato a Bruxelles la sede dell'ex clinica dove il maestro tragicamente morì. Sulla facciata esterna dell'edificio vi è una lapide che ricorda l'evento. La lapide è mal scritta, malmessa e ormai logora. Bisognerebbe restaurarla o, meglio, sostituirla con una pietra e un bronzo nuovi. Non si tratta di un costo proibitivo ma di un'affettuosa attenzione. Qualcuno se ne farò carico? Il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, intervenendo ieri ha annunciato poi che su sua iniziativa entro aprile si dovrà svolgere un incontro tra amministratori dai vari comuni per, finalmente, armonizzare tra varie Fondazioni ed enti dispersivi, la promozione di Puccini nel mondo.

Già il senatore lucchese Andrea Marcucci si lamentava mesi fa di queste tante e troppe "cucine" che, in concorrenza di gelosie, cuociono il medesimo "brodo". Sarebbe l'ora di portare Giacomo Puccini al livello (il richiamo ce l'ha già di suo) almeno regionale tra il “Maggio fiorentino”, la stagione di Torre del Lago e i programmi lucchesi. Si eliminerebbero molti sprechi e si rafforzerebbe enormemente l'azione propagandistica.

Visitare la villa del Marco Polo così com'è non ha senso alcuno. Avervi delle idee sopra è arrivato il tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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