Lutto
Via i primi migranti dopo la sommossa di lunedì mattina
Una famiglia che ha contestato il ritiro delle tessere per la spesa lascia il campo d’accoglienza di Lido per tornare a Lucca
LIDO DI CAMAIORE. A meno di ventiquattro ore dalla protesta dei richiedenti asilo nella Misericordia di Lido per le tessere-spesa ritirate, ci sono già le prime conseguenze pratiche del diktat di Aldo Intaschi, presidente della Miselido: l’aut aut imponeva l’accettazione della misura oppure la partenza.
E in effetti una famiglia ha accettato: Yousouf Cisse, 36 anni, e la moglie Naminata Kanate, 27 anni con la figlia piccola Miracle di appena tre mesi hanno lasciato le casette della Misericordia del Lido e verranno ospitati in un’altra struttura di accoglienza a Lucca. Hanno fatto le valige perché quella decisione di togliere le schede per la spesa proprio non gli andava giù. Yousouf ga visto questo provvedimento come un tradimento da parte della Misericordia, una limitazione della sua libertà di scelta, considerando anche che lui con quella tessera non l’aveva usata per comprare ricariche o telefoni.
Il primo ad essere dispiaciuto per questa partenza è proprio Intaschi che dall’episodio è uscito molto deluso: «Abbiamo accolto Yousouf come un figlio - ha detto - e da quando è arrivato ad agosto sembrava essersi molto integrato: ha organizzato delle festicciole al pian terreno nella sala comune, abbiamo tutti gioito quando è nata la piccola Miracle e lui è stato sempre molto entusiasta del progetto di accoglienza ma evidentemente c’è stato qualcosa che ha rotto questo idillio».
E stato proprio Yousouf durante la riunione di lunedì a uscire per primo dalla stanza: «Non posso sentirmi dire queste cose - aveva detto - il regolamento diceva tutt’altro».
Secondo i racconti interni dalla Misericordia la famiglia Cisse aveva maldigerito la condivisione con un’altra famiglia della piccola casetta nel villaggio d’accoglienza e quest’ultimo episodio a scatenato il suo malcontento tanto che Yousouf è stato il “capobanda” della piccola rivolta di lunedì scorso.
«Io capisco il disappunto - ha spiegato Intaschi - queste persone ci hanno raccontato di una vita difficile, di violenze, di guerra e di persecuzioni. È chiaro che arrivati qua ogni cosa che sconvolga il loro equilibrio è importante. Ma le regole sono regole e noi non possiamo tornare indietro».
Il motivo del contendere era proprio il ritiro perpetuo delle tessere spesa che la Misericordia dava agli “ospiti” del villaggio dell’accoglienza come vitto al posto della mensa, è un servizio quindi che l’associazione deve comunque dare per obblighi con la Prefettura. Queste prepagate dal valore di 35 euro settimanali venivano ricaricate e sarebbero servite esclusivamente per l’acquisto di alimenti, ogni altra cosa esclusa.
Il problema è che i richiedenti asilo nei mesi scorsi hanno utilizzato in maniera impropria questo “beneficio” che si va ad aggiungere alla cosiddetta “paghetta” da 17,50 che i migranti possono liberamente spendere al loro piacimento. Con i soldi delle tessere ci venivano comprate ricariche telefoniche, alcolici come birre e spumanti e un migrante particolarmente oculato era riuscito a risparmiare tanto da potersi comprare un pc.
Questo malcostume purtroppo era piuttosto esteso e si era creato un vero traffico di tessere che, non venendo spese, aumentavano il loro credito interno.
La cosa però non è sfuggita al controllo degli scontrini fatto dagli operatori della Misericordia che hanno deciso di tagliare alla radice questo comportamento: da lunedì i migranti dovranno fare la lista della spesa e saranno i volontari ad occuparsi dell’acquisto, sempre tenendo in considerazione i 35 euro a persona settimanali.
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