Attenzione
L’ex sindaco: «Affrontammo un calvario»
L’amministrazione di Leonardo Betti mise mano all’analisi dei conti decidendo di dichiarare il dissesto
VIAREGGIO. Impossibile dimenticare quei mesi, prima dell’arrivo in Municipio della voluminosa relazione frutto del lavoro dell’ispettore del ministero dell’economia Luciano Cimbolini. Il dirigente dei servizi finanziari Salvatore Santoro, l’assessore al bilancio, Lorenzo Bertoli, i revisori dei conti Daniele Limberti (presidente), Claudio Pucci e Salvatore Suriano, con le mani nei conti del Comune governato, all’epoca, dal sindaco Leonardo Betti. Mesi di cifre, di “scoperte” spesso agghiaccianti, di residui (attivi e passivi) spulciati uno ad uno, di relazioni dei dirigenti che non arrivavano, di debito fuori bilancio pronti a saltare fuori dalle pieghe della contabilità come i clown a molla delle scatole a sorpresa. Fino alla relazione del Mef messa sul tavolo del primo cittadino e alla dichiarazione di dissesto (ottobrer 2014) che è costata la testa di sindaco ed amministrazione, ampiamente sollecitati dal Pd regionale alle dimissioni.
«Quando mi sono insediato - ricorda Leonardo Betti - avevo un bilancio di previsioni in attivo. Avrei potuto continuare su quella strada, pensando alla poltrona. Ma in campagna elettorale avevamo dichiarato che avremo fatto pulizia. E quando è arrivato il Mef eravamo già al lavoro». Che non fosse facile è nelle cose: «La cosa più difficile - continua l’ex sindaco - è stato gestire una città dove si era abituati a spendere e spandere. E noi ci trovavamo nelle condizioni di dover dire di no. Eppure siamo riusciti a tenere in vita eventi e manifestazioni culturali a costo zero...». Talmente difficile, ricorda Betti, da ascoltare fino all’ultimo momento «le voci di chi sosteneva che il dissesto non ci fosse. C’era chi voleva addirittura presentare ricorso al Tar. Oggi alla domanda se quel ricorso è stato mai presentato, la risposta è negativa».
Il peso della scelta fatta il giorno in cui il consiglio comunale ha votato il dissesto è ancora tutto “vivo”: «Non era la strada più semplice. È stato un calvario, che abbiamo attraversato senza un sostegno politico ampio». Anzi. Con un Pd che aveva il terrore di scoprire che non del “dissesto degli altri” (il titolo della pubblicazione che all’epoca firmò l’ex sindaco Marco Marcucci) si trattava, ma del dissesto di tutti.
Tornando con la memoria a quei mesi, l’ex sindaco aggiunge: «Ho ancora l’impressione che a quella vicenda sia mancato un pezzo finale. Ed ora quel pezzo lo mette la Procura».
Perché - bene fa Betti a sottolinearlo - «i cittadini vogliono chiarezza ed hanno tutto il diritto di vedere attribuite le responsabilità per quello che è successo. Per un dissesto provocato dai tecnici, ma anche dalla politica».
E tra le tante questioni che all’epoca videro Giunta ed uffici comunali a cercare di fare chiarezza, l’ex sindaco ne porta in evidenza una che ha fatto, in qualche modo, “scuola”: «Ma la vicenda della Marco Polo Invest e dell’acquisto, da parte del Comune, da questa società della porzione di ex circoscrizione Marco Polo, come è terminata? L’Ente fece un preliminare d’acquisto che non poteva fare: l’immobile, oggi, di chi è? E l’ipoteca che lo grava? Che ne è stato?». Domande che si sommano a quelle sulla Scuderia Sabrata, acquistata dall’amministrazione Lunardini per 300.000 euro e ad oggi ancora mai utilizzate per quello a cui si voleva destinare: la “base” per la polizia a cavallo. (d.f.)
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