Il Tirreno

Versilia

Polo Nautico, la Fiom chiama in causa la Regione

di Donatella Francesconi
Polo Nautico, la Fiom chiama in causa la Regione

Il segretario regionale Massimo Braccini: «Leggi e regolamenti sulle concessioni favoriscono non il bene pubblico, ma l’interesse privato. E vanno cambiati»

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. «Negare il diritto di parola, riguardo le concessioni, ad un sindacato che vuole tutelare l'occupazione ed i lavoratori - così come sentenziato dal Tribunale amministrativo per la Toscana - apre un problema politico pesante nei confronti della stessa Regione Toscana riguardo alla legislazione regionale e di regolamento dell'Autorità portuale». Sono le parole di Massimo Braccini, segretario regionale della Fiom Cgil, all’indomani della sentenza del Tar che ha negato a sindacato e lavoratori di Polo Nautico la legittimità a ricorrere contro il subingresso nell’area del consorzio nautico concesso dall’Autorità portuale regionale ad un’impresa del Gruppo Balducci. «La legge regionale – continua Braccini - dovrebbe favorire il primato del governo pubblico, non quello dei privati, e quindi rilasciare concessioni sulla base degli interessi della collettività, dell'occupazione e per favorire lo sviluppo. Noi abbiamo cercato di rimediare agli errori del governo pubblico, Regione Toscana e Comune di Viareggio in primis, perché con il frazionamento della concessione Polo Nautico senza un'idea di prospettiva industriale complessiva si è prodotto un danno in termini di sviluppo, e quindi non si è garantito che l'economia svolga una funzione sociale».

Alla luce delle sentenza – sottolinea il segretario regionale Fiom – «la questione che si pone è quella della legge regionale e della sua modifica. Perché questo apre comunque un problema generale. Il presidente delle Regione mette in evidenza spesso il problema della cosa pubblica, ma nei meandri della legge istitutiva sulla Autorità portuale regionale e nel regolamento dei suoi indirizzi, criteri e direttive per la gestione delle aree demaniali, è evidente che non viene privilegiata la cosa pubblica se al centro non si mettono gli interessi del lavoro, dell'occupazione e delle stesse organizzazioni sindacali che hanno il diritto di intervenire per promuovere lo sviluppo equilibrato dell'economia, la salvaguardia dell'ambiente e l'emancipazione del lavoro. La scelte fatte e le leggi così definite dalla stessa Regione dimostrano che di fatto si rimane prigionieri di interessi privati».

La richiesta della Fiom alla Regione è oggi quella dell’apertura «di un confronto per discutere veramente di come si favorisce lo sviluppo, non è mai troppo tardi, e magari avere il coraggio di rivedere le posizioni e cambiare le regole».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web