Il Tirreno

Versilia

In arrivo 700mila euro per salvare la Lecciona

di Cesare Bonifazi
In arrivo 700mila euro per salvare la Lecciona

Il Comune di Viareggio parteciperà a un bando della Regione

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TORRE DEL LAGO. Potrebbe infine esserci una soluzione per la moria dei pini marittimi alla Lecciona dovuta al parassita chiamato “matsucoccus feytaudi”. È l’Attila della pineta: dove passa lui non crescono più i pini. Ma finalmente arriveranno i soldi necessari per costruire un bosco completamente nuovo con altre specie che sono resistenti a questo killer del bosco.

Il Comune di Viareggio infatti parteciperà a un bando specifico della Regione con un progetto per la ripiantumazione di nuovi esemplari in pineta. Il “concorso” dovrebbe uscire entro la fine di questo mese: il contributo che verrà chiesto da Viareggio per il “Progetto di risanamento ambientale e lotta alle fitopatie” dovrebbe superare i 700mila euro e serviranno all’amministrazione per sostituire le piante morte con pini domestici, lecci e frassini. Tutte specie che possono sopravvivere al marsucoccus. Parte del denaro verrà infatti impiegato per il taglio dei pini seccati e la pulizia dell’area, il mentre il resto verrà utilizzato per le nuove piante. Per il rimboschimento, escluso il costo delle piantine, dovranno essere investiti all’incirca 300mila euro. Il progetto è stato elaborato dal Comune in collaborazione con il Parco Massaciuccoli Migliarino San Rossore. Non si può ancora dare una data certa per l’inizio dei lavori dato che il bando della Regione ancora non è stato pubblicato, tuttavia il progetto è già pronto.

I pini marittimi colpiti da questa malattia sono decine di migliaia, difficile fare una stima ma sicuramente oltre 30mila, disposti su 186 ettari di pineta nella parte più vicina al mare, bosco che ormai non esiste quasi più: completamente distrutta dal parassita. In pericolo però ci sono altri 300 ettari, quelli più interni che stanno morendo.

Il matsucoccus sta uccidendo i pini marittimi da circa dieci anni: è un insetto parassita che viene dal Marocco, ha attraversato il Portogallo e la Spagna ed è risalito nella Francia del sud. In Toscana è arrivato prima nella zona del Grossetano e ha poi risalito la costa arrivando nel Parco: prima ha colpito la zona del Tombolo, poi ha seccato la pineta di San Rossore, fino ad arrivare alla Lecciona. Fino a sette anni fa sembrava infatti che la nostra pineta fosse rimasta immune a questo tipo di piaga e che questa fosse limitata solamente alla zona di competenza del Comune di Pisa.

Negli ultimi anni il Parco ha fatto comunque numerosi interventi per rallentare il processo, ben consapevole che non era possibile arrestare la sua avanzata: sono state messe delle trappole che cercavano di intrappolare il maggior numero di animaletti. Di contro negli anni sono stati anche ripiantati migliaia di lecci sotto i pini che stavano morendo. Un intervento che si chiama “sottopiantagione” che servono ad assicurare la stabilità del bosco in futuro nei confronti di un futuro attacco parassitario. I pini hanno continuato a morire e, assicurano dal Parco, questa massa di legno secco pieno di resina è estremamente pericoloso perché è facilmente infiammabile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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