La manifestazione
Avanzini, è festa senza polemiche
Solo applausi e niente contestazioni per il trionfatore 2017
di Simone Pierotti
VIAREGGIO
Stesso posto (la Cittadella), stesso evento (la cerimonia delle premiazioni dei vincitori), esito diverso. Com'è cambiato il gran galà del Carnevale da un anno a questa parte: tantissime famiglie, parcheggi presi d'assalto e di posti liberi neanche il miraggio. Eppure la formula era la stessa, identica di dodici mesi fa. Con la differenza, stavolta, che la città è appena uscita da un'edizione fortunata, baciata (almeno in parte) dal bel tempo e premiata al botteghino. Quella stessa città che si è lasciata trasportare con maggior coinvolgimento, ai corsi mascherati come ai rioni, rispetto al recente passato. E la partecipazione popolare, lo si capisce bene, è tutto per una manifestazione come il Carnevale.
La scena, manco a dirlo, era soltanto per loro, per i protagonisti indiscussi dei corsi mascherati: i costruttori. Certo, si potrebbe obiettare che ciascuno di loro meriterebbe di poter esternare al microfono del conduttore Daniele Maffei la gioia per la conquista di un premio - sicuramente sarebbero parole più sentite e spontanee della solita tiritera del "tradizione più innovazione" pronunciata dal vicesindaco Valter Alberici che ha avuto elogi per Marialina Marcucci, la "super presidente" della Fondazione Carnevale, annunciando pure grandi novità per l'anno venturo. Però già i battimani tributati da tutto il pubblico presente, incluse le maschere dei numerosi avversari, possono rappresentare una giusta ricompensa.
E così si parte con i riconoscimenti speciali - da segnalare, naturalmente col sorriso, l'errore della grafica del maxischermo che ha fatto ribattezzato il Premio Alfredo Pardini per la scenografia in Premio Alberto Pardini, che oltretutto è un ex componente della squadra corsi - e con l'alternarsi sul palco di Fabrizio Galli, di Luciano Tomei, dei giovani fratelli Alessandro e Paolo Vanni che gareggiano fra le maschere isolate, per l'applauditissimo Luca Bertozzi appena promosso in seconda categoria e per i gemelli Luigi e Uberto Bonetti. Che, oltre al già proclamato premio allegoria intitolato a Silvano Avanzini, si portano a casa pure quello per la miglior coreografia e un ulteriore riconoscimento da parte dell'istituto italiano di cultura di Mosca. Menzione d'onore per Stefano e Umberto Cinquini, e non solo per il premio per la critica e quello, a sorpresa, per il miglior punteggio dell'ultimo biennio o per i complimenti ricevuti in diretta dal giornalista e giurato Alan Friedman: con i loro bomber da college americano, con il cappellino rosso "Make carnival great again" a mo' di sberleffo di Trump e con il loro entusiasmo hanno dimostrato che si può far festa anche senza vittorie.
Si entra via via nel vivo con la chiamata sul palco dei vincitori in ogni categoria. Guardando la cerimonia delle maschere isolate e di quelle gruppo sembra di stare alle Olimpiadi: i primi tre classificati salgono all'unisono e posano per una foto tutti assieme. Vengono invece scanditi uno a uno i premiati dei carri: quando sale il pluricampione della seconda categoria Jacopo Allegrucci dalla sua costruzione dei cannoncini sparano coriandoli e così pure quando è il turno di Alessandro Avanzini. Le polemiche e, purtroppo, pure le offese di certi leoni da tastiera di domenica scorsa sono un lontanissimo ricordo: nessuna contestazione, ma solo applausi convinti. Non solo dai suoi figuranti, che indossano con orgoglio la t-shirt celebrativa con la scritta "Avanziniani", ma anche da tutti i presenti. E la fotografia più bella è l'abbraccio collettivo proprio tra le maschere del carro vincitore e quelle di Lebigre-Roger.
E a proposito di Lebigre: non potevano mancare anche momenti di profonda e partecipata commozione. Era la prima cerimonia senza il geniale costruttore italofrancese, che certamente non avrebbe sfigurato con la sua signorilità in questo clima disteso. E ci ha pensato il figlio Sebastian, salito sul palco con la piccola Sophie nel marsupio, a ricordarlo. Quando gli viene chiesto a chi dedica questo secondo posto, lui parte spedito: «a mia mamma, a mio fratello e a mia sorella». La voce, poi, si fa rotta dall'emozione: «a mio padre» e anche «a Stefano», il trattorista storico dei Lebigre morto proprio all'indomani dell'ultimo corso mascherato. E gli occhi di molti spettatori si fanno d'un tratto lucidi. Sì, nei momenti di allegria come in quelli di commozione la partecipazione nel Carnevale non deve mancare. Mai.
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