Sicurezza
Diecimila euro per l’affitto di una spiaggia
È quanto pagano in media ogni anno gli stabilimenti Il ministro li attacca: «Canoni iniqui». Loro replicano
VIAREGGIO. Quanto costa l’affitto di una spiaggia? A Viareggio, in media, circa 10.000 euro all’anno. La cifra si ottiene sommando quanto versano alle casse dello Stato - tramite il Comune - i 123 stabilimenti balneari sulla costa viareggina per mantenere la loro concessione. Il totale è di un milione e settantamila euro circa all’anno: la media, in realtà, fa 8.700 euro, ma per correttezza bisogna aggiungerci il 25% dell’imposta regionale sul canone. È chiaro che si rischia di incappare nel paradosso del pollo: c’è chi ne mangia due e chi nessuno, ma per la media ne hanno mangiato uno entrambi. La cifra è comunque ridotta: sono poco più di 800 euro al mese, l’affitto mensile di un appartamento in città. E neanche di pregio.
L’attacco del ministro. La questione dei canoni delle spiagge torna d’attualità dopo le parole di fuoco del ministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda. Il ministro vuole un registro per la trasparenza sulle concessioni in mano ai balneari: «Ci sono 25.000 concessioni che pagano complessivamente 104 milioni di euro - ha detto Calenda - Facendo una semplice divisione, il risultato è meno di quanto paga un ambulante per un banchetto 5x3. Cosa c’è di equo in questo?». Calenda rincara la dose sostenendo che non c’è un dato nazionale. In Versilia le cose sembrano un po’ più chiare. Il paragone spiaggia-banchetto dell’ambulante funziona meno: detto dei 10.000 euro per il canone dei balneari, per un posto al mercato l’ambulante ne paga circa 1.000 in dodici mesi. Si può discutere se siano entrambe richieste ragionevoli, ma la differenza è evidente.
Una questione antica. Resta il fatto che alla fine si torna sempre lì. Il canone demaniale è il peccato originale dei balneari: in pochi sanno che ci sono stabilimenti che versano anche 40.000 e a volte 50.000 euro all’anno; tutti sono a conoscenza che molti bagni versano poche migliaia di euro. La sproporzione c’è: la ammette anche Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale del sindacato balneare Fiba Confesercenti (leggi pagina a fianco). «È assurdo - dice - che a Torre del Lago si paghi un terzo o un quarto di Roma Imperiale». Ma i balneari non hanno fatto crociate per tenere i canoni così come sono: nel 2009 sottoscrissero un protocollo d’intesa con l’allora ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla per rivedere gli importi verso l’alto. Quel protocollo finì nel dimenticatoio, assieme all’operato del ministro Brambilla. Ora tutti danno per scontato che nella riforma delle spiagge in arrivo - c’è un disegno di legge del Governo in discussione in Parlamento - oltre all’introduzione delle procedure a evidenza pubblica per l’assegnazione dei litoriali si cambierà anche il sistema di calcolo dei canoni. Ci saranno diverse categorie, sia in base alla dimensione della spiaggia che al pregio della zona. Un bagno ampio e importante di Forte dei Marmi dovrà pagare di più rispetto a un minuscolo stabilimento di Piombino. Ma questa, al momento, è solo un’intenzione.
Martedì incontro a Roma. Si parlerà anche di questo nell’incontro fissato per martedì prossimo a Roma (ore 11) tra il ministro Calenda e i sindacati balneari. Non tutte le sigle sono state accettate al vertice: Assobalneari Confindustria, presieduta da Fabrizio Licordari, non è stata invitata. Il clima è elettrico e anche i sindacati che parteciperanno al faccia a faccia col ministro sono piuttosto nervosi per le ultime uscite di Calenda. «Pensavamo che l’incontro con il ministro Carlo Calenda fissato per il 14 marzo fosse finalizzato a conoscere meglio un mondo di imprese a lui completamente sconosciuto - afferma Riccardo Borgo, presidente del sindacato Sib Confcommercio - Le dichiarazioni confermano questa nostra impressione. Che diventa certezza quando, avventurandosi in una ardita quanto banale divisione (l’entrata totale diviso il numero delle concessioni), sentenzia che ogni concessione paga un’inezia. Spero che il signor ministro sia a conoscenza che il canone è quanto lo Stato ci chiede e che deriva da una legge. Oltre ad essere al corrente che, sempre il canone, costituisce solo una voce tra i costi sostenuti dai balneari (Iva al 22%, doppia di ogni altra impresa turistica italiana, imposte regionali che, in qualche caso, arrivano al raddoppio degli importi, solo per fare qualche esempio). Quello che certamente non sa è che qualche centinaio di imprese oggi sta fallendo in quanto gravate da canoni con valori che, per la loro stessa assurda esosità, non riescono a pagare. È dal 2007 che chiediamo, inutilmente, una perequazione e un riequilibrio. Sulla trasparenza siamo pronti - prosegue Borgo - Ma così come viene presentata dalla dichiarazione del ministro ci sembra più un atto intimidatorio che un elemento di chiarezza. Perché se così fosse, parlando del Codice della Concorrenza, ne avrebbe dovuto fare una iniziativa di carattere generale che riguarda tutti i tipi di concessione. Anche quelle in capo a potentati economici e mediatici o, ad esempio, autostradali e petrolifere che risultano essere di competenza del suo ministero».
Le donne di mare in piazza. Il 15 marzo una delegazione di donne titolari di stabilimenti balneari sarà a Roma per protestare contro il disegno di legge varato di recente dal Governo. Così scrivono le esponenti dell’associazione Donnedamare in una lettera al ministro Calenda: «Il 15 marzo signor ministro, saremo in piazza per combattere il disegno di legge “Ammazzabalneari”, concepito dalla stessa politica che solo un anno fa diceva di volerci aiutare. Ci teniamo a sottolineare che siamo profondamente deluse dal fatto che lei incontrerà solo tre sigle sindacali Sib, Fiba e Oasi che non rispecchiano la volontà espressa dalla base. Lei è ministro di tutti e dovrebbe volere la presenza di tutte le sigle sindacali ai tavoli di concertazione. La manifestazione in piazza Montecitorio - continua la lettera - voluta dalle donne balneari sarà infatti appoggiata da Comitato Salvataggio Imprese e Turismo Italiano, Itb Italia, Donnedamare, Cna Balneatori, Assobalneari e ACO Liguria. Il 15 marzo diremo no all'Europa e all’Italia a due velocità. Da una parte un’Europa che dice a noi donne di ambire ai piani alti dell'imprenditoria e dall’altra quella che, con la complicità del Governo, toglie il lavoro a 60mila donne italiane. Un’Europa a due velocità anche per il trattamento diverso riservato alla Spagna e al Portogallo».
@matteotuccini
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