Il Tirreno

Versilia

Pescatori sul Massaciuccoli «Vogliamo solo lavorare»

di Cesare Bonifazi
Pescatori sul Massaciuccoli «Vogliamo solo lavorare»

I “bracconieri del lago” contestano le ordinanze che vietano la loro attività «Se noi non possiamo pescare, non dovrebbero farlo neanche gli altri»

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MASSAROSA. Non hanno problemi ad autodenunciarsi perché quello che chiedono è solo di tornare a lavorare e poter continuare a fare quello che hanno sempre fatto: pescare nel Massaciuccoli e rivendere il pesce.

Andrea Manfredi si presenta a nome di coloro che sul lago avevano la loro attività di pesca e che da quando la microcistina, l’alga tossica del lago, ha fatto il suo ingresso in acqua non possono più esercitare la propria professione: «Io non ho problemi a dire che sto infrangendo un divieto - racconta - quello che tutti dimenticano è che con la pesca ci mantenevo una famiglia, e come me altre 15 persone».

Da anni infatti sul Massaciuccoli vigono delle ordinanze che vietano la pesca e il consumo di pesce del lago perché ritenuto tossico: l’acqua è contaminata dalla microcistina, un'alga alimentata da azoto e scarichi fognari. Sebbene non abbia effetti collaterali immediati, la microcistina si può accumulare nell’organismo e può essere tossica.

«Ma la criticità dell’alga - precisa Manfredi - è che il suo effetto peggiore lo sprigiona per inalazione e per contatto. Quindi non si capisce il motivo per il quale sia stata data la licenza di pescare ad alcuni e a noi che abbiamo investito e lavorato qui per anni ci viene preclusa la possibilità andare in acqua con le nostre reti. Vogliamo dalle autorità una decisione definitiva: o tutti o nessuno. Perché così è una presa in giro».

Manfredi si riferisce al permesso con cui i pescatori non professionali praticano l’attività sulle acque del lago, senza però portare via nessun animale, proprio quest’ultimi avevano denunciato nei giorni scorsi come alcuni pescatori stessero deliberatamente infrangendo le disposizioni in materia di pesca, posizionando reti in acqua. Erano stati chiamati “bracconieri”.

«Che ci chiamino come vogliono - dice Manfredi - carte alla mano, possiamo dimostrare che non più tardi di due anni fa alcuni pesci che abbiamo fatto analizzare erano perfettamente commestibili. Le ripeteremo presto: con un biologo rifaremo analizzare le acque e gli animali. Dimostreremo che la presenza del materiale tossico si rileva solamente in alcuni periodi dell’anno in corrispondenza della fioritura dell’alga. Per i restanti mesi il pesce è buono e può essere pescato».

Il bracconaggio del pesce, un fenomeno forse poco conosciuto ai più, nei mesi scorsi ha ricevuto un riconoscimento legislativo: la legge chiamata “Collegato Agricolo” prevede infatti le stesse sanzioni amministrative e ora anche le stesse pene sia per la pesca illegale in mare sia per il bracconaggio ittico nelle acque interne.

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