Il Tirreno

Versilia

Ha tentato di uccidere il padre con la mannaia e il coltello

di Melania Carnevali
Ha tentato di uccidere il padre con la mannaia e il coltello

Due le armi che Leonardo Manfredi ha usato per colpire l'anziano genitore. Poi si è costituito ai carabinieri di Viareggio. Ora si trova in carcere

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TORRE DEL LAGO. Quando si è presentato alla caserma dei carabinieri per costituirsi, aveva ancora il coltello sporco di sangue in mano. «Prendete, con questo ho cercato di uccidere mio padre», ha detto ai militari, prima di sedersi e iniziare a raccontare quello che era successo. Quella lama di trenta centimetri è la seconda arma che Leonardo Manfredi, 42 anni, ha utilizzato per cercare di uccidere il padre, Giorgio, di 74 anni. La prima è una mannaia trovata in cucina. «Quella, l’ho lasciata in casa», ha detto.

Il racconto. L’anziano è appena andato a dormire, quando lui entra in camera sua e lo colpisce alla testa una prima volta, poi nel volto una seconda e un’altra ancora. L’anziano riesce ad alzarsi e ad afferrare una sedia per difendersi. La mannaia a quel punto cade. Lui corre in cucina e prende il coltello. Torna e lo colpisce alla pancia di nuovo, arrivando alla pleura. L’uomo continua a difendersi con la sedia e allora lui capisce che ormai non può più ucciderlo e fugge via. Si incammina nel buio di via Dell’Aquila Interno, nella periferia di Torre del Lago, davanti ai vicini che si sono affacciati per le grida, e si dirige al caserma dei carabinieri più vicina. Entra, consegna il coltello e racconta tutto.

Il padre in rianimazione, «Non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza», dice il maggiore dei carabinieri, Massimo Amato, anche se il padre ancora non ha potuto raccontare la sua versione perché sotto sedativi nel reparto di rianimazione all’ospedale Cisanello di Pisa. Dovrebbe essere fuori pericolo, ma avendo il coltello raggiunto la pleura, bisognerà aspettare un altro giorno per capire se l’uomo è fuori pericolo o se ha bisogno di un intervento. Per ora l’accusa a carico del figlio è di tentato omicidio e dopo una notte in caserma è stato trasferito nel carcere di Lucca.

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Le cause. Futili motivi. Lui stesso ha confessato che alla base di tutto c’era solo un rapporto che non andava da tempo, dove i litigi erano all’ordine del giorno. Soprattutto nell’ultimo periodo, da quando Leonardo Manfredi, ex vigilino della Mover ed ex operaio al Pucciniano, era a casa e in cerca di lavoro. A dicembre è morta la mamma (e moglie), la donna che riusciva a tenere le liti sotto controllo. «Ma anche Giorgio è un uomo buonissimo -racconta Cesare Silvestri, un vicino di casa - la mattina si alza all’alba per fare la lavatrice a suo figlio e aspetta lì davanti che finisca, poi va al cimitero dalla sua bimba e aspetta che apra. È un uomo di cuore». A soccorrerlo l’altra notte è stata un’altra vicina, Barbara Giovannoni. Il marito lo aveva sentito urlare dal terrazzo mentre il sangue gocciolava a terra e ha chiamato i soccorsi, mentre lei tamponava le ferite. Poco dopo è arrivata l’ambulanza del 118 che ha trasportato l’uomo al pronto soccorso della Versilia. Da lì è stato trasferito a Pisa. Le ferite, quelle esterne, si chiuderanno e lui, con tutta probabilità, si riprenderà. La ferita dell’anima per essere stato pugnalato dal figlio, invece, non si cicatrizzerà mai.

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