Il Tirreno

Versilia

In Cassazione l’ultimo atto del giallo di Torre del Lago

di Matteo Tuccini
Massimo Remorini
◗
Massimo Remorini

L’11 aprile la Suprema Corte metterà la parola fine sul caso delle due donne sparite. Lo “zio” Massimo Remorini, principale imputato, rischia il carcere definitivo

4 MINUTI DI LETTURA





TORRE DEL LAGO. C’è una storia iniziata nell’estate di sette anni fa e che sta per concludersi. È un giallo a tinte horror. I protagonisti principali sono tre: una donna, il suo ex compagno e la madre di lei. L’ex compagno ha un soprannome familiare, lo “zio”, ma gli è stato dato il ruolo del cattivo. Poi ci sono i comprimari, i personaggi secondari, che girano sempre attorno ai protagonisti. E c’è un testimone chiave. Senza cui questa vicenda, con ogni probabilità, non sarebbe finita dov’è adesso.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.14998047:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.14998047:1652359685/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

Tra un mese, l’11 aprile, la Corte di Cassazione metterà la parola fine sul caso della scomparsa di Velia Claudia Carmazzi, 59 anni, e di sua madre Maddalena Semeraro, 80. Le due donne sono sparite nel nulla tra l’agosto e il settembre del 2010: vivevano, in condizioni inumane, in una roulotte abbandonata su un terreno di via dei Lecci, a Torre del Lago.

[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.14998048:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.14998048:1652359685/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

La zona è bella: lato monte ci sono delle villette e una delle strade più assolate della Versilia; lato mare ci sono i terreni della tenuta Borbone dove si produce un discreto vino. Ma per Velia e Maddalena quello era l’inferno. Un orrore quotidiano, fatto di condizioni igieniche pessime, di un cancello chiuso a chiave dall’esterno, qualcuno giura di scatolette di cibo per gatti come pasto principale. Ci erano finite dopo aver venduto le loro due abitazioni di proprietà: una viareggina in via Machiavelli e un’altra casa in via della Caserma a Torre del Lago. È stato l’ultimo luogo che hanno visto su questo mondo. Nessuno, a distanza di sette anni, crede più che siano vive.

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.12596945:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2015/12/10/news/remorini-condannato-a-trentotto-anni-in-primo-grado-1.12596945]]

Non ci hanno creduto la Corte d’Assise di Lucca e la Corte di Assise d’Appello di Firenze, che hanno condannato il sessantenne commerciante viareggino Massimo Remorini, lo “zio”, a 38 anni di carcere. Lo hanno ritenuto responsabile dell’omicidio di Maddalena, mentre la morte di Velia sarebbe stato una specie di incidente di percorso. Remorini - hanno detto i giudici - si è approfittato delle due donne e del loro patrimonio. Ha svuotato i loro conti correnti, convincendole inoltre a vendere le loro case per una cifra complessiva di poco inferiore ai 300.000 euro. Anche se le compravendite sono state ritenute legittime dal tribunale di Lucca in un processo parallelo. Per i giudici, insomma, Remorini ha ridotto Velia e Maddelena sul lastrico e ne ha provocato, in un modo o nell’altro, la misera fine. Poi si è disfatto dei loro corpi, facendoli a pezzi e bruciandoli in un bidone. Dopo la lettura della sentenza d’appello, nel gennaio del 2016, Remorini è stato arrestato in aula. È tutt’ora recluso nel carcere di Sollicciano a Firenze. Il suo avvocato, Massimo Landi, si è rivolto alla Cassazione: la Suprema Corte, come detto, si pronuncerà tra un mese.

Pensare che tutto era nato da una denuncia di scomparsa ai carabinieri di Torre del Lago. Una denuncia tardiva. Molti giorni prima, siamo ad agosto del 2010, il figlio di Velia David Paolini trova sua madre sdraiata nella roulotte, con gli occhi sbarrati e un colorito giallastro. Probabilmente è già morta. David, invece di chiamare il 118, si rivolge allo “zio” Remorini: lui lo chiama così anche se è l’ex compagno della madre. Remorini - secondo quanto racconta David - gli dice di non preoccuparsi, e che la farà ricoverare in una struttura. A settembre scompare anche la nonna: anche in questo caso Remorini - dice Paolini - spiega che è tutto a posto: sarebbe venuta a prenderla la figlia, che l’avrebbe portata a Milano per trasferirsi là.

A fine settembre i carabinieri parlano prima con una conoscente, e poi con David, scoprendo che le due donne sono scomparse. A quel punto viene presentata la denuncia dallo stesso Paolini. Ma la vicenda resta nascosta fino alla fine di novembre. Quando la notizia trapela e diventa pubblica. Il giallo rimbalza dalle colonne dei quotidiani e finisce su “Chi l’ha visto?”. Tingendosi di horror. Quando i carabinieri vanno a scavare nel terreno di via dei Lecci, ci trovano di tutto: rifiuti pericolosi e carcasse di animali morti. Sotto inchiesta finiscono Remorini e Maria Casentini, la badante di Maddalena e compagna dello “zio”: entrambi vengono arrestati e poi rinviati a giudizio. L’accusatore principale dei due è l’ex amico Francesco Tureddi detto “Cecchino”: lui dice di aver visto Remorini disfarsi dei corpi. Due tribunali gli hanno creduto: ora tocca al terzo.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web