Sicurezza
Muore a 46 anni mentre fa colazione al bar
Stefano Bonuccelli, ucciso da un malore al caffè Biagi, era un volontario della Misericordia e un trattorista del Carnevale di Viareggio
CAMAIORE. Sembra quasi fatto apposta, come se un Tanato avesse aspettato giusto il tempo di fargli parcheggiare il carro nell’hangar per poi portarselo via. E proprio nel momento in cui, con lui, c’erano i colleghi della Misericordia, quelli con cui ogni mercoledì sera partiva a bordo dell’ambulanza per andare a salvare vite. Questa volta era lui stesso da salvare, ma non ce l’ha fatta. Stefano Bonuccelli è morto ieri mattina (6 marzo)all’interno del caffè Biagi di Capezzano, mentre stava facendo colazione. Sono stati i colleghi della Misericordia, a vederlo svenire. Si sono tuffati su di lui e hanno provato a rianimarlo. Le mani incrociate sul suo petto grosso, i colpetti, la chiamata per acchiappare la sua anima che si stava già ritirando nel buio: «Dai, Ste non andare». Non andare, quella frase che lui stesso ha sentito urlare più e più volte. Ma con lui non ha funzionato.
Stefano Bonuccelli era un volontario della Misericordia di Capezzano. Si era “arruolato” nelle tute gialle e blu dell’associazione quando ancora era minorenne. Di anni, adesso, ne aveva 46. Guidava l’ambulanza nel turno di mercoledì sera. «Non ne saltava uno da trent’anni», raccontano gli altri volontari. Sentirsi utile per l’umanità era qualcosa che lo faceva sentire vivo, come una linfa che circola nel sangue.
Stefano era anche un trattorista del Carnevale. E non uno qualunque. Da una decina anni trascinava i carri di Gilbert Lebigre, il costruttore italo-francese scomparso il 30 giugno scorso. Anche quest’anno il carro Lebigre ha sfilato senza Gilbert. Anzi, è stato il primo a fare il suo ingresso sul lato monte di piazza Mazzini (proprio in onore a Gilbert) e lui, Stefano, era lì in testa ad aprire le danze di questa edizione del Carnevale. Tutti e quattro i corsi con il sorriso e il suo trattore. Fino all’ultimo corso di domenica, quando con il suo trattore ha sfidato il vento e il brutto tempo portando il carro, Burocrazy, sul podio, al secondo posto. «Era come uno di famiglia, era il nostro trattorista, una persona buonissima», lo ricorda Elodie Lebigre, figlia di Gilbert. «Lo abbiamo visto ieri con il sorriso, non ci crediamo ancora».
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Stefano era anche un ottimo pizzaiolo. «La cucinava sempre anche per gli amici», racconta un collega.
Lascia la compagna Cristina Trombetta con cui aveva tanto ancora da fare. E la figlia, Aurora, di appena 13 anni. La amava talmente tanto da tatuarsela sulla pelle, bimba. Lo chiamavano tutti Fragolone. Lo stesso soprannome del padre, Enzo, operaio del Comune di Camaiore. «Ciao gigante buono», gli scrivono tutti adesso sulla sua bacheca Facebook. Chissà quali carri trasporterà adesso.
I funerali si terranno domani (8 marzo) alle 15 nella chiesa di Capezzano.
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