Il Tirreno

Versilia

Marialina: «E ora il bando Troppi dieci carri grandi»

di CLAUDIO VECOLI
Marialina: «E ora il bando Troppi dieci carri grandi»

La numero uno della Fondazione con lo sguardo già rivolto all’edizione 2018 «Avanzamenti e retrocessioni sono un punto fermo dal quale partire»

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di CLAUDIO VECOLI

Nell’immaginario collettivo dei viareggini, ormai è la Marialina che balla. Colpa (o merito?) del tormentone Viareggini’s Karma - fortunatissima parodia del brano vincitore di Sanremo scritta da Luca Bonuccelli e diventata la colonna sonora del Carnevale 2017 - che in un passaggio chiave recita, appunto, «e Marialina balla». La Marialina in questione è ovviamente Marialina Marcucci, la prima presidente donna della Fondazione (ci piace ricordarlo alla vigilia dell’8 marzo). Che da quando è stata chiamata al capezzale del Carnevale si è lasciata trasportare dall’entusiasmo come forse neppure lei si sarebbe sognata. Probabilmente nei dieci mesi del suo regno i grattacapi sono stati più dei momenti di divertimento. Ma ora che l’edizione 2017 si è chiusa con un bilancio (non solo economico) più che positivo, si gode un risultato per niente scontato. Ma guarda già al futuro. E lancia segnali importanti.

Presidente, partiamo dai verdetti. La trovano d'accordo? Qual era il suo carro preferito?

«Sul lavoro delle giurie non entro nel merito. Per me questo era il primo anno alla guida del Carnevale ed ho avuto modo di conoscere da vicino i carristi che sono artisti e persone straordinari. L'ho detto poco prima della lettura dei verdetti e lo ripeto oggi: fosse dipeso da me, avrebbero vinto tutti. Però, invece di parlare di chi ha vinto, vorrei soffermarmi su chi è retrocesso: sono molto dispiaciuta per loro, perché ciascuno aveva storie e caratteristiche importanti per il nostro Carnevale. Ecco, in questo momento il mio pensiero va soprattutto a loro».

Senza entrare nel merito, ma ritiene che le giurie come sono pensate oggi siano le migliori possibili?

«Io stessa ho curato personalmente i briefing con i giurati e ho fatto in modo che fossero fortemente motivati e responsabilizzati. Forse, per il futuro, dovremo dare loro dei criteri di valutazione più stringenti. Per questo, passate le polemiche di questi giorni, vorrei riunire intorno ad un tavolo tutti i costruttori e consultarmi con loro anche su questo. Mi chiedo ad esempio se sia opportuno inserire in giuria degli specialisti come ad esempio degli ex carristi. Sarà sicuramente uno dei temi del prossimo bando di concorso da trattare nei prossimi mesi».

A proposito del bando: concluso il biennio, adesso c'è da scriverne uno nuovo.

«Certamente. E dovremo farlo in tempi sufficientemente rapidi. Apriremo una fase di ascolto con tutti i costruttori per capire cosa ha funzionato e cosa no del precedente bando. Poi cominceremo a ragionare sui contenuti e sui dettagli. Sarà un lavoro di squadra di tutto il consiglio di amministrazione».

Proviamo ad anticipare qualche contenuto. Intanto sarà confermato il meccanismo delle promozioni e delle retrocessioni?

«Direi che questo è uno dei punti fermi dai quali partire. Avanzamento e retrocessioni non sono in discussione. Con l'ultimo bando si è innescato un meccanismo virtuoso di ricambio che vogliamo assolutamente mantenere».

E il bando avrà durata biennale come il precedente?

«Ne dobbiamo ancora parlare, ma personalmente mi sembra che il meccanismo delle promozioni su base biennale sia ben calibrato perché permette a ciascun concorrente di poter rimediare ad una edizione non felice e al tempo stesso non blocca per troppo tempo il ricambio».

Tasto dolente: il numero delle costruzioni. Quanti saranno nel 2018 i carri grandi in concorso? E, visto che l'argomento è strettamente collegato, che ne sarà del caso Politi-Borri?

«Partiamo da quest'ultimo caso. Purtroppo non c'è ancora una definizione perché la questione è in mano agli avvocati. Credo che arriveremo ad una soluzione entro la fine del mese. Quanto al numero delle costruzioni, io credo che dieci carri grandi siano troppi e quattro carri piccoli siano pochi. Potremmo arrivare a nove e cinque? Non lo so ancora. Vedremo. Probabilmente sono troppe anche quindici maschere isolate. Non escluderei un test di ingresso per chi vuol entrare nel mondo della cartapesta».

Altro argomento caldo: l'utilizzo dei materiali alternativi alla cartapesta.

«Anche di questo dovremo discuterne approfonditamente. In linea generale c'è un orientamento a preservare l'utilizzo della cartapesta, ma accompagnato anche ad una apertura verso l'innovazione».

Guardiamo al prossimo anno. Avete già annunciato le date del Carnevale 2018. E non sono date, per così dire, convenzionali: tre notturne, due sabati fra cui l'apertura. Avete lanciato un messaggio chiaro.

«Il messaggio vero che abbiamo voluto dare è quello di un Carnevale che ascolta la città. Il raddoppio del sabato e i tre corsi in notturna sono una richiesta che ci è arrivata da più parti, soprattutto da quelle forze economiche con cui vogliamo lavorare sempre più in sinergia. L'esperimento del sabato in notturna, quest'anno, direi che ha dato risultati più che positivi. Ma occorre tener presente che i record di incassi li registriamo ancora la domenica e dunque sarebbe stato un errore pensare a corsi mascherati soltanto di sabato. Speriamo di aver trovato il giusto equilibrio. Sperando, come sempre, che il tempo non ci metta lo zampino. Annunciando le date del 2018 nel momento in cui si chiudeva il Carnevale 2017 abbiamo anche voluto dire all'imprenditoria che da domani possiamo lavorare a pacchetti turistici costruiti intorno al Carnevale di Viareggio ma che includano anche altre importanti realtà versiliesi. L'ideale sarebbe pensare ad offerte mirate che, a fianco del corso mascherato, prevedano la visita ad una mostra d'arte a Pietrasanta o ad un veglione in un locale della Versilia by night e che attraggano i turisti per un intero weekend. Dobbiamo inoltre guardare anche al turismo straniero, al momento ancora troppo marginale, pensando a soggiorni anche di una settimana».

Uno dei talloni d'Achille dell'edizione 2017 è stata la nuova biglietteria. Code, problemi, ritardi hanno creato disagi a non finire. Come pensate di risolverli?

«Devo dire che avevamo messo nel conto che la scelta di esternalizzare i servizi di biglietteria avrebbe comportato dei punti di debolezza. Sono però convinta che la strada intrapresa sia quella giusta anche se per il futuro dovremo pensare a degli aggiustamenti. Per esempio, senza eliminare gli altri varchi, stiamo pensando di potenziare l'ingresso lato molo e farlo diventare l'accesso principale al circuito con gran parte delle biglietterie dislocate lì. Inoltre vogliamo potenziare la cartellonistica che indica le casse. Ma il vero sforzo dovremo farlo nel puntare sempre di più sulla vendita online dei biglietti. Dal canto loro, credo che anche la Best Union, che è l'azienda leader del mercato per la gestione dei servizi di biglietteria, abbia capito le problematiche specifiche di una manifestazione come il Carnevale e che dunque saprà suggerirci lei per prima eventuali accorgimenti per l'edizione 2018».

Parliamo di conti. Le previsioni di incasso sono state abbondantemente superate. E con i 135mila euro dell'ultimo corso si è arrivati ad un incasso complessivo di 2 milione e 150mila euro. Quasi 450mila euro in più del preventivato. Non male.

«Sì, non male, ma potevamo fare ancora meglio se non ci fosse stato l'annullamento del corso del martedì grasso. E non lo dico perché si era innescata una sorta di corsa a stabilire il nuovo record assoluto che non mi ha appassionato per nulla. Lo dico perché una maggior solidità economica ci permette di lavorare con più tranquillità».

Per Marialina Marcucci questo è stato il primo Carnevale di Viareggio. Che voto si dà?

«Un voto? Beh, diciamo 6,5. Sei perché ho cercato di sopperire con il cuore all'inevitabile inesperienza che mi sono portata dietro in questo primo anno. Il mezzo punto in più è di incoraggiamento, per l'entusiasmo che ci ho messo».

Una cosa che, tornando indietro, rifarebbe e una che invece non rifarebbe più?

«Le cose che rifarei sono due: l'annullamento del primo corso mascherato del 5 febbraio sulla base delle previsioni meteo di cui eravamo in possesso e l'aver chiesto ai costruttori di aprire gli hangar e fare comunque festa quando il corso non si è fatto. La cosa che invece non rifarei? Il non aver approfondito sufficientemente le ragioni e le problematiche delle maschere isolate».

Chiudiamo con una battuta: ora è pronta a fare il sindaco di Viareggio?

«Non ci penso nemmeno».

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