Il Tirreno

Versilia

Contestati i vincitori «Ma un è che i giurati erino lucchesi?»

Contestati i vincitori «Ma un è che i giurati erino lucchesi?»

Sui social fioccano critiche e battutacce contro i verdetti Vannucci: «Emozionare con le tragedie è facile...»

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VIAREGGIO. Due istantanee del carro di Alessandro Avanzini e della maschera isolata di Silvano Bianchi, rese ancor più tetre dall'uso esclusivo del bianco e nero, e la trascrizione del celebre motto che accompagna l'alzabandiera della Burlamacca («Bando alla tristezza, evviva l'allegria») con un rosso scuro, quasi spento. È una delle tante immagini che circolano su Facebook all’indomani della fine del Carnevale e che alimentano le polemiche - ma uno che metta d'accordo tutti è sempre stato merce rara... - sulla vittoria, nelle rispettive categorie, di due costruzioni definite “angoscianti”, “tristi” e perciò “poco carnevalesche”.

Il trionfo di Avanzini mai come stavolta ha spaccato in due il popolo del Carnevale: c'è chi ne osanna la straordinaria sensibilità o la genialità d'aver affrontato un tema drammatico e di stretta attualità, e chi invece si sofferma sulla palese assenza di movimenti o sulle dimensioni contenute della struttura. Il campione uscente Fabrizio Galli, che per un curioso scherzo di Carnevale ha invertito la propria posizione con il settimo posto di Avanzini di un anno fa, condivide invece sui social il primo piano di un suo mascherone: è quello di “Galateo carnevalesco”, costruzione indirizzata alle giurie che nel 2002 affossarono il carro di Papa Wojtyla con gesti dell'ombrello e citazioni di Sordi (“Te c'hanno mai mannato a quer paese...”). L'umore pare lo stesso di tanti anni fa: “Tranquilli...un carro così non è nei miei pensieri”, scrive lui aggiungendo l'emoticon che strizza l'occhiolino. Uno stato d'animo che trova conferma nei commenti a caldo sulla vittoria di Avanzini: «Aveva il soggetto migliore, la coreografia era di grande impatto emotivo e ha saputo comunicare con estrema sintesi il suo messaggio: non si può dire che avesse tanti punti a favore», sono state le sue parole. «Una cosa è certa: io non seguirò alcuna moda, ma andrò avanti per la mia strada».

A Roberto Vannucci è andata meglio con il terzo posto, anche se qualcuno pronosticava di vederlo ancora più in alto: il costruttore figlio d’arte ha scritto sul proprio profilo Facebook «Emozionare e fare piangere con le tragedie è facile, emozionare e fare stupire e sorridere con la spettacolarità di un movimento è più difficile e noi di Chinatown Street lo abbiamo fatto», specificando allo stesso tempo che «non contesto assolutamente il verdetto, è un dato di fatto: anche le trasmissioni televisive ed i giornali purtroppo vivono sulle tragedie».

Vito Mastromarino, fratello dell'ex mascheratista Antonio che ora lavora nell'hangar della famiglia Lebigre, osserva: «L’unica raccomandazione da fare alla Fondazione è di scegliere con molta accuratezza i giurati. Sembrerà strano ma più ci si rivolgerà ad artisti, architetti, scenografi più sarà facile che vinca un carro artistico e meno carnevalesco. Se invece si usano solo giurie 'popolari' avremo un livellamento verso il basso e saranno penalizzate le opere più innovative».

Ma è sul gruppo Facebook “Votiamo i carri” che i carnevalari più disparati si scatenano: non appena vengono svelati i voti assegnati alle varie costruzioni in gara qualcuno si domanda in vernacolo viareggino «Ma un è che i giurati erino lucchesi?», a cui arriva la replica «No, erano membri della famiglia Addams» insistendo così sul tormentone del carro funereo e poco allegro. E mentre c'è chi grida allo scandalo andando a ripescare un'altra discussa vittoria di Avanzini, quella di tre anni fa con il ragno cyborg de La rete, una coreografa del carro di Vannucci scrive «Mi spiegate il senso degli insulti al vincitore?», invitando così a non mancare di rispetto al nuovo campione in carica della prima categoria. Seguono, poi, decine e decine di commenti in cui gli avanziniani e i suoi detrattori si accapigliano: fortuna che a stemperare gli animi ci pensa una maschera dei Bonetti che, postando alcuni video registrati domenica sera, aggiunge: «Nonostante il verdetto noi festeggiamo ugualmente...». Ma sì: dopo tutto, è (era) Carnevale.

Simone Pierotti

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