Il Tirreno

Versilia

L’Italia decadente viene promossa

di Simone Pierotti

“Un amore così grande” di Allegrucci, vincitore annunciato Dal prossimo anno gareggerà nella prima categoria

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VIAREGGIO. Il rituale è il solito di sempre: il verdetto spifferato prima di esser divulgato da piazza Mazzini, il dj Emanuel Mancina pronto a lanciare “We are the champions” a manetta non appena gli altoparlanti confermano che è tutto vero, lo striscione celebrativo srotolato dalle maestranze, il profluvio di gocce di spumante che si confonde con le lacrime di gioia. Nulla di nuovo per Jacopo Allegrucci: nell’ultimo quinquennio è stato lui il signore indiscusso dei carri piccoli con cinque vittorie di fila.

Ma ieri sera ha festeggiato quella risolutiva, perché il meccanismo delle promozioni è arrivato a compimento: addio seconda categoria, ora lo aspetta la Serie A del Carnevale. E a incoronarlo campione è la figlioletta Bianca che si toglie il diadema del suo costume da regina per cingergli il capo.

Un amore così grande, giusto per citare il titolo della sua ultima fatica, per la cartapesta lo portò appena ventenne a presentare la sua prima maschera isolata: era l’autunno 1997, due decenni fa precisi.

E l’abbraccio con un amico in particolare, una delle maschere vestite con parrucca da nobildonna e gonna rosa, glielo ricorda: «Si chiama Jacopo e mi segue fin dagli esordi - racconta un Allegrucci visibilmente sollevato e raggiante - la domenica mattina veniva con l’ape a prendere la mia maschera isolata nell’hangar del Cavac in via Marco Polo. Lui e Luca ci sono sempre stati: è bello salire ora in prima categoria con loro ancora al mio fianco».

A proposito: sarà scaramanzia o la pura verità, ma Allegrucci non ha ancora pronto il bozzetto per il suo primo carro grande. «Onestamente no, non mi è ancora venuto in mente nulla. Di sicuro lo farò vedere a mio figlio Francesco: se gli confido un segreto lui lo sa tenere».

La sua affascinante signora Italia ha ammaliato fin da subito pubblico e giuria con l’accavallamento delle cosce, tanto che qualcuno l’avrebbe vista benissimo davanti a tutti pure fra i carri grandi. E poi la satira politica, la struttura che trabocca di mascheroni, la ricchezza dei movimenti, la rifinitura dei dettagli: sì, la vittoria e il passaggio di categoria sono meritati.

«Dal primo corso in poi si sono complimentati con me tanti carristi e mascheratisti e sapevamo di aver fatto un bel lavoro: ma fino a quando non lo senti dire all’altoparlante che hai vinto».

L’ennesima dedica, stavolta, è per papà Vittoriano e per i suoi aiutanti «Gabriele, Andrea, Michelangelo e tutto il resto: siamo un gruppo davvero affiatato». Che da settembre sarà chiamato alla sfida più affascinante. Perché è tutto da scoprire questo Allegrucci con le sue opere nel solco della tradizione carnevalesca catapultato in una categoria dove le coreografie sono diventate elemento imprescindibile per la valutazione di un carro.

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