Il Tirreno

Versilia

Avanzini: vinco con le emozioni

di Matteo Tuccini
Avanzini: vinco con le emozioni

Nono successo: «Ai ragazzi avevo detto di aver fiducia» E a chi lo critica: «A me basta commuovere il pubblico»

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VIAREGGIO. Quando vince fa sempre discutere. Il problema, per gli altri, è che succede spesso. Con “Frontiere” Alessandro Avanzini conquista il suo nono successo: il paragone con la Juventus, fatto più volte negli ultimi anni, calza oggi come non mai. Qualsiasi sia il punto di vista: che lo si ami o che lo si accusi di vincere anche quando non lo merita. Lui, però, non si scompone. «So che in tanti non mi apprezzano - dice in mezzo al trionfo - Ma io porto i miei sentimenti davanti al pubblico. E se il pubblico si commuove, a me basta. Le critiche sui social? Io non ci sono nemmeno sui social».

È il destino di Avanzini: vincere e dividere. Anche se a Viareggio è difficile non discutere e soprattutto non dividersi su qualcosa; anche se è impossibile mettere d’accordo tutti con un verdetto. Figuriamoci se si parla di Carnevale.

Il tema del carro classificatosi primo era azzeccato e non poteva passare inosservato. L’immigrazione è tema d’attualità che riempie tutti i giorni gli occhi delle persone. Su tv, Internet, social network. Non si poteva pensare che l’urlo disperato di quella maschera sfregiata dal filo spinato sarebbe passato senza lasciare traccia. La paura di rivivere giorni terribili tocca il cuore di tutti. Ma Avanzini rivendica la scelta come frutto di un percorso “suo”. Già nel 2009 aveva affrontato il problema dei migranti, con un carro dominato da un barcone simbolico. «Sì, è un argomento che sento mio - dice - Ed è sconfortante notare come dal 2009 al 2017 l’emergenza non è affatto passata, tutt’altro. Quest’anno - spiega il carrista vincitore - ho cercato di ritrovare le mie corde, di raccontare dei sentimenti. Ma soprattutto avevo voglia di raccontare chi è senza futuro. La questione dell’immigrazione riguarda tutti, ma la politica la sta governando male. Ogni giorno vediamo che di fronte agli immigrati si tirano su dei muri, per esempio nel Messico. Alcuni politici cavalcano strumenti antichi: nazionalismi, ricerca dell’identità».

È chiaro che nel caso di Avanzini, se si parla di satira, è satira amara. E poco carnevalesca. Verrebbe quasi da pensare che non ci sia nulla da ridere a Carnevale, tanto per citare l’articolo di ieri sul nostro giornale di Giampaolo Simi. «In realtà “Frontiere” è più un racconto - risponde Avanzini - che comunque si chiude con un messaggio di speranza, visto che al termine della coreografia le persone si tolgono la maschera e si guardano. Ovviamente senza fare della retorica». Ma come è arrivato a costruire, non solo materialmente, il carro vincitore dell’edizione 2017? «È stato un lavoro di ricerca. La coreografia - spiega Avanzini - nasce dalla visione di una realizzazione del coreografo greco Dimitris Papaioannou. Le mappe, come sapete, è un omaggio a quelle create da Alighiero Boetti. La figura principale, invece, è tratta dall’opera di un artista giapponese (Yuichi Ikehata, noto per opere che sembrano frantumarsi e scomporsi, ndr)». Proprio per il protagonista del suo carro, che cerca di superare il filo spinato tirato su simbolicamente dall’Unione Europea - di cui spunta la bandiera - qualcuno maliziosamente ha sottolineato più volte il riferimento ad Ikehata. Quasi a suggerire una citazione un po’ troppo... fedele.

Roba da discussione sui social? Può darsi. Fatto sta che il carrista più titolato sa già cosa lo aspetta pochi secondi dopo la declamazione del trionfo. Colpa, si fa per dire, di quella nomea da carrista introspettivo, quasi concettuale. Che lascia poco spazio all’anima giocosa del Carnevale. Che preferisce l’arte moderna al clown.

Avanzini, però, sembra non curarsi troppo di questa fama. Anche perché i risultati parlano per lui. «Dicono che sono come la Juve? - sogghigna, tra l’altro è pure bianconero di fede calcistica - Non so cosa rispondere. So che in molti non mi apprezzano, pazienza. Io sono fatto così, porto i miei sentimenti davanti al pubblico. E vedo che il pubblico si commuove: guardate come stanno festeggiando di fronte al carro. Questo mi basta. Se pensavo di vincere? Ai miei ragazzi l’avevo detto: i primi corsi saranno durissimi, poi prenderemo quota. Questa vittoria è tutta per loro».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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