Il dolore
IL CRAC DELLA CITTÀ »LA GALASSIA PARTECIPATE
VIAREGGIO. Cento milioni di passivo per il fallimento della Viareggio Patrimonio: è questa la cifra alla quale si arriverà presumibilmente una volta che tutti i conti saranno snocciolati e definiti,...
VIAREGGIO. Cento milioni di passivo per il fallimento della Viareggio Patrimonio: è questa la cifra alla quale si arriverà presumibilmente una volta che tutti i conti saranno snocciolati e definiti, comprensivi di ricorsi pendenti. È tra le pieghe di questa cifra che si muoverà la guardia di finanza, al primo incontro oggi - secondo indiscrezioni - con il curatore Donato Bellomo. Il quale ha scelto la strada del silenzio, declinando l’invito a partecipare alla riunione della commissione di vigilanza e controllo indetta per oggi dalla presidente Annamaria Pacilio (Movimento Cinque stelle) che ha comunque confermato a tutti i membri della commissione la riunione alla quale è stata richiesta anche la presenza dell’assessore al bilancio e partecipate, Laura Servetti.
Inevitabile, la scelta della riservatezza fatta da Bellomo, obbligato dalla legge fallimentare a presentare una propria relazione sulla vicenda che il Tribunale gli ha messo tra le mani. Relazione che non può non mettere in evidenza - per la società interamente pubblica come per azienda qualsiasi - se vi siano stati rilievi penali e in quali epoche/passaggi della gestione aziendale.
Elemento ancor più essenziale, questa analisi, per una società che ha ricevuto in dote un lungo elenco di beni pubblici, a cominciare da quel Centro Congressi che è all’asta e che rappresenta uno dei simboli della città e, oggi, anche della sua malattia. Tenuto aperto nonostante i debiti, le passività, la mancanza di agibilità, l’impiantistica non a norma.
Ben pubblici tra i quali non vanno dimenticati la rete idrica e quella elettrica, illuminazione della città compresa. Patrimonio che sulla carta fa parte della disponibilità potenziale che la società in house ha per saldare i creditori, ma che nella realtà costituisce, per legge, l’insieme di beni non vendibili per un Comune.
Sul che fare le soluzioni non sembrano dietro l’angolo ed il cammino è ancora molto lungo. Ben più di quel 2020 che vedrà la scadenza naturale dell’amministrazione del sindaco in carica, Giorgio Del Ghingaro. Il che significa che chiunque governerà da qui ad un poi molto lontano, non potrà fare a meno di confrontarsi con l’eredità del fallimento della Viareggio Patrimonio. Società interamente pubblica che tutti i problemi del Comune di Viareggio avrebbe dovuto risolvere. Come scriveva l’amministrazione Marcucci nel rispondere ai rilievi della Corte dei Conti (2004-2005). Dieci anni dopo, quando l’ispettore del ministero dell’economia (Mef) Luciano Cimbolini mette un punto alla relazione della propria ispezione, sulla Viareggio Patrimonio scrive: «Appare chiaro come questa situazione, connotata da intrecci finanziari multipli e da partite reciproche mai saldate, risulti connotata da un altissimo tasso di patologicità, a tutto discapito, nei suoi effetti finali, delle casse comunali».
Cimbolini lo dice chiaramente: nella gestione decennale della Viareggio Patrimonio c’è stato danno erariale. Danno per il quale sembrano non esservi responsabili; danno che non basta a scaldare le magistrature, contabili e non. Perché a Viareggio sembra che tutto possa accadere, in una sorta di immunità garantita dalla giustizia nel suo complesso.
Certo, un quadro complesso per chiunque si trovi a metterci le mani. Perché nella ricerca delle responsabilità ci si imbatte - e non c’è miglior definizione ascoltata di recente - «in una storia fatta tutta in un certo modo». Gomitolo annodato nel quale tuffarsi per trovarne il “capo” e poi iniziare a svoltolarlo. Infilando una mano a caso se ne tira fuori anche tutto il capitolo derivati e Boc che le banche con i quali sono stati a suo tempo stipulati oggi rivendicano con tutte le modalità di contenzioso consentite dalla normativa nelle vicende fallimentari.
Un quadro - a metterlo in evidenza fu proprio l’ispezione di Cimbolini - in cui la Viareggio Patrimomio per poter mandare avanti la propria attività da un certo punto in poi ha trattenuto parte dei tributi riscossi per conto del Comune: «L'ammontare delle riscossioni non versate, al 31 dicembre 2013 - scrive Cimbolini - risulta pari ad 27,1 milioni di euro».
Bene. La società è fallita, nel corso del tempo non sono mai stati acquistati software aggiornati, tra chi vanta crediti c’è la società affittuaria della sede di via San Francesco, spese per gli impianti sportivi non ne sono state fatte ed i gestori vantano le somme dovute dalla società pubblica, e la Patrimonio non pagava neppure il gas. Come dimostra la richiesta di Eni all’Organismo straordinario di liquidazione di insinuazione nella massa passiva del dissesto del Comune per 101.633,54 euro di bollette non pagate. Richiesta che l’Osl non ha ammesso, in quanto relativa alla Viareggio Patrimonio, ma che la dice lunga sullo sguardo approfondito che la vicenda dei tributi trattenuti merita. Per rispondere ai cittadini che si fanno una sola domanda: quei soldi usciti dalle loro tasche dove sono finiti?
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